Nella rubrica
“L'opinione dei lettori” pubblichiamo, in un apposito spazio, i contributi del lettore,
se lo stesso è d’accordo, firmati o non firmati e se sono da noi ritenuti di interesse generale.
I contributi possono anche ricevere la risposta del direttore Maurizio Blondet.
Ricordiamo che, dato l'alto numero di lettere che ci giungono, l'attesa per la pubblicazione puo' essere anche di qualche giorno.
15/02/2008
11.30
Antiberlusconismo ossessivo
Morale del lungo discorso: Votate Berlusconi che è una persona perbene se paragonata a Prodi.
Attenzione però che anche gli autoelettisi strateghi politici sbagliano quasi sempre come gli economisti.
Piero D.
Ho detto esattamente il contrario di quel che ha capito lei.
Non c’è peggior prodiano di chi non vuol sentire...
Maurizio Blondet
15/02/2008
10.15
“Magdalene” di Peter Mullan
Buongiorno,
volevo segnalare un libro uscito a novembre scorso:
“Kathy’s Real Story: A Culture of False Allegations Exposed” di Hermann Kelly, editore Prefect Press.
Si tratta di un libro-inchiesta su Kathy O’Beirne, dal cui libro “Kathy’s Story” Peter Mullan trasse il film “Magdalene”, Leone d’Oro a Venezia nel 2002.
L’autore, giornalista irlandese, è andato ad intervistare la O’Beirne, i suoi famigliari, compagne di riformatorio e altre persone, scoprendo che sì, Kathy se l’è passata male in riformatorio, MA NON ERA IN UN ISTITUTO DI SUORE!
Ovvio il motivo per il quale abbia mentito su questo punto: sapeva che così avrebbe venduto molte più copie del libro.
Mi piacerebbe sapere se altrimenti Mullan avrebbe comunque girato un film sulla vicenda.
E chissà se avrebbe vinto il Leone d’Oro.
Sicuramente sì: hanno premiato le qualità artistiche del film, non certo il fatto che sputava veleno sulla Chiesa cattolica, giusto?
Cordiali saluti
Giulio De V.
15/02/2008
09.00
Radiazioni
Mi permetto di segnalarle questo sito troglodita.
http://aipri.blogspot.com
Paolo S.
Strano, per i telefonini nessun allarme...
Maurizio Blondet
14/02/2008
20.00
Ipotesi di scenario
Egregio direttore,
mi sono permesso di scrivere queste due riflessioni, un po’ come un riassunto delle puntate precedenti.
Ovviamente la storia potrebbe anche avere un lieto fine: dipenderà da noi.
Grazie per la sua attnzione e cari saluti.
A. Cecchi
Anno 2010: è lunedì.
Le banche hanno deciso di tenere chiusi gli sportelli.
Dopo le consultazioni a porte chiuse del fine settimana da parte dei principali organi direttivi delle banche a carattere internazionale e dei ministeri del Tesoro dei Paesi industrializzati, è stato dato ordine di non aprire gli sportelli.
I dipendenti sono all’oscuro di tutto.
Solo un’email gli ha avvisati che a causa di non ben determinate anomalie, gli sportelli sarebbero dovuti restare chiusi, fino a nuove istruzioni.
I dipendenti erano comunque tenuti a presentarsi al lavoro regolarmente.
Una volta in ufficio essi compiono i gesti abitudinari e si parlano sbigottiti.
Le recenti crisi finanziarie hanno stravolto il mercato del credito ed ogni giorno si leggono sui quotidiani notizie di immani crack e di dissesti economici dilaganti.
Gli impiegati parlano fra di loro e cresce il sospetto e la paura che anche banca per cui lavorano sia coinvolta nella grave crisi di solvibilità che attanaglia l’economia mondiale intera.
Molti hanno già perso il lavoro e alcuni sportelli sono stati chiusi o ceduti ad altre banche.
“Razionalizzazione delle risorse” , lo chiamavano, oppure “ridimensionamento fisiologico”.
C’era sempre qualche termine astratto per non dire la parola impronunciabile: “bancarotta”.
Tutto iniziò pochi anni prima: erano anni di grande prosperità.
C’erano molti soldi in giro.
Le aziende e le industrie prosperavano con abbondante credito e forti consumi incentivati da una politica di credito molto lassista.
I bassi tassi d’interesse avevano inondato i mercati di liquidità e molte persone avevano contratto mutui per acquistare case e beni immobili.
Molte di queste persone risultarono poi non essere in grado di restituire il capitale.
Tutti si erano indebitati e la massa monetaria in circolazione aveva raggiunto proporzioni mai viste prima.
Molti si erano indebitati anche per comprare azioni e speculare sui sempre crescenti valori dei listini di borsa.
Su questa enorme mole di debiti, spesso contratti da debitori insolventi, erano stati emessi altri prodotti finanziari detti derivati.
La totalità di tutta questa economia fittizia aveva superato di molto il PIL reale dell’intero pianeta.
Nonostante ciò, nessuno immaginava la portata della crisi che minava il sistema intero.
Come un vulcano in quiescenza, la deflagrazione avvenne all’improvviso, però, varie misure messe in pratica dalle autorità monetarie e dai governi riuscirono all’inizio a rimandare il collasso globale e dilazionarlo con varie serie di contraccolpi, nell’intenzione di non creare il panico e di cercare una strategia comune per gestire la crisi.
Adesso alcune banche erano già fallite, altre erano sull’orlo di farlo.
A metà mattina circa si era creata una grossa fila al di fuori dello sportello e i dipendenti erano presi da un grosso senso di inquietudine.
La gente urlava e avrebbe potuto far irruzione in qualsiasi momento.
Il direttore della filiale era al telefono con la direzione centrale. “Avrete presto istruzioni” dicevano al di là del filo.
Ad un certo punto venne comunicato che tutti i bancomat e tutte le carte di credito sarebbero state bloccate centralmente, per limitare le uscite di contante dai depositi della banca.
Così fu per l’ammontare complessivo dei depositi e dei dossier dei titoli e per tutte le transazioni di pagamento elettronico.
Coloro che presentavano una posizione debitoria avrebbero presto ricevuto una intimazione al rientro.
Le borse titoli e le borse merci vennero chiuse e tutte le contrattazioni sospese fino a data da definirsi.
Era il blocco totale del credito.
Seguirono giorni di grandi disordini pubblici.
Dilagava l’incertezza e chi poteva si accaparrava di beni alimentari con la forza saccheggiando negozi e centri commerciali.
I magazzini vennero chiusi e pattugliati dall’esercito.
Le aziende smisero di produrre e milioni di persone si trovarono di colpo senza un lavoro.
I governi cercavano di mantenere l’ordine pubblico con la forza.
Di fatto comandavano i militari.
C’era l’ordine di sparare a vista su chiunque fosse ritenuto una minaccia.
Il cibo e l’acqua potabile venivano razionati secondo criteri di distribuzione di tipo sovietico.
L’unico sistema per nutrirsi divenne presto quello di sottoporsi alle enormi file in attesa del pasto.
Chi poteva aveva iniziato o ripreso rudimentali pratiche agricole e di allevamento.
Nelle campagne la gente stava comunque meglio che nelle città.
La moneta era assente.
Le banche restarono chiuse a lungo.
La gente aveva cominciato a capire che per sopravvivere era necessario unirsi.
Senza benzina per alimentare i trattori, ci volevano almeno trenta persone per arare un campo con la zappa.
A fine serata, dopo il duro lavoro si mangiava tutti insieme e, nonostante tutto si era felici.
Vennero riscoperti i valori umani quali carità, fraternità,solidarietà e amicizia.
Scoppiarono comunque varie guerre e molti giovani furono coscritti per combattere.
Le guerre e gli stenti ridussero di molto la popolazione mondiale.
Poi, si annunciò la fine della crisi.
Era stata creata una nuova moneta unica per tutto il mondo occidentale che era oramai unito dal fallimento complessivo della sua economia.
Le principali banche ed aziende mondiali si erano fuse in immense corporazioni dotate di milizie proprie e di un potere enorme.
La nuova moneta venne chiamata Eurodollaro.
Tutto sembrò tornare lentamente alla normalità.
C’era un grande entusiasmo e le fabbriche vennero nuovamente aperte.
La macchina produttiva, foraggiata da nuovo credito iniziò muoversi.
Tutti erano comunque molto più poveri e il controllo sugli individui era totale ed indiscriminato.
A tutti parve una cosa normale e legittima.
Era giusto controllare tutto e tutti per garantire la sicurezza!
Qualcuno trovò in casa un vecchio libro: 1984 di George Orwell.
Le vicissitudini di Winston Smith avevano molte analogie sul nuovo sistema politica e istituzionale che era stato istaurato dopo la grande crisi.
Il nuovo ordine mondiale era definitivamente stabilito.
C’è chi ha elaborato il suo tipo di scenario:
1998: “… The transition to a single currency for the entire world could come with a speed that might surprise many. The world might easily move from having almost 200 currencies today to having one within a decade, and twenty-five years from now, historians would wonder why it took so long to eliminate the Babel of currencies which existed in the twentieth century”.
- Bryan Taylor, Chief Economist at Global Financial Data.
2001: “When VISA was founded twenty-five years ago, the founders saw the world as needing a Single Global Currency for exchange. Everything we’ve done from a global perspective has been about trying to put one piece in place after another to fulfill that global vision”
- Sarah Perry, Director of VISA’s Strategic Investment Program.
2004: “… if the global market economy is to thrive over the decades ahead, a global currency seems the logical concomitant”.
- Martin Wolf, chief economics commentator for the Financial Times, former senior economist at the World Bank.
In 2007, the Council on Foreign Relations propelled the idea of a planet-wide currency restructuring by publishing an article in its journal, Foreign Affairs, titled “The End of National Currency”. [Note: on the cover of this Foreign Affairs issue, the article is titled “One World, Too Many Monies”]
Benn Steil, the Director of International Economics at the CFR, wrote that national money systems should be abandoned, “Since economic development outside the process of globalization is no longer possible…” Stated even more succinctly, “Monetary nationalism is simply incompatible with globalization” And, “In order to globalize safely, countries should abandon monetary nationalism and abolish unwanted currencies…”.
This is quite the leap.
To Steil’s credit, he pinpoints the potential chink in the world economy that could lead us towards a new financial arrangement: the weakening state of the US dollar at the global level.
Over the decades, the US dollar has become the unquestionable global currency, with nations around the world required to hold American greenbacks in order to buy and sell in various international markets, especially in relationship to petroleum. Steil writes,
“…the dollar’s privileged status as today’s global money is not heaven-bestowed. The dollar is ultimately just another money supported only by faith that others will willingly accept it in the future in return for the same sort of valuable things it bought in the past. This puts a great burden on the institutions of the institutions of the U.S. government to validate that faith. And those institutions, unfortunately, are failing to shoulder that burden. Reckless U.S. fiscal policy is undermining the dollar’s position even as the currency’s role as a global money is expanding”.
Recognizing the possible dollar-value scenario, Steil points to the growing concern over China and other “dollar-rich central banks”.
Keep in mind, China alone holds over a trillion dollars in reserves, and rumblings from the East over liquidating US dollars have started to cause a stir.
Even though Steil doesn’t ask the question, it becomes painfully obvious: What happens if China and other nations “fear the unbearable lightness of their holdings”?
What becomes of the world economy if the US dollar is rapidly dumped by central banks?
All of this underscores a strategic reality that can be summed up in three words: Crisis equals opportunity.
As banking mogul A.W. Clausen once said, “new comprehensive politico-economic systems across peoples almost always arise out of conquest or common crisis…”.
Robert Mundell, “the father of the euro”, and one of the world’s most respected economists, also views crisis as the starting point for change.
In a May, 2007 lecture, Mundell related, “International monetary reform usual becomes possible only in response to a felt need and the threat of a global crisis”.
This Nobel Prize winner also pointed his finger to the possible trigger event, saying that the “global crisis would have to involve the dollar”, and that a world currency should be viewed as
“a contingency” to a global dollar disaster.
With a similar crisis in mind, Benn Steil offers what appears to be an altruistic solution.
In order to avert the crisis, all that nations need to do is relinquish sovereignty before the problem become insurmountable: “Governments must let go of the fatal notion that nationhood requires them to make and control the money used in their territory. National currencies and global markets simply do not mix; together they make a deadly brew of currency crisis and geopolitical tension and create ready pretexts for damaging protectionism”.
(Carl Teichrib, “One worl, one money”, http://www.crossroad.to/articles2/forcing-change/08/one-money.htm)
Maurizio Blondet
14/02/2008
19.00
Crisi prossima ventura
Buongiorno dottor Blondet,
le avevo già scritto una volta chiedendole un parere, ma non mi ha risposto, in effetti la mia domanda era un po’ troppo generica.
Mi permetto di chiederle una cosa ulteriore: Lei da tempo segnala l’arrivo di una crisi economica gravissima, ed effettivamente non mancano conferme a quello che dice, ma le Borse continuano a salire e di grandi fallimenti non si parla, siamo ancora lontani secondo Lei o i grandi sistemi stanno correndo ai ripari?
La ringrazio, risponda come meglio crede anche tramite il sito dove può mettere la mia firma tranquillamente.
Grazie e saluti
Alberto B.
Le Borse continuano a salire perché la FED ha abbassato i tassi in misura inaudita: ciò rende meno conveniente investire in obbligazioni o bond, e più in azioni.
Di grandi fallimenti non si parla, ma enormi banche americane, come Citigroup e Merrill, sono alla frutta; la Société Generale sarà rilevata e assorbita, e Italease in Italia è azzerata.
Le banche non falliscono mai: non vengono fatte fallire.
I contraccolpi del disastro finanziario arrivano all’economia reale più lentamente, fra qualche mese.
Maurizio Blondet
14/02/2008
18.00
Votare o no?
Caro Blondet,
nell’ attuale situazione politica è secondo lei ancora un dovere per un cittadino ma soprattutto per un cattolico andare a votare o no.
Saluti e complimenti.
m. d. p.
Votare non è un dovere.
All’astensione però non viene dato un significato politico; meglio andare al seggio e annullare la scheda.
Quattro o cinque milioni di schede con il motto di Grillo possono diventare un segnale.
Maurizio Blondet
14/02/2008
17.00
Mastelloidi
Mi è arrivata via email, non so se può interessare...
Da far girare... Visto che a leggerla vi gireranno...
Un lettore
Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella e sua moglie Sandra lo nardo hanno due figli, Elio e Pellegrino.
Pellegrino è sposato a sua volta con Alessia Camilleri.
Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa in più.
Per sapere cosa, partiamo dal partito di Clemente che, come i più informati sanno, si chiama Udeur.
L’Udeur, in quanto partito votato dall’1,4% degli italiani adulti, ha diritto ad un giornale finanziato con denaro pubblico.
Si chiama “Il Campanile”, con sede a Roma, in Largo Arenula 34.
Il giornale tira circa 5.000 copie, ne distribuisce 1.500, che in realtà vanno quasi sempre buttate.
Lo testimoniano il collega Marco Lillo dell’Espresso, che ha fatto un’inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal parlamento, sia un’altro nei pressi di Largo Arenula.
Dice ad esempio il primo:
“Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho mai venduta una, vanno tutte nella spazzatura!”.
A che serve allora - direte voi - un giornale come quello?
Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa.
Ogni anno Il Campanile incassa 1.331.000 euro.
E che farà di tutti quei soldi, che una persona normale non vede in una vita intera di lavoro?
Insisterete ancora voi.
Che farà?
Anzitutto l'editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma.
E così ha fatto.
Un contratto da 40.000 euro all’anno.
Sapete con chi?
Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all’Ordine dei Giornalisti, opinionista e anche segretario del partito.
Ma è sempre lui, penserete!
Che c’entra?
Se è bravo!
Non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche.
Ma andiamo avanti.
Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente.
Quindi sarà necessario spendere qualcosa per i viaggi.
Infatti Il Campanile ha speso, nel 2005, 98.000 euro per viaggi aerei e trasferte.
Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella, nell’ordine.
Tra l’altro, Elio Mastella è appassionato di voli.
Era quello che fu beccato mentre volava su un aereo di Stato al gran premio di F1 di Monza, insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli.
Ed Elio Mastella, che ci faceva sull’aereo di Stato?
L’esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello ci faceva!
Quindi, tornando al giornale, a proposito delle destinazioni, dove andranno a fare il loro lavoro
i collaboratori de Il Campanile?
Gli ultimi biglietti d’aereo (con allegato soggiorno) l’editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella
e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell’Udeur.
Siamo nell’aprile del 2006.
Da allora - assicura l'editore - non ci sono più stati viaggi a carico del giornale.
Forse anche perché è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si
avvicinava ai conti de Il Campanile.
Ve lo ricordate il magistrato De Magistris?
Quello a cui il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni
settimana, fino a togliergli l’inchiesta?
Bene, proprio lui!
Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la propria immagine.
Infatti Il Campanile ha speso 141.000 euro per rappresentanza e 22.000 euro per liberalità, che vuol dire regali ai conoscenti.
Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio del Casale, aziende di
Summonte, il paese dei cognati del ministro: Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato Udeur Pasquale Giuditta.
Ma torniamo un attimo agli spostamenti.
La Porsche Cayenne (4.000 di cilindrata) di proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per 2.000 euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico.
Sapete dove?
Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio dietro l’angolo della villa del ministro, quella con il parco intorno e con la piscina a forma di cozza.
E sapete a chi va il conto?
Al giornale Il Campanile, che sta a Roma.
Miracoli dell’ubiquità.
Sarà da raccontare anche la favola della compravendita della sede del giornale.
A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l’Inail, e a quanto è stata affittata all’editore, Clemente Mastella.
Chi l’ha comprata, chiedete?
Due giovani immobiliaristi d’assalto: Pellegrino ed Elio Mastella.
M.
Ecco, Sasinini e Farina sono comunque giornalisti migliori dei mastelloidi.
Maurizio Blondet
14/02/2008
16.00
Giornalisti
Egregio Direttore,
le scrivo per sapere alcune informazioni su Guglielmo Sasinini, perchè non riesco a trovarne nei giornali e in altri mezzi di informazione.
Lei è una persona ben informata e, soprattutto, non ha peli sulla lingua.
Non capisco perchè Feltri (che stimo) abbia arruolato nel suo giornale un gruppo di persone che ha avuto guai con la giustizia e, in particolare, con l’Ordine dei giornalisti.
Spero che lei mi sappia illuminare, dato che conosce i suoi polli.
Mi complimento per il blog, perchè fornisce un quadro dettagliato su persone e nazioni sistematicamente ignorate da media.
Saluti
Stefano C.
Sasinini è uno dei giornalisti che lavoravano per i servizi, come Renato Farina (agente Betulla).
Betulla dice di aver agito per patriottismo.
Feltri è patriottico.
Maurizio Blondet
14/02/2008
15.00
Notizie dalla Germania
Ieri sera alla TV tedesca il programma-inchiesta (molto seguito) di ZDF , "Frontal".
Il conduttore ha annunciato alcuni argomenti, due dei quali mi è sembrato il caso di riportarvi.
Medicinali in Europa
Sono ammessi anche quelli proibiti per la loro pericolosità in U.S.A. Es. ACOMPLIA pillola dimagrante in circolazione dal 2006 che crea depressione, insonnia, istinti suicidi. L'EMEA, organismo europeo per il controllo dei medicinali, pare non disponga di sistemi di controllo soddisfacenti! ma ha dato il via libera alla vendita sui mercati oltre a quello su citato, a tutta una serie di medicinali, inclusi quelli contro il cancro altrettanto pericolosi, prodotti da Merck, Pfizer, Glaxo per citarne solo alcuni.
Un esperto americano intervistato, ha ripetuto che questi medicinali "erano stati vivamente sconsigliati" da loro, insistendo sulla trasparenza di leggi appropriate e necessarie in ogni Stato.
Da documenti segreti di EMEA sui controlli interni, è emerso che sono state pagate tangenti da parte delle ditte farmaceutiche che falsificano i testi sui medicinali. Quindi tutto OK.
Pregate, pregate molto se volete sopravvivere.
Benzina Bio
L'aggiunta del 5% di etanolo alla benzina convenzionale crea problemi, in quanto la rende molto aggressiva per varie parti delle automobili. Quelle vecchie (anche quelle immatricolate nel 2005) e quelle nuove. Per le prime, le autorità pensano di risolvere rapidamente il problema obbligando i proprietari a scegliere tra la rottamazione o di usare "unicamente" la benzina a 98 ottani, carissima e adatta alle fuoriserie.
Per le seconde invece le cose non sono così semplici, in quanto le case costruttrici europee hanno dichiarato che le loro vetture anche recenti non dispongono della tecnologia adatta: RENAULT parla di almeno 1.500.000 macchine, VW ha rincarato la dose ammettendo che nessun costruttore può allo stato attuale dare notizie sulle conseguenze dell'uso della benzina-bio, e loro non concepiscono alcun adattamento, inoltre ci vorrebbero milioni di test che nessuno farà. Il ministro di riferimento intervistato, ha commentato così: "E' un grosso problema". Nient'altro.
In Italia non so cosa succederà (poichè si tratta di una direttiva europea contro il surriscaldamento globale).
Io sono stata campionessa di bicicletta, non so voi.
In Germania la premiata ditta UNICEF è stata travolta da uno scandalo che le ha causato la perdita di almeno 50.000 donatori e dell'immagine.
La causa: consulenti esterni (chissà se anche là c'è "Nomisma"?) pagati sui 250.000? e passa.
L'immagine comunque l'avevano già svaccata con la loro adesione firmata, al progetto di livello mondiale in favore dell'aborto!!! Essendo uno dei tanti figli bastardi dell'ONU, a sua volta bastardissimo organismo massone, la cosa non meraviglia.
Cordialmente
donnablanca
14/02/2008
15.00
Lettera a Copertino
A Luigi Copertino mi limito a rispondere che non si tratta di volere o di non volere l’abrogazione del Vaticano II ma molto più semplicemente di essere coerenti nell’atto di fede.
Se lui riesce a comporre nella sua coscienza la fedeltà al “Syllabus” e quella alla “Dignitatis Humanae” posso anche ammirarlo, perché riesce in una quadratura del cerchio che a me, comune mortale dotato di comunissime risorse intellettuali, non riesce.
A me, non fine intellettuale ma fedele ruspante alla Giuliotti (spero), sembra molto schiettamente che dicano uno il contrario dell’altra.
Quindi metafisicamente mi è impossibile prestare il mio assenso all’una e all’altra.
Nelle mie preghiere c’è spazio anche per Ratzinger, certo, ma molto più per quei preti e vescovi e fedeli intrepidi che da oltre quarant’anni devono reggere il vessillo della fede senza alcun aiuto, anzi contro l’opposizione spietata dei vertici vaticani di cui Joseph Ratzinger, che ora ci dipingono come un marziano calato dal cielo per rimettere le cose a posto, fa parte da oltre trent’anni.
Per quanto riguarda la definizione di “cattofondamentalista” o di “cattotalebano” mi lascia indifferente: l’importante è andare in paradiso e lì conterà solo il giudizio di Dio, che raramente coincide con quello degli uomini.
Dio ci scampi e liberi però dai gentiluomini del “quid nimis”, “che il giusto mezzo lo pongono esattamente dove si trovano loro”.
Non posso infine non notare che Copertino, che conosco e apprezzo da anni (anche se a Teramo non mi piacque il suo agnosticismo sulla vulgata olocaustica), si spinge molto più in là di Savino sulla via gnostica.
Anzi Savino nel suo ultimo articolo nega recisamente (con Ratzinger) che da un male possa derivare un bene.
Copertino invece, forse sulla scia dell’ultimo Wojtyla, quello delle affermazioni sul comunismo,
lo afferma a chiare lettere.
E ciò apre inquietanti scenari.
Franco Damiani
14/02/2008
14.00
Pro perfidis judaeis
Ecco, la nota lobby americana attacca il papa
Prayer for Conversion of Jews Remains Troubling Despite Vatican Changes
www.adl.org/PresRele/VaticanJewish
M. M.
14/02/2008
12.30
Libro introvabile di Toaff
Buongiorno,
mi trovavo in una libreria della mia città, e desideravo sfogliare il
libro di Toaff sul mondo ebraico. Ebbene, mi hanno risposto che è stato
ritirato dal commercio, per il momento, ma che deve uscirne una nuova
edizione con una postfazione e una prefazione.
Mi hanno anche raccontato di un cliente si è presentato presso una
grossa libreria (concorrente), ed ha acquistato tutte le copie
disponibili in negozio.
Che ci sarà mai scritto in questo libro che non si possa serenamente
confutare in un dibattito ? In fondo, non siamo nell'occidente
democratico ?
Che pena...in fondo, veda, sul Papa e sulla Chiesa (e sulla sua storia
passata) si può scaricare tutto il fango possibile, mentre l'ebraismo e
anche l'islam (mi pare) non tollerano critiche.
Mah, speriamo che Dio illumini i cuori e le menti di tutti !
Saluti.
Enrico
Ne abbiamo già parlato.
Il libro era reperibile su internet.
Maurizio Blondet
14/02/2008
11.30
Raid israeliano colpisce scuola
Che strano, sempre gli stessi sbagli! Poi con la tecnologia che hanno!
Cosa sono, allora, ubriachi?
Raid israeliano colpisce scuola
Un insegnante ucciso, razzi Qassam contro Sderot
(ANSA) - GAZA - Un raid aereo israeliano compiuto oggi nel nord della Striscia di Gaza ha centrato per errore una scuola uccidendo un insegnante.Feriti due degli allievi. Fonti palestinesi hanno detto all'ANSA che la scuola e' un liceo agricolo che si trova alla periferia del campo profughi di Beit Hanun. Intanto la cittadina israeliana di Sderot e' anche oggi sotto il fuoco di razzi Qassam sparati da miliziani palestinesi dal nord della Striscia di Gaza. Uno dei razzi ha colpito un edificio.
Ubriachi?
No, genocidi sobrii.
Maurizio Blondet
14/02/2008
10.30
Chi insulta gli infermieri ?
Caro Blondet,
Leggo che risponde a un lettore chiedendosi
con sdegno come osino a insultare gli infermieri.
Essendo figlio di un medico posso dire la mia:
Nell'ambiente medico c'e' sicuramente rispetto
reciproco dal primario fino all'ultimo dei volontari
della crocerossa.
C'e' pero' una ben delineata gerarchia nei ruoli,
e gli infermieri purtroppo sono alquanto sotto-considerati
nella scala di importanza.
Ovvio quindi che chi denigra gli infermieri come
fossero poco piu' di operai specializzati sono in primis
i medici e i primari.
Come osano?
Osano perche' dall'alto delle loro lauree
in medicina (6 anni) piu' 2-3 anni di praticantato
obbligatorio e malpagato, una volta che finalmente
hanno il culo coperto e sono assunti a tempo indeterminato
entrano a far parte non solo di un albo professionale
ma di una VERA E PROPRIA CASTA, da cui gli infermieri
sono ovviamente esclusi.
Mio padre e' uno dei pochi medici in pensione che
ancora intrattiene amicizie di lunga data con i suoi
ex colleghi infermieri, che mi risulti gli altri medici
al massimo si concedono una cena aziendale o poco piu'
coi loro sottoposti.
Persino mia madre ha sempre criticato mio padre perche'
a suo dire curava piu' le amicizie con infermieri e paramedici
che con altri colleghi medici e primari e amicizie altolocate.
Infine, ho sempre sentito molta gente qualunque criticare
gratuitamente gli infermieri e con la stessa indole tessere
le lodi dei dottori, come se gli infermieri fossero analfabeti
incapaci perfino di fare una puntura.
Concordo quindi in pieno col suo sdegno su questa questione
ma le assicuro che i pazienti hanno sempre un buon
ricordo degli infermieri e penso sia questo il motivo
che ha spinto il suo lettore a intraprendere questa
vocazione.
Suo devoto lettore,
M.S.
Veneto
Capisco.
Ma gli infermieri hanno, o dovrebbero avere, un "sapere" che ai medici non viene insegnato, specialmente oggi: la manualità, il modo di "toccare" il malato, cambiargli la padella, di alzarlo dal letto, o di rifargli il letto mentre non può alzarsi...
Non so se questo venga davvero insegnato, ma il lavoro dell'infermiere è altrettanto essenziale, negli ospedali, che quello di medico, lo completa.
Inoltre, sogno una società dove "qualunque" lavoro onesto sia onorato, e un lavoratore che cambia le padelle sia considerato un eroe quotidiano.
In una società in cui il medico onora lo spazzino che fa bene il suo mestiere, migliora il medico e migliora lo spazzino.
Per questo mi congratulo con suo padre.
Maurizio Blondet
14/02/2008
09.30
A proposito della recessione americana
Nell'articolo pubblicato su:
www.clandestinoweb.com/sondaggi-da-tutto-il-mondo
si legge:
Tra gli esperti, Ethan Harris - che l'anno scorso è stato l'economista che
più di tutti ha "azzeccato" le proprie previsioni - ritiene che "l'economia
non cadrà in recessione".
Questo perchè, secondo lui, un'azione aggressiva sul lato dei tagli dei
tassi e uno stimolo fiscale dovrebbero sostenere la crescita.
Che ne pensa ?
saluti e ringraziamenti per avermi risposto al mio precedente quesito a
proposito di Ravi Batra
Alberto B.
Sperare non costa niente...
Basta dimenticare che il debito USA, pubblico e privato, è insostenibile.
Maurizio Blondet
14/02/2008
08.30
Delocalizzazione
Vorrei delocalizzare il parlamento italiano: mandare a casa tutti gli
attuali parlamentari (pensione a 67 anni, ovviamente) ed assumere un
centinaio di indiani o cinesi (persone con cultura media superiore a quella
dei nostri parlamentari).
Come si può fare?
Buona giornata.
Giulio De V.
13/02/2008
20.30
Terzo Tempio
Avendo pubblicato sull’opinione dei lettori l’email di Riccardo (31-1-08 ore 18.30) che segnalava il sito www.telefonoverde.it, faccio notare che nella home page di detto sito in basso a destra si trovano alcuni strani link:
Il terzo tempio di Gerusalemme
Progetto per il terzo tempio 1
Progetto per il terzo tempio 2
In particolare vedere il primo
www.telefonoverde.it/ecco_un_fotomontaggio.htm
tutto ciò lascia molto perplessi!!!!!!!!
Buon lavoro
Un lettore
Il sito è evidentemente propaganda massonica o Lubavitcher mascherata da più o meno cristiana.
Regalano Bibbie e promuovono la costruzione del Terzo Tempio (oltretutto orribile architettonicamente).
Maurizio Blondet
13/02/2008
19.40
Scrivete a Rutelli
www.governo.it/scrivi_a_governo.asp
COMPILATE, CON I DATI VERI, E CHIEDETE CONTO A RUTELLI DEI 52 MILIONI (A ME
RISULTAVANO ESSERE 90) spesi per il bellissimo inesistente portale Italia...
Quanti lo faranno avendo il coraggio d’esporsi personalmente?
A. B.
13/02/2008
19.00
Il problema è ben altro
Con riferimento al lettore Roberto P. che scriveva (giustamente) della vergognosa spesa per il vergognoso sito, poi chiuso www.italia.it, volevo muovere una “piccola”" critica all’affermazione “Questi, caro Blondet sono gli sprechi, altro che (se mi consente), la busta paga di un lavoratore dipendente nel pubblico impiego [...]”, e lo faccio con uno stralcio dell’articolo di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno, 04-01-2008: [...]
Quelli dei 18 consorzi di bacino, che sono una legione dell'esercito dei 20 mila lavoratori, uno in più uno in meno, della Nu campana.
Tremilasettecentotrentacinque addetti quelli dei consorzi (stando al piano regionale dei rifiuti) che in piena emergenza non fanno nulla o quasi.
Ma pesano sui cittadini, e quanto pesano: 60 milioni di euro l’anno, per 14 mensilità pagate tra i 1100 e i 1200 euro.
In sette anni sono 420 milioni di euro andati in fumo. [...]
Siamo alle solite: “Il problema è ben altro...”.
No: il problema non è UNO stipendio di un pubblico dipendente; il problema è lo stipendio di centinaia di migliaia di fancazzisti del pubblico impiego.
Distinti saluti.
Giulio D.
E’ il “benaltrismo”, malattia senile dell’ideologismo.
Maurizio Blondet
13/02/2008
18.00
Commento sull’articolo su Putin
Buongiorno dottor Blondet,
come le ho già detto in passato un mio collega è di lingua russa, e a volte legge i suoi articoli che poi commentiamo assieme.
Anche se su più di un argomento non concordiamo (ad esempio lui è un sostenitore e difensore di Stalin, che a suo parere non ha commesso i ben noti crimini... e ovviamente io non condivido questa sua opinione), per lo meno è possibile un confronto intelligente e non viziato dalla solita pseudo-dialettica dogmatica che impera in Italia (e non solo).
Dopo aver letto il suo ultimo articolo su Putin, questo è stato il suo commento, che le allego così com'è lasciando gli errori ortografici e grammaticali.
Glielo invio solo per farle leggere un’opinione “dall’interno”.
Cordiali saluti,
Alessandro V.
Ciao Alessandro,
è un articolo interessante, pero è abbastanza discutibile.
Mi sembra che Blondet predica per la Russia le cose che per Europa vuole evitare, tipo la
decentralizzazione e privatizzazione di Gazprom e altri compagnie petroliferi, oleodotti e gasdotti, ecco la quota: Il sistema andrebbe decentralizzato e aperto, onde liberare iniziativa e fantasia imprenditoriale, acquisire mezzi finanziari e conoscenze tecniche; ma in quanto il sistema economico Gazprom è anche sistema politico (e burocratico, ancora «sovietico»), non ha l’elasticità per riformarsi, tanto più che la situazione è complicata da rivalità e nodi di corruzione e favori, visto che le forniture avvengono attraverso entità di intermediazione di scelta di Gazprom, dove chiaramente interessi (ossia tangenti e rendite di posizione) sono la contropartita di sudditanze o
alleanze “politiche”.
Pero in mondo globalizzato unico modo restare competitive è di avere le compagnie rilevanti allo livello internazionale, tutti le grandi aziende petroliferi sono cosi, nessuno pensa di decentralizzare le compagnie norvegesi (proprietà di stato al 100%), americani o inglesi.
La fantasia imprenditoriale in questo settore la Russia aveva visto già abbastanza, adesso basta.
Tra altro il sistema sovietico produceva la quantità quasi doppia del gas e petrolio.
Quindi, dal mio punto di vista, adesso la Russia sta facendo la politica economica in direzione giusta.
Ancora molto da fare nello settore bancario/finanziario, per esempio la Banca Centrale non finanzia il governo per la legge, funziona solo come punto cambio delle valute, quindi il meccanismo “normale” dello creazione dei soldi con obbligazioni del governo non funziona in Russia, aumento di massa monetaria in Russia dovuto allo bilancio positivo di esportazioni/importazioni, creando la situazione che di fatto i rubli sono sostituti di dollari/euro, quindi ogni rublo costa carissimo per la Russia, per averlo bisogna prima vendere qualcosa al
estero.
La prossima tappa sarà la vendita di prodotti Russi per rubli, sarebbe molto giusto.
Al riguardo di Kasyanov, secondo me, hanno fatto giusto, questo Kasyanov non prenderà ne meno di un 1% di voti, ma le media occidentali faranno un casino enorme per screditare le elezioni con varie dichiarazioni di Kasyanov, un può come successo con Kasparov, ma molto peggio.
Quindi meglio evitare sin da inizio.
Andrei
Dico al suo amico che il Cremlino ha preso coscienza del problema: “The Kremlin has offered a rare admission that Russia’s hard-nose diplomacy and the manipulation of the energy sector for political goals is deterring investors, leaving the country friendless as the credit crunch spreads to Eastern Europe. Alexei Kudrin, the finance minister, acknowledged yesterday that spats with Europe and America on a raft of issues have gone too far”.
“Our dependency on global economic ties, on our exports, is so strong that we need to shift our foreign policy goals as soon as possible to safeguard stable investment”, he told the Russia Forum, a summit of economic and political leaders organized by investment bank Troika Dialog.
Former Kremlin staff chief Anatoly Chubais called on the government to tone down the nationalist rhetoric and stop picking needless fights with the democratic world.
“We really have to think about how much our foreign policy costs our economy”, he said.
(Telegraph, 31 gennaio)
Maurizio Blondet
13/02/2008
17.30
Pedofilia online, +131%
Meglio pensare agli evasori che ai pedofili:
Pedofilia on line nel 2007 +131%
Telefono Arcobaleno: in 5 anni fenomeno più che raddoppiato
(ANSA) - La pornografia minorile on line negli ultimi cinque anni è più che raddoppiata nel 2007 con un incremento del 131%.
Il dato che, secondo Telefono Arcobaleno, emerge in modo preoccupante è che la pedofilia on line risulta essere un crimine prevalentemente europeo: il 92% dei bambini sfruttati è di razza europea; il 61% dei clienti è europeo; l’86% dei materiali pedofili rilevati in rete e il 52% dei siti internet legati al pedo-business sono in Europa.
M. M.
13/02/2008
17.00
Che squallore
Siamo alle origini della formazione della “Società di San Vincenzo De Paoli” nel 1830 a Parigi.
Antonio Federico Ozanam, uno dei fondatori, durante una delle riunioni in seguito chiamate “Conferenze” dichiara: “Noi resteremo sulla breccia. Ma non provate anche voi, come me,
il desiderio ed il bisogno di partecipare oltre che a queste Conferenze, a riunioni riservate ad amici cristiani e consacrate alla carità? Non vi pare che sia tempo di passare dalle parole all’azione e di affermare con le opere la vitalità della nostra fede?”.
Non pare a nessuno che sia arrivato il momento di passare all’azione per fermare la discesa nel baratro di questa povera Italia?
Che razza di UOMINI ci sono qui?
C’è ancora qualcuno che abbia le così dette.. o sono tutti dei quaqquaraquà?
La feccia prodotta a livello nazionale in TUTTI i campi (bastava vedere i TG delle 13h oggi) dovrà proprio sommergerci tutti?
L’Italia è oggi al quarto posto per il lavaggio di denaro sporco, il Vaticano all’ottavo!
Bene, Il Trono e l’Altare pare siano stati serviti.
Cordialmente
Claudia M
13/02/2008
15.30
Aborto
Direttore,
commentando la notizia della ”assoluzione” di Silvio Berlusconi dall’accusa di falso in bilancio, alla battuta: “adesso ci manca solo che venga legalizzato l’omicidio”, mi sono trovato istintivamente a rispondere; “ci siamo già è legale, si chiama aborto”.
Non mi sarei mai immaginato capace di una simile inversione ad U.
Sono, ero, uno di quelli che avrebbe sostenuto strenuamente una qualsiasi legge che avesse permesso la “libera” scelta femminile di abortire.
Pensavo che una legge di regolamentazione avrebbe certamente diminuito (e lo ha fatto) le morti per aborto clandestino che prima della 194 erano tra le donne causa di una morte, se così si può dire, statisticamente molto importante e certamente orribile.
Tanto mi bastava.
Ritenevo che l’ultima parola, la scelta finale spettasse alla donna e solo a lei.
Insomma una sorta di “cultura della libertà” prima di tutto, prima anche della vita altrui.
Non la penso più così.
Se 6 anni fa, io e mia moglie, avessimo potuto fare una sorta di “analisi genetica del feto” ed avessimo scoperto in anticipo che mio figlio era o poteva essere, affetto da diabete mellito e scelto l’aborto come soluzione, oggi io non avrei il privilegio di poter amare e veder crescere uno splendido bambino, dotato di una intelligenza pronta e acuta e di una fisicità non comune, assolutamente non un genio intendiamoci, ma un bambino normale e sveglio.
Seguito da vicino, a 3 anni sillabava, a 4 anni leggeva spedito, scriveva le prime parole ed era in grado di eseguire somme e sottrazioni, ripeto senza genialità ma come moltissimi bambini fanno, se
opportunamente stimolati.
Un bambino che oggi , 6 anni, mi chiede spontaneamente di portarlo a visitare il museo di Storia Naturale e delle Scienze e Tecnica, di passare un paio d’ore “alla Mondadori”, che desidera una visita settimanale all’acquario di Milano di cui ormai conosco per nome i pesci, che ho visto
illuminarsi, stupirsi e temere mentre nuotava con me tra gli squali ed i trigoni di una fantastica barriera corallina in mezzo all’Oceano Indiano, dotato di una vitalità ed un entusiasmo assolutamente contagiosi.
Ha amicizie, litiga si batte e fa pace, pratica sport, ha persino 2 fidanzatine.
Ha anche una grave malattia un tempo mortale, oggi cronicizzata e controllabile.
La domanda che mi pongo è: avessi saputo prima della malattia, lo avrei potuto uccidere?
L’unica cosa che mi permette di guardarmi allo specchio quando questo pensiero mi attraversa è la decisione presa in accordo con mia moglie, quando molti mi consigliavano, sebbene fossimo giovani, l’amniocentesi per garantirmi che mio figlio non fosse affetto da sindrome di Down, “niente amniocentesi, niente rischi inutili, se sarà down ce lo teniamo così com’è”, questa fu la decisione.
Non voglio fare il cuor di leone, quando decidemmo di accettare tutto, ebbi un leggero brivido di paura che ricordo ancora oggi ma poi smisi di preoccuparmi.
Tra le mie semplici conoscenze ed anche tra le mie amicizie che posso definire care ci sono due persone che hanno scelto l’aborto come soluzione.
Una di loro ha una famiglia benestante e disponibile con mezzi finanziari più che sufficienti a sostenere un errore di gioventù, l’altra è una persona con problemi finanziari e diciamo, scarsa scolarità, “regolarmente” sposata e rimasta incinta dopo un rapporto occasionale extramatrimoniale.
Due vite agli antipodi ma accomunate dalla stessa scelta.
Una scelta che certamente, ha comportato una sofferenza che però non è sufficiente a giustificarla.
Non eravamo di fronte a situazioni limite in cui la sopravvivenza della madre era in gioco o a bimbi nati acefali, la scelta fu dettata da ragionamenti diversi, in un caso fu quella di liberarsi di un “impegno” che avrebbe impedito lo svilupparsi di una carriera e di una giovane vita spensierata che poi, ironia della sorte, oggi spensierata non è affatto, dall’altro il garantirsi il sostegno finanziario del coniuge, un tetto sulla testa, salvare le apparenze ed evitare un sicuro calcio nel culo.
Valgono una vita queste motivazioni?
Oggi la mia personale risposta è no.
Accettare l’interruzione di una vita a un minuto perché ammasso cellulare e non persona o alla
22-esima settimana perché lo è e codificarla in una legge, vaporizza una soglia psicologica e spalanca la porta alla accettazione futura di qualsiasi schifezza.
Oggi infatti la casta si può permettere tutto, qualsiasi nefandezza nella generale impotenza.
Se si può semplificare una vita come dei termini simili di una equazione, in nome di un fumoso ma possibile radioso futuro o per salvare un matrimonio che esiste solo sulla carta o anche per paura di perdere uno stipendio fisso in casa, c’è qualcosa che non quadra.
Non voglio fare il maestrino moralista neo-illuminato dall’alto (o dal basso, dipende) del mio stipendio che mi permette magari, un viaggio ogni 5 anni in estremo oriente ma se siamo una società incapace di un tentativo serio di intervento, se preferiamo usare le nostre risorse per edificare ciclopici centri commerciali fotocopia distanti 10 minuti l’uno dall’altro, accettiamo di spendere il nostro denaro per mantenere orde di dipendenti pubblici che intruppati voteranno per i nostri affamatori e preferiamo non pensare ma semplicemente “terminare” i nostri figli, le nostre risorse primarie, dei puri doni Divini perché li riteniamo scomodi, troppo in anticipo, in ritardo o in eccesso, siamo sull’orlo di un profondo baratro.
Non riesco più ad accettare questa logica, questa mancanza di riferimenti, questa labilità, questa “Insostenibile leggerezza dell’essere” o del “non essere” aggiungerei.
Quanto ci costerebbe farci carico di queste famiglie con problemi, quanto costa aiutare queste madri in difficoltà, quanto costa soprattutto educare i nostri figli, futuri madri o padri?
Educarli non solo parcheggiarli in scuole tristi o costose in funzione del nostro salario, educarli per costruire, per far riflettere , per saper valutare e scegliere e per imparare ad amare.
Quanto ci costerebbe all’anno tentare di evitare queste tragedie?
Costerebbe di più che mantenere la casta?
Costa di più del canone Rai?
Costa di più dell’abbonamento a SKY?
Costa di più dell’inutile top giornaliero, settimanale o mensile comprato al centro commerciale
“Il Vulcano”?
Per carità non sto pensando al cilicio come nuovo accessorio alla moda ma nemmeno all’indifferenza ed all’accettazione passiva di qualsiasi oscenità avvolta in parole di carta da regalo come libertà e laicità.
Provare a non accettare questi regali così ben confezionati e procurarci da soli impegno, onestà, sacrificio, coraggio?
Nell’aborto non c’è libertà non è un simbolo di laicità, c’è tragedia, dolore, morte, sconfitta, lo possiamo evitare, dobbiamo provarci ed essere capaci di farlo senza tornare alle mammane, si può.
Rileggo questa lettera e rido di me stesso.
Partito come radicale, ultralibertario, anticlericale sebbene non sia mai stato capace di definirmi ateo, oggi chi leggesse la mia lettera mi darebbe del reazionario oscurantista e magari clerico-fascista e per certi versi statalista.
Non è così ma una cosa è certa, mi si è acceso il faretto sul casco, io non sono più e non sarò più lo stesso uomo di prima.
Aldo M.
Benvenuto tra noi.
Non siamo poi così pochi.
Maurizio Blondet
13/02/2008
14.30
Due notizie
Gentile signor direttore,
due notizie, una relativamente buona e l’altra terribile.
In Florida, il processo a Oscar Padilla e ai due americani di origine araba condannati da una giuria federale si è concluso con la sentenza emessa dal giudice.
Ricordiamo che Padilla, un latino convertito all’Islam, originalmente accusato dal ministro della Giustizia Ashcroft di voler fare esplodere una bomba nucleare sporca, tenuto per quasi quattro anni in detenzione senza parlare con nessuno, senza ora d’aria, senza libri o radio, era incriminato perchè parte di una sua impronta digitale appariva su un documento di Al Qaeda.
Gli altri due erano incriminati per avere raccolto denaro per organizzazioni assistenziali islamiche. Il giudice ha condannato Padilla a 17 anni, e gli altri due a 12 e 13 anni di prigione.
Sembrano condanne crudeli, ma l’amministrazione USA pretendeva tre ergastoli.
Non possiamo dire che “c’è un giudice a Berlino” perchè per i tre era giusta l’assoluzione, non foss’altro perchè è infame processare una persona ridotta allo stato di vegetale dalla detenzione preventiva, ma meglio 17 anni del carcere a vita.
A Firenze invece otto persone, quasi tutti incensurati, sono stati condannati a sette anni di reclusione per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale per una manifestazione davanti al consolato americano nel 1999, per protestare contro l’aggressione alla Serbia.
Poche voci si sono levate a protestare per una condanna assurda, sproporzionata, a nove anni di distanza dai fatti, poi è calato il silenzio.
Due consiglieri comunali di AN hanno applaudito alla sentenza e inveito contro la sinistra radicale e i suoi difensori (scordandosi che nel 1999 anche Forza Nuova aveva manifestato contro l’attacco alla Serbia.
Il messaggio, purtroppo, è molto chiaro, il Quarto Reich è già arrivato.
Roberto G.
13/02/2008
13.30
Sull'operato di Benedetto XVI
In riferimento alla Sua risposta al professor Damiani ed in particolare in risposta alla Sua frase:
“Quindi basta con i ‘cattofondamentalismi’ ed i ‘cattotalebani’ sempre pronti a denunciare le presunte insufficienze dell’operato di Papa Ratzinger. Ha ragione Domenico Savino: la Pasqua di Resurrezione della Chiesa non sarà una mera ‘restaurazione’ preconciliare, storicamente impossibile come è impossibile far girare le lancette dell’orologio al contrario, ma sarà qualcosa di diverso di cui, forse, stiamo soltanto iniziando a vedere i contorni.
Vi immaginate dove saremmo adesso se fosse stato eletto Papa il cardinal Martini?
Ma, grazie a Dio, la Chiesa è Sua, di Cristo. Non dei modernisti pur porporati”.
Io Le dico:
“E se applicassimo questa lettura fideista dell’agire di Ratzinger alla politica internazionale, non dovremmo forse schierarci dietro Israele perchè combatte l’Islam, o perché no, dietro l’Islam perchè combatte Israele o dietro qualsiasi male visto che Dio trae il bene dal male?”.
+ don Floriano Abrahamowicz
13/02/2008
12.30
Sull’antiberlusconismo ossessivo
Caro direttore,
sono un 30enne di Cremona, Le scrivo in veste di Suo lettore, prendendo spunto dal Suo articolo
sull’antiberlusconismo ossessivo.
Premetto che sono un elettore di centro sinistra...
Dopo questa premessa, capirà la mia disillusione per aver visto l’operato di un governo che, pur con qualche sprazzo di buon operato (mi riferisco soprattutto al ministro Di Pietro), ha certamente deluso molte aspettative.
Non si può certo dire che le Sue critiche elencate nell’articolo non siano fondate.
Anzi.
Le cito solo un esempio: le norme antiriciclaggio e antievasione della legge Bersani, che ci costringeranno a pagare con “mezzi tracciabili” ogni parcella sopra i 100 euro...
Teoricamente, non sarebbero nemmeno così sbagliate; praticamente si riveleranno una scocciatura per noi ed un regalo meraviglioso alle banche, che nemmeno si sogneranno di abbassare le spese
per singola operazione.
Ma devo essere sincero: non do torto nemmeno al 18enne Luigi, nel suo lungo elenco di misfatti berlusconiani.
Come anche Lei ha affermato in numerosi articoli, a fronte di una sinistra incompetente ed infingarda c'è una destra vuota di idee e parimenti incompetente (potrei citare, nel precedente governo, il ministro Calderoli, il ministro Matteoli, il ministro Stanca, il ministro Gasparri, il ministro Frattini...).
A titolo di esempio, all’elenco fatto da Luigi aggiungerei un “pericolo scampato”: il ponte sullo stretto di Messina, fortunatamente abbandonato.
Se l’idea berlusconiana delle “grandi opere” (grandi per chi?) fosse stata portata avanti, avremmo avuto davanti un baratro di proporzioni abnormi.
Ora, per farla breve... le faccio una domanda.
Davanti ad uno scenario politico tanto desolante, con questo centrosinistra così incompetente e disonesto, e con questo centrodestra così disonesto e incompetente...
... come si può comportare un cittadino che non vuole essere né elettore né fiancheggiatore di personaggi tanto discutibili?
Saremo costretti, per essere a posto con la nostra coscienza, a votare bianco, a non votare, o a scrivere “ladri” sulla scheda?
Facendo così il gioco del vincitore?
“NOT IN MY NAME” è uno slogan ormai famoso... dovremo urlarlo anche noi?
Cordiali saluti,
Lorenzo M.
Annullare la scheda è un piccolo passo.
Poi ci vorrebbe la rivoluzione, tribunali speciali, sequestri di beni eccetera…
Ce la facciamo?
Con quali forze?
Maurizio Blondet
13/02/2008
10.30
Lo schedatore
Segnalo questo articolo:
www.repubblica.it/sezioni/politica/blog-liste/l
dove vengono citati anche Moffa e i fatti di Teramo (evidentemente si cerca di stabilire
una connessione a scopo intimidatorio e persecutorio).
Stiamo con gli occhi aperti.
Saluti,
Antonio G.
Il titolo di Repubblica, “dai negazionisti alla lista nera”, è ovviamente tendenzioso.
L’autore della lista nera cosiddetta, Paolo Munzi, è figlio del sindaco di Forano (Rieti), che è un sindaco radicale (uno dei pochi, credo).
Il figlio ha postato la sua lista anche sul blog del Partito Radicale, “Fai Notizia”, che poi ha provveduto a cancellarlo - come ogni cosa radicale, è un sito aperto e incontrollato, anche per squilibrati.
Il nome di Munzi risulta nell’appello di solidarietà con Moffa (il docente di Teramo che aveva invitato a parlare Faurisson, con seguito di pestaggio).
Una lista lunghissima, per la libertà di parola, che è firmata da gente come Massimo Fini, il magistrato Francesco Mario Agnoli, un partigiano Fabrizio Jommi dell’ANPI di Fermo, eccetera.
Tutta gente che nulla ha a che fare col “negazionismo”.
Incidentalmente, la mia firma non c’è perché ho disapprovato l’iniziativa di Moffa, pur benintenzonata, prevedendo quel che sarebbe accaduto: l’occasione di un attacco concentrico a chi dice le verità sgradite, e un giro di vite repressivo.
E’ possibile che questo Munzi sia un matto o un provocatore?
O è un radicale coerente, liberista-libertario, tipo “nessuno tocchi Caino”, offeso dalla censura con pestaggio di Faurisson e dal ghetto che si sta costruendo attorno a Moffa?
Mah.
Repubblica avrebbe potuto titolare: è un radicale l’autore della lista nera, ma evidentemente ha preferito metterlo tra i “negazionisti”.
I radicali dovrebbero difenderlo, in nome della libertà.
In ogni caso, personalmente ritengo che ogni lista, con nomi e indirizzi, sia una vigliaccata.
Siccome io stesso ne sono vittima, non l’approvo nemmeno contro avversari di polemica.
Maurizio Blondet
13/02/2008
09.30
Rigori della legge
Egregio signor Blondet,
Le segnalo questa notizia, che ha a dir poco dello sconvolgente.
Unitamente ad alcune recenti notizie di cronaca provenienti sempre dall’Inghilterra -
come quella dei 5 pompieri londinesi multati, sospesi dal servizio e condannati a corsi di rieducazione forzata per aver osato illuminare con un faro del loro mezzo di servizio alcuni omosessuali intenti a praticare sesso completo in un parco pubblico - ci fa largamente intendere a quale tipo di società aspirino le lobby omosessuali, sempre più potenti ed organizzate.
Personalmente, se un giorno dovessi avere dei figli, non permetterei mai che fosse impartita loro un'educazione come quella che si prospetta in Inghilterra.
Mi ritroverei costretto a farli frequentare istituti privati, ovviamente non laici (esisteranno ancora?).
Ma anche una contro mossa del genere sarebbe una cautela da poco, visto il continuo bombardamento mediatico a cui tutti siamo quotidianamente sottoposti e da cui è impossibile sfuggire totalmente: in televisione, nelle strade, sui giornali, nelle riviste, in parlamento, nel mondo del lavoro.
Recentemente, in Italia, sono state diffuse, da parte di alcuni studiosi (evidentemente non allineati al pensiero unico dominante) preoccupanti analisi che mettono in luce la diffusione di atteggiamenti e pratiche omosessuali tra i giovanissimi.
Gli adolescenti nostrani considerano “trendy” fare sesso con persone del loro stesso sesso, col rischio di assumere tali atteggiamenti in via definitiva.
Ciò che fino a qualche anno fa era quindi considerato un atteggiamento vergognoso, da pubblica gogna, oggi è considerato un vanto da sbandierare ai quattro venti.
La diffusione di tali pratiche innaturali, spiegano sempre gli studiosi, è dovuta ai messaggi più o meno velati, più o meno espliciti, di cui la pubblicità, le riviste ed i programmi televisivi sono del tutto saturi.
Ovviamente, critiche del genere non hanno avuto alcun eco di risonanza, neanche a titolo di polemica.
Non sono state oggetto di discussione in talk-show televisivi o sui quotidiani.
Sono state semplicemente ignorate, come se non fossero mai state rese note.
Se si prova a farne oggetto di discussione con i colleghi o i conoscenti, cala un preoccupante imbarazzo.
La gente è cosciente (è stata adeguatamente “educata” dai Maurizio Costanzo e dai vari Mentana) che gli omosessuali sono diventati una “categoria protetta”, privilegiata.
Esprimere critiche su certi fenomeni, per quanto assurdi, non è consigliabile.
Proprio per nulla.
Si rischia di passare agli occhi degli altri non solo per retrogrado, ma per razzista e nazista (con 3 zeta, oggi si pronuncia così).
Meglio quindi tacere e farsi i fatti propri.
Il nostro Paese intanto va a rotoli, e sembra che non vi sia nessuno strumento efficace a disposizione per invertire questa tendenza.
Nello scenario politico c’è un vuoto assoluto ed una pochezza del tutto scoraggiante.
Le pochissime (e piccolissime) formazioni che sembrano aver individuato almeno in parte la strada da percorrere soffrono di grandi carenze da ogni punto di vista: strategico, comunicativo, organizzativo.
Le conseguenze di queste mancanze si fanno sentire, specie quando arrivano il momento di tastare il consenso della gente.
Le percentuali di voto sono quelle da prefisso telefonico.
Per rallentare la caduta verso il baratro, ci toccherà in definitiva votare nuovamente Berlusconi.
Cordiali saluti,
Massimo
13/02/2008
08.30
Lettera a Savino
A Domenico Savino che mi invita alla pazienza rispondo che alla pazienza sono obbligato, non avendo nessuno strumento per cambiare direttamente le cose se non, come lui, la preghiera.
Né capisco quali sarebbero le “condanne e scomuniche” che invocherei: da parte di chi, poi?
Gli ricordo però che di un Papa il cattolico dovrebbe fidarsi come del “dolce Cristo in terra”, che in un Papa il cattolico dovrebbe trovare la regola prossima della fede.
Invece almeno io la regola prossima della fede la prendo da tutt’altre fonti: dalle omelie di don Floriano, dagli articoli di don Ricossa, dai libri controrivoluzionari e anti-Vaticano II, dai convegni della Fraternità Sacerdotale San Pio X e dell’Istituto Mater Boni Consilii.
Ogni tanto Ratzinger dice qualcosa di cattolico, il più delle volte involto in inaccettabili paramenti paramodernisti: non è regola di antica prudenza ricordare con Jacques Hours che la menzogna peggiore è quella che più contiene di verità?
Ricordare con la Chiesa che la fede è integra o non è?
Non credo che sia questione di pazienza o di impazienza: credo che si tratti di prudenza e di imprudenza, di sicurezza e di insicurezza, del famoso principio tuziorista in base al quale per la nostra vita morale dobbiamo basarci su ciò che è SICURAMENTE buono.
Ora la Tradizione integrale è SICURAMNTE buona, l’incerto e intermittente “tradizionalismo” di Ratzinger no.
Tutto qui.
Aggiungo che il Vangelo ci chiede di essere scaltri come serpenti per non essere raggirati dai figli delle tenebre.
Il tentativo di assorbire e di liquidare la Tradizione facendo balenare davanti agli occhi dei suoi adepti qualche perlina di vetro (la porpora! La “visibilità”! L’“accettazione”!) per non avere “plus d’ennemis à droite” è talmente scoperto che ci si domanda come persone allenate da oltre quarant’anni di resistenza possano esserci cadute.
Basterebbe l’aver definito i due riti della Messa, di cui uno illecito e quasi certamente invalido e l’altro sicuramente cattolico e portatore di frutti di grazia, “espressioni della stessa fede”, addirittura uno (quello bastardo, forse satanico: consistente nella glorificazione dell’uomo) come “ordinario” e l’altro, quello legittimo, “straordinario”, per qualificare questa maldestra manovretta da retrobottega.
In fondo io ho più ragioni di “pazientare” di Savino: ho la Messa (cui noi assistiamo da anni, grazie agli “scomunicati” monsignor Lefèbvre e monsignor Guérard des Lauriers, e forti dell’indulto perenne di san Pio V), ho i sacramenti, ho un bravissimo sacerdote che prego il Signore di mantenere a lungo.
Che mi manca?
Posso lasciare che Ratzinger persegua i suoi obiettivi, quali che siano (lo vedremo) con assoluta indifferenza, tanto per me non cambierebbe nulla.
Nel ringraziare infine ancora una volta Domenico Savino per l’attenzione dedicata alle mie parole, non posso tuttavia non notare che ha risposto solo a una delle mie domande.
Spero che ciò ci assicuri un fruttuoso scambio di vedute anche in fututo, magari ai tavoli della prossima festa di Lanzago.
Franco Damiani
12/02/2008
22.00
La vera destra non esite e non è mai esistita
Se quello e' un “salame” io sono l’ostia della comunione.
Il presunto “salame” e il suo codazzo (Fini e Storace compresi) sono la vergogna della destra e non ci rappresentano.
Metà Finivest è in mano alla Massoneria che non è solo Carlo Freccero.
Il 2 giugno 1992 al largo di Civitavecchia sul panfilo della Regina Elisabetta II c’era presente anche Giulio Tremonti; io e molti altri che navighiamo nella merda no.
Tremonti vuole mettere i dazi alle merci cinesi, ma omette di dire che Garelli, Amstrad e altre aziende produttrici di “carabattole cinesi”, che distruggono le piccole e medie imprese italiane, sono controllate da SOLARI.COM società di proprietà del fratello di Berlusconi.
Per quanto riguarda Goldman Sachs:
“Goldman Sachs e Berlusconi addirittura hanno comprato insieme una società, la Endemol, per un miliardo di euro”.
http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=6266&T=A
Mediaset si aggiudica l’asta per Endemol Mediaset e alleati si aggiudicano Endemol, il colosso olandese di contenuti TV, che produce format internazionali di successo come il Grande Fratello.
Il consorzio costituito da Mediacinco Cartera, newco spartita tra Mediaset e la controllata Telecinco, insieme a Cyrte Fund, veicolo partecipato da John de Mol, e Gs Capital Partners VI Fund, fondo di Goldman Sachs, ha firmato un accordo con Telefonica per l'acquisto del 99,7% di Endemol Investment Holding che detiene il 75% della società operativa quotata Endemol
www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza
Libero
“Goldman Sachs arruola Gianni Letta”
www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/
Blondet si faccia un favore... veda di informarsi meglio.
E lei cerchi di capire le informazioni.
Una cosa è aver fatto affari con Goldman, una cosa è avere un ufficio a Goldman come dirigente e dipendente.
Maurizio Blondet
12/02/2008
20.30
MTV
Salve,
questa notizia oltre a farmi molto riflettere sulle logiche di MTV secondo me potrebbe essere lo spunto per un articolo dedicato all’emittente.
Si parla di una censura di MTV nei confronti del candidato Ron Paul, cosa assai strana vista la posizione “no-war” del candidato che rientra nei tanto sbandierati “valori” dell’emittente. Ovviamente (anche grazie a voi) ho capito quali sono i veri “valori” che MTV porta avanti...
MTV posseduta dalla Viacom di Murray Rothstein e MySpace di Rupert Murdoch hanno escluso Ron Paul dal dibattito rivolto ai giovani di Sabato 2 Febbraio alle 18 in onda su MTV in collaborazione con MySpace.
L’unico candidato anti-guerra deve essere nascosto al pubblico giovanile di MTV, per il fatto che sarebbe sicuramente gradito.
Il sito di MTV è stato chiuso nel pomeriggio ET per qualche tempo.
Si può immaginare perché.
Addì 29 Gennaio 2008 alle 16,30 ET, in memoria della più grande democrazia del mondo.
R.I.P.
Aggiornamento.
Una buona notizia dal modo della musica: il “leggendario” cantante folk Arlo Guthrie fa endorsement e appoggia ufficialmente Ron Paul. Guthrie, 60 anni, da noi meno conosciuto è ancora popolarissimo negli USA col suo folk-blues di protesta molto in voga nell’era sessantottina. Sostiene Ron perchè vede in lui l'unico erede della tradizione americana e l’unico difensore della
Costituzione (fatto molto indicativo, ho trovato la notizia per caso su di un sito tedesco).
Fonte: italians4ronpaul.blogspot.com
Cordiali Saluti
A. B.
La risposta è nel nome del capintesta di MTV, che si fa chiamare Redstone e si chiama - come lei ha giustamente scritto - Rothstein.
Maurizio Blondet
12/02/2008
19.00
Khazari o no?
Ho notato che su EFFEDIEFFE è stata abbracciata la teoria dell’origine cazara degli ebrei ashkenaziti.
In realtà la questione della conversione delle genti cazare al giudaismo è più complessa di quanto
sostenga la tesi di Koestler (Arthur Koestler in “La tredicesima tribù - L’impero dei Cazari e la sua eredità”, Edizioni di Comunità, 1980.), che lo ricordo, pretende che gli ebrei dell’Europa Orientale
non siano in realtà discendenti dagli ebrei della diaspora, ma dai cazari turco-mongolici stabilitisi nei territori tra il Mar Nero e il Mar Caspio a partire dall’VIII secolo dopo Cristo.
Al contrario, meriterebbe una più ampia attenzione quella che poi è la versione ufficiale del pensiero giudaico espresso dalle tre grandi enciclopedie ebraiche del Novecento (The Jewish Encyclopedia 1901-05, The Universal Jewish Enyclopedia 1943 ed Encyclopedia Judaica 1983 e sgg.), dai numerosi dizionari dell’ebraismo e dalla quasi totalità degli studiosi ebrei, dai quali si può osservare non solo che, stando alla (peraltro scarsa e controversa) documentazione, al giudaismo si convertirono unicamente gli strati dominanti delle genti cazare, ma, soprattutto, che gli ebrei ashkenaziti, presenti fino all’Ottocento essenzialmente nei territori polacco-lituani, discendono nella quasi totalità dagli ebrei migrati ad oriente dopo le innumeri espulsioni medioevali-cinquecentesche dall’Europa centro-occidentale e, parzialmente, dagli ebrei giunti sulle coste nordiche del Mar Nero nel corso del primo millennio dopo Cristo.
Questa versione trova la sua conferma in due importanti particolari non sempre menzionati:
1. Che il termine Ashkenazita deriva da Ashkenaz che in yiddish significa Germania.
“Ashkenaz” era infatti il nome della Germania in ebraico medievale.
2. Che L’yiddish non è altro che una lingua costituita da una fusione fra il tedesco e l’ebraico, con
preponderanza del primo.
A titolo di esempio Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Ebrei
Ora, se gli ebrei ashkenaziti fossero realmente i discendenti del popolo cazaro per quale motivo
chiamerebbero se stessi “i tedeschi”?
Soprattutto, nel qual caso fossero stati i diretti discendenti di quel popolo, non sarebbe stato più
probabile che avessero parlato una lingua di ceppo turco - mongolo invece di una di ceppo
germanico?
Mi vengono comunque in mente altre obiezioni alla teoria dell’origine cazara degli ebrei orientali.
Sappiamo tutti benissimo quanto sia razzista e tribale la religione giudaica e quanto per essa siano importanti il sangue e l’ereditarietà, attraverso cui passerebbe quella grazia divina che essi solo sono convinti di avere, senza contare poi il disprezzo che ostentano verso i “pagani”.
Mi sembra improbabile che abbiano accettato una così gran massa di “allogeni” tra loro: quando infatti parliamo di cazari, parliamo di un popolo forte e numeroso che praticava lo sciamanesimo
arricchito da una certa influenza confuciana.
Anche se è dimostrato che gli ebrei nella loro storia hanno sempre esercitato un blando proselitismo (mirato ad assorbire individui o gruppi che potevano far loro comodo: Blondet in un articolo parlava della giudaizzante Poppea che non poca influenza ebbe sul’Imperatore Nerone, mentre è a tutti nota l’acquisizione da parte ebraica di quella piccola comunità cristiana etiope che a forza di leggere il vecchio testamento ha finito per considerasi ebrea) è però poco credibile che si sarebbero arrischiati ad assorbire una così gran mole di gentili, i quali avrebbero potuto sovvertire tutto l’impianto della loro religione, e l'essenza del loro modo di essere (non dimentichiamo che secondo varie stime oltre l’80 % degli ebrei nel mondo sono ashkenaziti!).
E’ probabile che a convertirsi sia stata la classe dirigente del popolo cazaro, certo, ma non la gran massa della sua popolazione.
Se poi pensiamo a quella piccola comunità etiope trasportata in Israele per “far numero” cioè per incrementare la presenza giudaica in Palestina non possiamo fare a meno di vedere le continue vessazioni a cui é sottoposta: essa infatti è considerata un corpo estraneo dagli altri ebrei: la componente ashkenazita al contrario domina...
Dunque gli ebrei originari dell0Europa Orientale (a loro volta giunti dalla Germania, in cui si erano
insediati dopo la diaspora) sono da considerarsi discendenti di Davide a tutti gli effetti: la loro
radice mediorientale d’altronde è visibile anche fisicamente, infatti non mi risulta che siano tarchiati
e con gli occhi a mandorla come generalmente sono i popoli delle steppe.
Tra di essi si vedono di sovente tratti nordici frutto probabilmente del proselitismo che fecero in Europa dopo il loro arrivo, ma in genere, sempre mischiati a tratti mediorientali.
Questo per sottolineare che nonostante gli apporti eterogenei che i vari gruppi di ebrei ebbero a seconda del loro stanziamento tra popoli delle più disparate razze ed origini, in loro la matrice originaria tende a prevalere.
La loro fondamentale endogamia poi (mantenuta per secoli) ha armonizzato i loro tratti fisici verso un tipo comune.
Ed è per questo che gli ebrei tendono ad assomigliarsi tra loro.
Questo ultimo punto vorrei precisarlo meglio: gli ebrei non costituiscono una razza fisica, ma parafrasando Evola, una razza dello spirito forgiata dall’adesione alla “Legge”, al giudaismo.
Essi sono un popolo e come tale hanno in se influenze diverse e questo da sempre, fin dal loro coagularsi intorno alla religione mosaica nell’età del bronzo.
L’endogamia, ossia lo sposarsi e il procreare sempre in uno stesso gruppo, ha fatto il resto, facendo si che si somigliassero anche fisicamente.
Cordiali saluti a tutta la redazione e grazie per il lavoro che svolgete.
Francesco P.
Sassari
Personalmente credo più a Koestler che a Wikipedia…
Maurizio Blondet
12/02/2008
16.45
Sindromi
Carissimo direttore,
ho appena letto il suo articolo-risposta al lettore anti-berlusca.
Ottimo, come sempre (non è una “sviolinata”, mi piace proprio TUTTO quello che scrive... sarà anche questa una sindrome ?
Mah... e nel caso come chiamarla? Blondismo, mi sembra francamente brutto...).
Le faccio solo un piccolo appunto.
Lei scrive:
“Anche se ti ringrazio per la gentilezza, la pubblico come referto di una sindrome clinica che colpisce una parte eccessiva di italiani, in qualche
modo analoga allo stress-post-traumatico (PTS) che colpisce i reduci dall’Iraq: l’anti-berlusconismo ossessivo-compulsivo (ABSC)”.
Secondo me l’ABSC è più simile allo stress PRE-traumatico che colpisce, come dire, i fratelli maggiori del cardinale Oliva (alias Martini... mai senza oliva !).
Ricorda l’articolo di Gilad Atzmon?
Saluti carissimi.
Il traduttore
12/02/2008
16.45
“Mamma e papà”: omofobia
Londra - Nelle scuole elementari britanniche sarà proibito usare l’espressione “mamma e papà” e diventerà obbligatorio utilizzare l’espressione neutra “genitori”, in modo particolare nelle comunicazioni a casa.
Come scrive mercoledì il popolare quotidiano Daily Mail, il ministro per la Scuola e l’infanzia Ed Balls farà propria la proposta lanciata dall’organizzazione per i diritti degli omosessuali Stonewall, mirante ad abituare i bambini britannici delle elementari all’idea che potrebbero esserci genitori
dello stesso sesso.
Diritti gay - Secondo gli attivisti di Stonewall, l’espressione “mamma e papà” lede i diritti dei genitori omosessuali e favorirebbe pregiudizi anti-gay, inoltre ritengono che i bambini non dovrebbero avere un’idea “convenzionale” della famiglia.
Ma non solo: l’iniziativa prevede che, quando si discuterà di matrimonio nelle scuole medie, gli
insegnanti dovranno parlare anche delle unioni civili e dei diritti sulle adozioni gay.
Tolleranza zero - La proposta di Balls tende inoltre a combattere l’intolleranza nei confronti degli omosessuali e prevede punizioni per chi offenderà un compagno chiamandolo gay.
Tra le espressioni che dovranno essere bandite dalle scuole britanniche ci sono anche: “comportati da uomo” e “siete un branco di donnicciole”.
Il ministro Balls si è detto
“orgoglioso che il governo e il dipartimento siano stati fermi su questa strada. Il nostro punto di vista è che ogni scuola debba mettere in pratica azioni chiare contro
ogni forma di bullismo, incluso quello a sfondo omofonico”.
12/02/2008
15.30
Borse e TFR
“Attendiamoci insomma il peggio.[...] Sempre con la speranza, ‘ultima Dea’, che crepino presto tutti insieme in un bel ‘rogo’ purificatore”.
Condividendo al 100% l’epilogo del pregevole articolo del professor LaGrassa: “Dopo Prodi: l’inganno continua”, le chiedo, dottor Blondet: i crolli borsistici di questi giorni hanno inciso sul TFR che gli immondi politicanti e sindacalisti hanno sfilato ai lavoratori per finanziare
LE ORGANIZZAZIONI AFGHANE DELLA DROGA?
www.globalresearch.ca/index.php?Chossudovsky
Grazie e buon lavoro,
Nicola D.
Hanno inciso sicuramente.
Ma anche prima, i fondi rendevano meno del TFR lasciato in azienda.
Maurizio Blondet
12/02/2008
14.30
Sedevacantismo
Gentile redazione EFFEDIEFFE,
vorrei condividere con voi, e particolarmente con il capace Daniele Arai, alcune considerazioni e critiche relative all’articolo “Quando Roma rischiò di svegliarsi protestante”, che ho trovato decisamente stimolante.
Condivido ampiamente i rilievi mossi al protestantesimo come pure la sua descrizione nei termini di una religiosità soggettiva, di contro alla vera fede cattolica fondata sul fatto storico e oggettivo della passione morte e resurrezione di Gesù Cristo mediante la quale siamo fatti salvi.
Plaudo ancor più per la ripresa del tema teologico cinquecentesco e le relative dispute, chi vi si avventurasse, come ha fatto l’Autore, non può non restare ammirato dall’opera della Provvidenza nel mantenere alta la fiaccola della fede nonostante la miriade di obiezioni, attacchi, capziosità, apostasie e molto più che in quegli anni le venivano lanciati contro.
E senz’altro lo scorcio storico analizzato è un buono spaccato di quanto si sta dicendo.
Resto però perplesso sulla chiusura del lavoro, laddove si dice dei criteri per riconoscere valida non solo formalmente ma soprattutto sostanzialmente l’elezione papale, escludendone Giovanni XXIII e, immagino, le successive elezioni.
Si dice, giustamente, che il conclave è valido per Dio, e non il contrario, così come il sabato è per l’uomo e non viceversa, seguendo questo assunto quindi si conclude che la ratifica di una nomina pontificia comminata da un conclave sia prerogativa divina, a noi visibile mediante la fedeltà del
magistero espresso dal Pontefice al depositum fidei.
Ora, a me pare, che dietro quest’argomentazione di buon senso alligni un difetto, paradossalmente di matrice protestante.
Mi spiego: il dire che la validità di un’elezione pontificia dipenda dalla misura di adesione alla vera fede del Papa eletto, porta ad aprire la questione su chi sia il titolare del giudizio di adeguatezza alla vera fede.
In altre parole, dicendo che il Papa è tale laddove non deroghi dalla fede, si viene ad affermare in via di principio un’autorità umana superiore al Papa, il foro interno della coscienza del credente (qui la matrice protestante), avente l’autorità di giudicare il magistero del vicario di Cristo.
Il fatto sia stata composta da Paolo IV la bolla “Cum ex apostolatus officio” ad esplicitare i criteri di
valutazione ad uso del fedele per valutare la bontà dell’elezione, non sposta il problema, poiché da ultimo rimane il foro interno di questi, la sua soggettività, a dover valutare la distanza del Pontefice dalle verità di fede, riconoscendosi così quale tribunale ultimo della legittimità, e rovesciando l’ordine di oggettività costituito dalla successione apostolica.
In sintesi, sostenere che la validità dell’elezione papale e il conseguente magistero, dipenda dalla fedeltà di questo al depositum fidei, se da una parte afferma un sacrosanto principio, dall’altra pone il gregge sopra il pastore.
Fino a che si parla di un’indistinta fedeltà alla fede, e non si specifica chi sia preposto, e soprattutto in forza di quale autorità, a detto ufficio, si rischiano le secche di un soggettivismo, che credo sia
agli antipodi di quanto intenda Arai.
Prememi sviluppare un’ultima considerazione in ordine alla Chiesa cattolica.
Noi cattolici non apparteniamo ad una religione del Libro, la nostra specificità è l’appartenenza al Corpo Mistico di Cristo, il Quale ci Si manifesta anche nella successione apostolica al soglio di Pietro, non a caso ritenuto Suo vicario.
Concludere che questa successione sia venuta meno per un mutato atteggiamento, ahimè reale, nei riguardi dell’eresia modernista, per quanto suggestivo, temo sia quanto meno un’imprudenza.
Sono assolutamente lontano da qualsiasi sospetto di amore per la modernità e le sue nequizie, ma dire che un diverso atteggiamento nei riguardi di un’eresia sia condizione necessaria e sufficiente per squalificare il pontificato dalla propria legittimità, ritengo sia eccessivo.
Questo anche perché quest’eresia ha mutato forma, come sogliono fare i virus per sopravvivere, così che dunque occorre anche mutarne la cura.
Che gli ultimi 40 anni di magistero siano stati adeguati alla cura dai germi del modernismo non lo potrei certo affermare, purtroppo, ma da lì a dire che se ne siano accettati i fondamenti ne corre. Certo che ci siano stati e ci siano pericolosi flirt con una modernità anti-cattolica è vero, come è vero che quel fumo spira tra le colonne del tempio, così che occorra vigilare.
RingraziandoVi per il lavoro svolto,
Giampaolo Gh
12/02/2008
13.30
Montezemolo
Direttore buon giorno,
avrà certamente sentito alla radio questa notizia:
www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg
Che dice, direttore, il nostro Libera e Bella farà ciò che tanto si è strombazzato in questi mesi? Butterà fuori da Confidustria Calcestruzzi SpA (e magari pure la controllante Italcementi)?
Cioè Pesenti, uno dei nomi classici del capitalismo all’italiana?
Da “nordico”, e da persona che ha lavorato per una decina d’anni proprio in quel settore, mi è sempre parsa molto “pelosa” la smania di pulizia così sbandierata ai 4 venti: in pratica mi è sempre parso molto comodo sparare dichiarazioni draconiane quando i possibili bersagli di certe iniziative
erano gli industriali locali.
Ora si è presa l’industria numero 1 del settore, nata e sviluppatasi grazie a quel “falco”, manager di gran razza, che fu Lorenzo Panzavolta, uomo della scuderia del mitico Ferruzzi. Il cui impero,
costruito a suon di sudore (e tanto silenzio) gli permise di diventare una sorta di Re del Grano (mondiale): era lui il più gran movimentatore di granaglie mondiale.
Suoi, erano i molti dei sili per granaglie in tanti porti intorno al mondo... fin sul Mississippi/Missouri, ben dentro agli USA...
Il che, alla luce di certe sue affermazioni in merito a chi siano i “padroni” del grano nel mondo, potrebbe anche mettere sotto una luce diversa
l’infausta fine che fece quel conglomerato economico (senza considerare il fastidio che lo sviluppo di plastiche a partire dagli amidi di mais, sfruttabile attraverso gli impianti Enimont, diede certamente ai petrolieri).
Sic transit gloria mundi?
La saluto e la ringrazio per il suo lavoro.
Federico B.
La “lotta alla mafia” è un mestiere molto popolare e molto apprezzato, e politicamente redditizio.
Come la “lotta all’evasione fiscale”.
Maurizio Blondet
12/02/2008
12.40
Imminente bagno di sangue a Gaza
02.11.08 -
Olmert seeks Germany's support for Gaza operation
PM meets Merkel in Berlin as part of Israel's diplomatic efforts to garner international
support for wide-scale military operation in Strip, reiterates claim that no sovereign
nation would allow attacks on its civilian population without retaliation.
Iran also
discussed
http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3505620,00.html
-----------------
There can be hardly any doubt that it a matter of days till Israel will launch a
wide-scale military operation in Gaza strip. That Olmert seeks now Germany's support for
this step (http:// www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3505620,00.html)
means that he has already the US consent and now he has to get through Germany also the
EU backing.
I'm convinced that the attack will start with a massive bombing from the air, sea and
land. This will cause a mass flight of hundreds of thousands of Palestinians to Egypt.
The Israeli daily Ma'ariv disclosed on Friday that Israel had known in advance that
Hamas planed to destroy the walls on the Egyptian border. Still nothing was done to
prevent it, as it was decided that it ,,is good for the Jews", writes Ma'ariv.
Ma'ariv claims that the intention was allegedly to make Egypt to take over Gaza. But
this is not very convincing as it was clear that Egypt will not take over Gaza
voluntarily. On the other hand already in December 2005 the Israeli journalist Yigal
Laviv wrote that there is a plan to ,,transfer" the Palestinians to North Sinai. Once
this will be imposed on Egypt through the Israeli bombing, backed by the US and the EU,
it is not very likely that Hosni Mubarak will really resist. Thus the destroyed walls on
the Egyptian border will serve the plan to get rid of the Palestinians from this area.
Because the Israeli leadership has no intention to control directly the Gazans.
According to Yedioth Ahronot's military expert Ron Ben-Yishai, there is already a green
light for the operation and among other things there is a scenario of a massive Hamas
counter bombing, which might go for two weeks and it is also possible that Hizballah and
Syria will shoot rockets at in Israel in order to support the Palestinians.
Now is obviously the last minute to launch actions in order to prevent this catastrophe
from happening.
One way is to try to convince also the Israeli inhabitants of the region around Gaza
that the military action is not in their interests. This was proven clearly during the
Lebanon war of 2006 as all the population of northern Israel suffered for many weeks. If
Hamas and/or Hizballah will e.g. hit the Israeli electricity plants the whole country
will be darkened.
Politics is too serious matter and cannot be left to politicians and generals. It is
time that Israeli and Palestinians will march together in large number towards the walls
of Gaza and demonstrate their desire for just peace.
Even some few Israeli soldiers or insiders of the system can prevent the deadly
escalation if they'll use the possibilities offered by the modern computer technology
and prevent war crimes, as the Israeli military law actually obliges. They can prevent
the bombing (see the call upon Israeli soldiers here - http://www.arendt-art.de/deutsch/
palestina/texte/ aufruf_israelische_soldaten_kriegsverbrechen_stoppen.htm -this call
should be made public as its publication aloe might have a deterring effect upon the
Israeli leadership).
Shraga Elam
Israeli journalist, winner of the Australian Golden Walkley Award for excellent
journalism 2004
Zurich/Switzerland
12/02/2008
12.00
Papa cambia la preghiera del Venerdì Santo per
gli ebrei
Caro Direttore,
La prego, se può e se ne ha il tempo, di commentare quanto accaduto.
www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/
Sentitamente
Claudio
Sono un po' stanco di commentare, sono anni che lo faccio.
Ci penserà Dio.
Maurizio Blondet
12/02/2008
11.00
Kantor, temo una notte dei cristalli
Notte di cristalli contro chi?
M. M.
Presidente congresso ebraico europeo cita episodi italiani
(ANSA) - ROMA, 10 FEB - 'All'orizzonte vedo la possibilita' di una seconda Notte dei Cristalli'.Lo ha detto il presidente del Congresso europeo ebraico Moshe Kantor. Kantor si e' riferito anche all'Italia con il tentato boicottaggio della Fiera del Libro di Torino, 'rea' di avere come ospite d'onore lo Stato di Israele, e alla comparsa su Internet di una 'black list' di professori ebrei. Una notte del 1938 i nazisti scatenarono un pogrom contro gli ebrei in Germania assaltando anche migliaia di negozi.
La notte dei cristalli la stanno preparando loro, contro i siti internet che dicono la verità.
Maurizio Blondet
12/02/2008
10.00
Una proposta
Egr. Dott. Blondet,
lei meglio di me starà vedendo l’evolversi della situazione politica ed
economica, italiana ed internazionale.
In particolare per il nostro paese la
via del declino, morale ed economico, sembra irrimediabile.
Altro discorso è
da farsi per quanto riguarda gli Stati Uniti.
L’esempio di Ron Paul dimostra
come la consapevolezza, a piccoli passi, sta prendendo piede, la voglia di
lottare per migliorare il proprio paese dopo anni di apatia pare
rinvigorirsi, anche se non sempre incanalandosi nella giusta direzione.
Il
programma di Ron Paul è un programma totale, tocca i tanti campi dell’agire
statale e le varie tematiche che stanno a cuore al popolo americano.
In
Italia, come Le avevo già scritto, sarebbe inattuabile e totalmente
incomprensibile all’italiano medio.
Eppure esiste un punto, uno solo, che a mio giudizio costituisce il fulcro
di tutta la Ron Paul Revolution, la questione fiscale.
Perché?
Perché
l’invasività del potere statale, l’apparato burocratico pubblico, gli
sprechi, i privilegi, le guerre stesse altro non sono che la conseguenza
delle entrate dello Stato, dell’ingente flusso di denaro che dai
contribuenti passa a disposizione delle elites di Washington.
E per l’Italia
la situazione appare ancora peggiore. Gli sprechi e l’inefficienza della
Casta sono sotto gli occhi di tutti. Le aliquote punitive stanno
strangolando l’intero sistema economico privato della nostra nazione, ad
eccezione delle multinazionali, favorite dalle generose aliquote permesse
dai paradisi fiscali.
E sempre più paesi stanno, anche nella prospettiva
dell’imminente crisi economica, considerando l’introduzione della flat-tax.
Sapeva che la Russia applica dal 2001 una flat-tax del 13%?
E molto simile è
la situazione per l’intero Est europeo, e di certo ne è uno dei motivi
dell’attuale boom economico.
Negli Stati Uniti, Paul ma anche Huckabee si
battono per la flat-tax.
In Italia, purtroppo soltanto Capezzone. E contro
la pressione fiscale è ormai rimasta a gridare (ma soltanto gridare)
soltanto la Lega.
Tutte le grandi rivoluzioni sono nate per questioni
fiscali, gli Stati Uniti ne sono l’esempio più lampante.
Una flat-tax che
legasse le spese dello stato alle entrate, portando quindi allo
smantellamento del sistema statale così come lo conosciamo oggi, potrebbe
essere l’unica speranza di resurrezione per il nostro paese.
So che tante persone le hanno chiesto di elaborare un programma, un progetto
per l’Italia.
E che Lei, considerandosi giornalista e non politico, vi ha
declinato.
Negli ultimi anni la società civile italiana ha fatto infatti
fatica (per usare un eufemismo) a riuscire a esprimere una classe politica
capace di portare a termine le richieste che le pervenivano.
L’unico
strumento con cui gli italiani hanno mostrato la propria volontà pare essere
il referendum, e le raccolte firme necessarie per indirlo.
Si potrebbe
iniziare a lanciare quest’idea sul suo giornale online, a contattare persone
che potrebbero appoggiare l’idea, a iniziare a creare una base, anche se
eterogenea, accomunata dall’obiettivo comune.
Il web, come ha dimostrato Ron
Paul, può creare una base molto più di quanto si creda.
I tempi potrebbero
essere maturi perché l’Italia recepisca una proposta di questo tipo,
specialmente il Nord.
Mi piacerebbe poter approfondire un discorso di questo
tipo con Lei, di modo da poter discutere se realmente qualcosa del genere
possa essere tentato.
Capire se si possa creare una convergenza con blog,
forum, siti, personalità politiche anche eterogenee, ma accomunate da un
obiettivo, unico, semplice e condiviso.
Non le chiedo di essere Lei il
simbolo di questa proposta, né l’organizzatore.
Ma con la crisi alle porte,
questa potrebbe essere la chiave per quel cambiamento dell’Italia che tutti
auspichiamo.
Le chiedo soltanto, appena troverà il tempo per rispondermi, la
sua opinione.
Nel ringraziarLa per quanto mi ha dato con i suoi articoli, Le porgo i miei
saluti.
G. Di Giulio
12/02/2008
09.00
La consueta monnezza...
Caro Blondet,
vedo che il lettore Stefano chiama in ballo la mia lettera su immondizia e
“comunità di destino”, nonché la sua risposta alla suddetta lettera, che
egli giudica scritta “tra il seccato e il frettoloso”.
Lei replica di non
essersi dimostrato né seccato né frettoloso, ma che “sentire, per l'ennesima
volta, le solite solfe sul Nord sfruttatore da un
Sud che sta affogando
nella sua rumenta” non le pare la cura giusta.
Peccato, perché a me non sembra di aver posto la questione in questi
termini, effettivamente alquanto “sbrigativi” e liquidatori.
Ma non intendo
tornare sull’argomento, perché noto che lei risponde “ab irato”; e d’altra
parte anch’io ne ho abbastanza di discettare sulla spazzatura.
Solo un paio di precisazioni.
Quanto all’esortazione di rimboccarsi le maniche e “spalare” il pattume,
l’immondizia non è la neve che si “spala”, si sposta al margine delle strade
e si scioglie da sé.
Dovremmo uscire di casa armati di badile e “spalarla”
per portarla dove?
Immagino già l’obiezione: “Ma i suoi concittadini non
vogliono gli inceneritori…”, eccetera eccetera.
Non rappresento i miei conterranei e non posso parlare per i loro, ma credo
che essi - almeno per la gran parte - non sarebbero ostili in linea di
principio agli impianti di smaltimento.
Io, almeno, non lo sono: ritengo che
delle installazioni opportunamente messe in sicurezza e lontane dalle aree
urbane potrebbero recare solo benefici.
Negare questo per partito preso è
una posizione irrazionale, da fanatici ecologisti.
Quello che contesto è specificamente la scelta infelice di contrada Pisani a
Pianura. Lo ripeto: qui ci troviamo in pieno centro abitato, letteralmente
sotto le finestre delle case e delle scuole.
Si tratta di uno sversatoio in
cui - nei decenni - sono state depositate scorie di ogni genere, provenienti
non solo dal Nord, ma da tutti i punti cardinali e da tutta Europa, e che
oggi si vorrebbe riutilizzare come collettore di immondizia, diciamo così,
“ordinaria”.
Ecco perché ho sentito di poter riconoscere qualche ragione ai “rivoltosi”
di Pianura, eccezion fatta per gli aggressori degli autisti del 118 e i
distruttori di autobus. Sono questi ultimi, peraltro, a “fare notizia” e ad
andare sui telegiornali: non certo gli inermi cittadini che negli anni, a
costo di scontrarsi personalmente con il malaffare camorristico, hanno
presentato esposti alla magistratura denunciando quanto stava accadendo nel
quartiere, naturalmente senza essere degnati di risposta.
Mi stupisco che
non lo capisca chi, come lei, è abituato quotidianamente a cercare la verità
dei fatti oltre le menzogne dell’informazione “ufficiale”.
Ed ecco anche perché nella mia lettera non avevo fatto “distinzioni” tra
vari tipi di pattume: continuo a pensare che il dilemma dei rifiuti non si
limiti alla questione - sicuramente gravissima - dell'accumulo dei
sacchetti, e che - se l’emergenza è certamente “campana” - il problema non
si risolve esclusivamente in sede locale.
Tutto qui.
Quale “solfa”, mi scusi, Blondet?
Ho forse tirato in ballo Garibaldi, Cavour, Vittorio Emanuele, l’annessione
forzata e le infauste truppe di Cialdini? Boh?
Ma de hoc satis.
Cordialità.
Lorenzo Terzi
Napoli
12/02/2008
08.30
L'unica democrazia del medio-oriente
*Israele: si' adozioni a coppie gay*
L'unico criterio e' l'interesse del bambino
(ANSA) - GERUSALEMME, 10 FEB - Israele ha formalmente riconosciuto il
diritto all'adozione da parte di coppie gay e lesbiche.Il consigliere
giuridico del governo Menahem Mazouz ha annunciato che lo Stato in futuro
non si opporra' a queste adozioni.'L'unico criterio e' l'interesse del
bambino' tenendo conto delle possibilita' e delle capacita' della famiglia
adottiva,ha aggiunto Mazouz che ha disposto che queste adozioni vengano
trattate come quelle per le coppie eterosessuali.
Distinti saluti,
Giulio P.
11/02/2008
19.45
Introvigne il crociato
Gentile direttore,
le scrivo solo per aggiungere un tassello in più alle nefandezze cui siamo costretti ad assistere.
Due notti fa tornavo dal lavoro e per ammazzare il tempo ho acceso la radio.
Di stazione in stazione mi ritrovo all’ascolto di un monologo che parlava dell’importanza del
monachesimo e di come esso abbia contribuito a salvaguardare la cultura occidentale-romana da una pericolosa caduta nel vuoto, favorendo la presa di coscienza di quest’entità assolutamente non geografica ma culturale chiamata Europa.
D’accordissimo con le parole del sapiente fino a quando collega la situazione medievale con quella che attualmente sta attraversando l’Europa, preda del terrorismo fondamentalista dell’Islam.
Non conoscevo le teorie di Massimo Introvigne, autore di questa pericolosissima disinformazione e più volte citato nel programma in questione, ma sapevo che apparteneva alla cerchia dei personaggi vuoti che lavorano duramente per Israele.
Il messaggio è molto pericoloso perchè si colloca, come sogliono fare costoro, all’ingresso del mondo dell'informazione e della cultura.
In parole povere, chi è dotato di poca cultura e vuole affacciarsi nel mondo per cercare di capire come vanno le cose, si ritrova una pletora di personaggi che spacciano le loro teorie come buone, quando invece sono veri e propri mezzi di propaganda, difficilmente disinnescabili se non da parte di chi è intenzionato a perdere molto tempo per approfondire e sentire le più svariate campane.
Non le ho ancora detto quale radio si permetteva di spacciare queste cose: ebbene, mio malgrado, trattavasi di Radio Maria!
Contrariamente a Introvigne io mi domando come sia possibile che i princìpi tante volte sbandierati in Europa (ma forse quasi mai applicati) vengano difesi proprio dall’Islam?
Peggio, dai reietti dell’Islam.
Non è infatti l’Iran, l'unico Paese che si scaglia contro la deriva fondamentalista del sionismo?
Rino A.
Introvigne lo conosciamo.
Mi spiace più per Radio Maria, che è diventata un “culto” messianico.
Maurizio Blondet
11/02/2008
18.30
Cameo
Caro Maurizio,
volevo segnalarle che nel romanzo di Valter Binaghi “I 3 giorni all’Inferno di Enrico Bonetti cronista padano” (Sironi editore) è presente un suo simpatico “cameo” (non esplicitamente accreditato, ma riconoscibilissimo) in veste di conferenziere.
Il libro è molto interessante ed è un insolito tentativo di confezionare un thriller religioso in una prospettiva che non sia la solita solfa gnostica, e che presenta molti degli argomenti di cui si
occupa il vostro sito.
Non a caso l’autore cita lei ed EFFEDIEFFE tra le fonti di ispirazione.
Cordiali saluti,
Fabrizio U.
Grazie a Binaghi.
Maurizio Blondet
11/02/2008
Dibattito sulla Costituente
L’articolo di Blondet su un’ipotesi di Costituente per risolvere i problemi del nostro Paese ha suscitato un vasto dibattito sul nostro sito; riportiamo una raccolta di lettere con e senza risposta del direttore.
-------o0o----------
Costituente
Egregio Direttore,
Per chi legge i Suoi articoli e le Sue analisi, Lei è un grande libro aperto.
Se tutti i cittadini potessero sapere quello che Lei scrive, in particolare sulla politica e l’economia, avrebbe una schiacciante percentuale di elettori schierati con Lei, con assoluta convinzione (che è
l’aspetto più importante).
Se questa fosse solo l’opinione di un lettore come me, avrebbe scarso valore.
Ma non è così.
Le prove, per me, non vengono soltanto dalle continue testimonianze dei Suoi lettori: per me vengono anche dai giudizi diretti di stimate persone di mia conoscenza.
Potrei dire del mio parroco, del suo entusiasmo dopo aver letto il Suo articolo “Contro
Visco, preghiamo Sant’ Antonio” e molti altri giudizi ancora...
Lei non è di quelli che cambiano il loro modo di pensare e di agire in base all’aria che tira e alle pressioni esterne: se così fosse, si sarebbe adeguato da quel dì.
Sotto sotto, anche se non lo potevamo pretendere, stavamo aspettando qualche
buona nuova da Lei, l’indicazione di qualche praticabile percorso per intaccare e, se possibile, spazzare via in modo incruento, questa situazione incancrenita.
Non si fermi.
Sarà circondato da un esercito, me compreso.
Come sempre, i miei più cordiali saluti.
Silvano P.
--------o0o----------
Idea geniale
Egregio direttore,
Lei ha “buttato in fretta” delle parole di una lucidità adamantina.
Occorre un movimento costituente e solo Grillo oggi lo può lanciare.
Siamo al paradosso, ma la storia è tutta un paradosso.
Un comico può rovesciare con una rivoluzione morbida e costituente la casta melmosa
che soffoca l’Italia.
L’uomo sarà all’altezza della situazione?
Non ci serve nessun leader, nessun duce.
Ci serve uno che convochi le vere elezioni.
Si aprirebbe il campo per gli onesti: intellettuali, tecnici, professionisti potrebbero rifondare lo Stato.
Preghiamo perché questo avvenga.
Deve essere fatto prima del 13 aprile.
Il 6 aprile bisogna portare a votare milioni di persone per la costituente.
Si può fare.
Bisogna essere in 10 milioni almeno.
Si può fare.
E’ il chairos: bisogna coglierlo, se no, è la fine.
L’uomo saprà cogliere il chairòs?
Alessandro S.
-------o0o----------
Due legislature
Chi sta al governo a lungo sviluppa esperienza.
Il re ci sta tutta la vita ed evita licenze in un futuro dannose per il figlio successore.
Se al vertice sono a contratto in conseguenza alla base diventeranno tutti a contratto.
Se al vertice durano anche alla base dureranno.
Tentacoli, uncini, ventose?
Chi le ha, Prodi?
Marini?
Mastella?
Pure Giorgio Napoletano ha le ventose, gli uncini, i tentacoli grappi?
Vito P.
Continuo ad essere d’accordo con Grillo.
Due legislature, magari tre, bastano.
La prima per acquistare esperienza.
Maurizio Blondet
-------o0o----------
-
Costituente
Le invio questa e-mail per consegnarLe un GRANDISSIMO GRAZIE.
Ho sempre avuto il sospetto di avere un rapporto telepatico con Lei, ma nel leggere il Suo ultimo articolo il sospetto è svanito ed è diventato certezza.
Cordiali saluti.
Ferruccio G.
-------o0o----------
Gentile Maurizio Blondet,
ho letto il suo articolo in merito ad una “nuova costituente”.
Attendo come cittadino italiano la piena attuazione della costituzione italiana che viene continuamente bistrattata (soprattutto in forza delle spinte sovranazionali liberticide e antidemocratiche).
La costituzione italiana fu un compromesso splendido che prese il meglio dalle varie tradizioni politiche e culturali italiane (cattolicesimo, liberismo massonico, socialismo, comunismo).
Se la Costituzione attuale è “bistrattata”, è perché manca un articolo che vieti il bistrattamento.
La nuova costituente dovrà provvedere anche a questo.
Non sono interessato come cittadino italiano ad una “nuova costituente”.
Purtroppo è dalla P2 di Licio Gelli che si sente parlare di “nuova costituente”... gli obiettivi più o meno limpidi li conosciamo tutti.
Lei no, altri sì.
Un’assemblea costituente è eletta a suffragio universale diretto.
Ciò elimina i poco limpidi giochi alla Gelli.
Che cosa c’entra quindi Gelli?
L’Italia non ha bisogno di un presidente che elegga uomini al di fuori da movimenti,correnti di pensiero... i famosi “tecnici”...
Lei stesso denigrava in molti suoi articoli i “tecnici” (da Draghi servo Goldman Sachs a Ciampi laureato in lettere)
Forse non è chiaro il senso della mia proposta.
I tecnici sotto il premier sarebbero il contrario del “governo dei tecnici” surrettizio, antidemocratico e anti-costituzionale, che oggi è diventato la regola: perché ci sarebbe un responsabile politico, eleggibile e bocciabile dal voto, a guidarli, a sceglierli, a cambiarli.
E poi, in ogni caso, questa mia è solo una proposta: gli altri (300? 200?) membri della costituente ne proporrebbero altre, magari migliori.
L’Italia ha bisogno di riappropriarsi di una visione comune, d’insieme... non settaria... non particolare... la società è totalmente atomizzata e in mano a “corpi intermedi” (massonerie varie... gruppi cattocristiani)... gli onesti e quelli che muovono veramente questo Paese non ne possono più degli incappucciati di nero, nè tanto meno di ridicoli uomini (uomini?... un uomo che non sa amare una donna non è un uomo libero... non è un uomo) con vesti talari.
La società è atomizzata perché l’Italia è morta dall’8 settembre 1943, e l’“atomizzazione” odierna è la conseguenza: i vermi che pullulano sul cadavere.
In ogni caso, la Costituente avrebbe il potere di regolare a nuovo i rapporti tra Stato e Chiesa.
Non c’è bisogno nè di una nuova costituente... nè di un uomo forte come presidente.
Allora si tenga Mastella.
E’ lui, e i tipi come lui, che finiscono per condizionare la pseudo-politica italiota.
C’è bisogno di ripristinare i valori minimi di senso civico e RES PUBLICA... c’è bisogno di dare dei calci nel culo alle nuove generazioni di ragazzini con playstation e ipod e mandarli a studiare a scuola... e bocciarli quando si deve... perchè l’Italia ha bisogno anche di lavori manuali (basta con lo schiavismo degli extracomunitari).
La Costituente dovrà stabilire che Italia vogliamo.
Anche rispetto ai giovani.
Maurizio Blondet
-------o0o----------
Costituente e Veltroni perito cinematografico
Veltroni pensi al suo partito senza anima che scimmiotta gli americanismi di moda (da “i care” a “yes we can”... questa è la subcultura di un perito cinematografico quale è Veltroni) non ad una “costituente”.
Veltroni lo vedrei bene come docente (raccomandato) ordinario del DAMS (discipline artistiche della musica e dello spettacolo) a tenere un corso monografico su “Tex Willer” o “Betty Boop”.
Mi scusi la lettera di sfogo.
Cordiali saluti
Roberto C.
Un perito tecnico o cinematografico potrà partecipare alla Costituente, come ogni altro cittadino che venga votato da un numero sufficiente di elettori.
Veltroni, se vorrà candidarsi, dovrà rinunciare a fare politica, tornare a vita privata, o per sempre o almeno per cinque o dieci anni
(il periodo di incompatibilità lo stabiliranno i costituenti).
Io credo che non lo farà...
Maurizio Blondet
-------o0o----------
Firme per la Costituente
Carissimo Blondet ,
28 Novembre 2007 inviato a Società Aperta un mio appello al Presidente affinchè si apra subito un'Assemblea Costituente.
E’ già dal 2006 che stiamo raccogliendo le firme.
Personalmente la ringrazio per l’articolo e per le sue idee che, se il progetto dovesse concretizzarsi, saranno sicuramente migliorative.
Cordialità
Giorgio F.
Ci faccia sapere qualcosa di più sulla sua iniziativa.
Maurizio Blondet
-------o0o----------
Costituente no
Egregio Direttore,
sono un frequentatore molto assiduo del sito da lei diretto, poiché ne apprezzo e ne condivido quasi integralmente i contenuti.
Mi permetto, tuttavia, per una volta, di rubarLe qualche attimo di tempo per esprimerLe il mio dissenso in merito al Suo giudizio sulla costituzione italiana.
Premettendo la mia ignoranza in materia, ritengo che la carta costituzionale rappresenti ancora oggi un’ottima “ossatura” per una repubblica democratica.
La sua bontà (mi piace pensare), proviene anche dal momento storico in cui fu redatta.
L’essere umano europeo usciva dagli orrori della guerra, ben consapevole delle cause che l’avevano creata.
Pertanto, sono portato a credere che i nostri costituenti fecero davvero il possibile, per evitare il ripetersi delle concentrazioni di potere in poche mani.
Come ho detto, oggi il pericolo non è il ritorno del fascismo (fenomeno irripetibile)… ma l’oppressione che la Casta esercita sulla società.
L’uguaglianza sostanziale tra i cittadini, lo Stato di diritto, la divisione dei poteri, i diritti fondamentali alla vita, alla salute, all’istruzione, al lavoro, etc.
In altre parole, carissimo Direttore, ho la sensazione che la nostra Costituzione rappresenti ancora un alto grado di evoluzione giuridica contemporanea.
Nessuna assemblea costituente ci priverebbe di questi diritti; a meno che l’intero popolo italiano non voti come costituenti dei fanatici pazzi totalitari nemici dell’uomo… è reponsabilità nostra, di cittadini, votare persone decenti.
Il suo parere, che la Costituzione vada bene così com’è, sarebbe certamente rappresentato nella Costituente: un parere fra gli altri, che dovrà poi esporsi al voto.
Se la maggioranza dei costituenti adotterà quel parere, la Costituzione resterà tale e quale (io spero di no).
A mio avviso, però, oltre a non aver mai trovato sufficiente applicazione, è stata progressivamente e dolosamente “aggirata” da decenni di legislazione parlamentare scellerata, subordinata a tutto, meno che alla Costituzione stessa ed all’interesse della res publica.
Quindi, personalmente, quando qualcuno sostiene che la Costituzione vada cambiata perché vecchia, temo sia un falso pretesto per togliere definitivamente l’ultima potenziale difesa a noi cittadini.
Oggi esiste quello che Cossiga chiama (il malefico) “costituzione materiale”, che si applica di fatto sotto la costituzione scritta, fra il lusco e il brusco.
E qual è l’entità che si è data una “costituzione materiale” che nega e falsa i principi della costituzione vigente?
La Casta, intesa nel senso più ampio (magistratura, “tecnocrati”, politici di professione, manager statali a contratto “privato”, eccetera), ciascuna cosca ha fatto il suo piccolo colpetto di Stato, appropriandosi un po’ più dei poteri assegnati dalla costituzione, e di fatto scardinandone la cornice.
Per questo ci vuole una nuova costituente che rialzi i paletti di confine.
Fra i tre ordini: specie fra magistratura (non eletta) e i politici (eletti).
Senza essere blasfemo e pur riconoscendone i limiti (ne avrà per forza, come tutte le umane cose!), la sensazione che mi provocano le critiche ad essa dirette, assomiglia a quella che mi provocano le critiche di vetustà e/o falsità rivolte al messaggio di Cristo.
Scusi, il suo è tipico fondamentalismo cattolicoide, dossettiano.
Lei sta confondendo la Costituzione con Cristo, che è pure idolatria.
La Costituzione non è il Verbo calato dal cielo (come predica Oscar Luigi Scalfaro, il più golpista dei presidenti), è un manufatto umano, che può essere cambiato e corretto, e sottoposto al giudizio umano.
E’, dunque, con la massima stima ed umiltà, Egregio Direttore, che mi permetto di invitarLa a verificare e/o riconsiderare il Suo punto di vista sulla nostra Costituzione.
Se avrà motivo, tempo e voglia di farlo, sono sicuro che non mancherà, in futuro, di farcelo sapere attraverso i Suoi articoli pubblicati nel sito.
In caso contrario, nessun problema.
Forse, un domani, sarò io a condividere (anche qui!!!) la Sua idea.
RingraziandoLa vivamente per la Sua preziosissima attività, La saluto cordialmente.
Giacomo M.
Sono io che la ringrazio, anche se non approvo la sua posizione.
E’ questo lo spirito Costituente: ciascuno porti il suo contributo, sarà discusso, esaminato, accettato o respinto.
Apertamente in pubblico dibattito fra i costituenti che avremo eletto, non dietro le quinte.
Maurizio Blondet
-------o0o----------
Beppe Grillo costituente spero di no
Buona sera Direttore,
esprimo tutta la mia simpatia, ammirazione e rispetto per il suo coraggio, la sua volontà, la sua cultura, la sua forza nel levare la voce che illumina giornalmente questa italia (il minuscolo è voluto, perchè di maiuscolo alla guida di questa colonia, non mi riesce di vedere nessuno).
Tornando all’oggetto di questa e-mail, premetto che Beppe Grillo non mi è mai piaciuto molto, benchè porti alla ribalta notizie molto interessanti, la sua mira è solo puntata verso i politici, le sarei immensamente grato, (è la prima volta che scrivo ad un giornale, nonostante io segua internet dai suoi albori,) se volesse fare un’analisi sulle informazioni sul controllo di Beppe Grillo.
In effetti Grillo potrebbe essere un buon termometro per i poteri Veri.
Colgo l’occasione per ringraziarla del suo lavoro, per la possibilità che dà alle persone come me di poter almeno immaginare, nonostante tutto, un futuro migliore.
Cordialmente
Nicolò
Conosco il testo che mi propone: Beppe Grillo, sostiene, è forse manovrato da un’oscura lobby gnostica.
D’accordo.
Ma nell’assemblea costituente mica sarebbe eletto solo lui: ci sarebbero altri 200-300 membri votati da altri italiani anti-Grillo.
E anche i 300 altri eletti potrebbero essere gnostici, massoni, marpioni...
E’ un rischio da correre.
E’ un rischio la cui responsabilità cade su noi cittadini-elettori dei costituenti: se eleggiamo delle càccole, è perché siamo caccole e vogliamo una legge degna di caccole. Vuol dire che ce la saremo meritata. Se ho pensato a Grillo, è perché lui ha in questo momento una forza reale - una parte della cittadinanza che è in grado di convocare - i mezzi (economici) per un’iniziativa di un certo respiro, e un tipo di idee “costituenti”.
Magari anch’io preferirei che ci fosse l’Arcangelo Michele al suo posto, ma è Grillo quello che abbiamo.
Si gioca con le carte che si hanno in mano.
Maurizio Blondet
11/02/2008
12.00
L’eroe della resistenza
Egregio Direttore,
in questi giorni se ne è andato al creatore un certo Arrigo Boldrini, ex partigiano, col sopranome di “Bulow”.
Su di lui le autorità di governo hanno speso parolone di circostanza, i giornali si sono sperticati a cantarne le gesta eroiche.
I mass-media, per ingannare il popolo bue, confondono a proprio volere e piacere il senso delle parole capovolgendone il significato, come, ad esempio, il concetto di “eroe” o “assassino”, elevando quest’ultimo a modello attribuendogli i meriti ed i valori del primo.
Ma chi era costui veramente?
Boldrini nacque il 6 Novembre 1915 a Ravenna, stessa città che diede i natali ad Ettore Muti (questi sì un valoroso nel vero senso della parola!).
Quello che nessuna commemorazione ricorda è che Arrigo Boldrini, futuro “Bulow”, fu un centurione della M.V.S.N. (Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale), quindi uno di quelli che sicuramente partecipava alle “oceaniche adunate”.
Poi le cose cambiarono e si stavano mettendo male e divenne partigiano.
Fin qui niente di speciale, lo hanno fatto in tanti...
Tra la fine di Aprile e gli inizi di Maggio 1945, la 28a. brigata garibaldina “Mario Gordini”, comandata dal Boldrini e da qualche mese integrata nell’VIII Armata insieme al gruppo di combattimento “Cremona”, riceve disposizioni di fermarsi nella zona di Codevigo, nella provincia di Padova.
E’ lo stesso Boldrini ad annotare nel suo diario, alla data 9-10 Maggio 1945 (la guerra era terminata da due settimane); “Nella sera dobbiamo affrontare nuovamente una questione molto seria, si tratta del rastrellamenti dei fascisti operati spontaneamente dai patrioti un po’ ovunque”.
Codevigo è una zona piuttosto isolata, tra i fiumi Brenta e Bacchiglione, ma bisognava giungere prima degli alleati inglesi dell’VIII Armata.
C’è una cascina, la ca’ Bredo, ai margini del paese e nei pressi del Brenta.
Il granaio viene trasformato dai partigiani guidati da Bulow in una specie di palazzo di giustizia con patibolo, granaio che per la gente del posto sarà ricordato come “il macello”.
Per giorni e giorni gruppi di fascisti, o presunti tali, vennero condotti nella stalla e là giustiziati.
Gilberto Gaggion, figlio di Giuseppe, il fattore che dirigeva la cascina, ricorda: “so che fu una specie di mattatoio, ma mio padre si è sempre rifiutato di parlarmene “.
Le vittime venivano trasportate da un carretto dell'immondizia per essere gettate nei fiumi o nelle fosse comuni.
Una processione molto comune per le vittime del comunismo.
Diciassette anni dopo, da tre fosse comuni a Codevigo e a Santa Margherita, furono recuperati centosei cadaveri, di cui settantasei ravennati, quattordici padovani e sedici ignoti.
Tutto il paese lo seppe ma preferì fingere di non sapere, come fingono ancora oggi per paura.
Fra gli assassinati c’era Corinna Dardo, maestra elementare, colpevole di essere la vedova di un fascista, c’era Ludovico Bubbola, colpevole di essere figlio del podestà, c’era Farinacci Fontana, diciottenne, colpevole di portare “quel cognome”.
Da quel massacro solo quattro si salvarono fingendosi morti: Aldino Martelli, Paolo Maccesi, Guido Corbelli ed Alvaro Allegri, quest’ultimo ebbe tre familiari massacrati.
Dalle loro testimonianze, comparandole con il “Diario di Bulow”, Gianfranco Stella potè ricostruire i fatti nel suo libro “1945, Ravennati contro”.
Si può citare anche il documento trasmesso in data 15 Settembre 1945 dal CLN di Candiana (PD) al suo omonimo di Marmore, in provincia di Terni e conservato da Ugo Giannuzzi nell’Archivio della Federazione Nazionale delle Associazioni Scuole ex Ufficiali della GNR nella RSI.
Vi si legge, a proposito della richiesta di notizie, da parte della famiglia del Tenente Conti Sante, il seguente testo:
“Il nominato in oggetto, già sfollato in questo Comune con la Guardia Nazionale Repubblicana di Ravenna, è stato fermato il 29 Aprile u.s. da partigiani locali e consegnato successivamente alla 28a. Brigata garibaldina di Ravenna, comandata da Arrigo Boldrini, conosciuto come ‘Bulow’ - incorporata con la Divisione Cremona, la quale provvide a trasportare i prigionieri in Comune di Codevigo (Padova), dove, dopo sommari interrogatori vennero passati per le armi.
Questo Comitato non può precisare quale sorte abbia subito il Conti.
C’è motivo di ritenere che il Conti abbia subito uguale sorte”.
Qualora fosse necessario questo testo è firmato da Gino Bollettin, della locale Presidenza del CLN.
I morti ammazzati da o per ordine della Medaglia d’Oro Arrigo Boldrini, vanno addebitati all’ex Ufficiale della MVSN o al partigiano “Bulow”?
Saluti
Gian Franco S
11/02/2008
11.00
I “giusti”
Caro direttore,
su Haaretz del 28.1.08 c’è una rubrica, tenuta dal rabbino Brovender, in cui un lettore chiede di
capire il perchè dell’esistenza e dell’agire dei famosi “giusti tra le nazioni”, cioè i non-ebrei che hanno salvato ebrei perseguitati durante il nazismo.
Viene chiesto: “come mai?”, quasi che sia incomprensibile un gesto simile, inaspettato da parte di un non-ebreo.
Non esiste gentilezza d’animo, generosità, umanità, senso del diritto, pietà umana, in un non-ebreo?
Evidentemente no, secondo il lettore meravigliato che chiede chiarimenti.
E il rabbino risponde che il merito è della Torà e degli ebrei.
Lei,direttore, pensava che c’entrassero gli insegnamenti cristiani?
Ma no, cosa crede?
Si legga la risposta.
“..some gentiles will be righteous as a result of the indoctrination that we Jews impose on the world”.
Abbiamo buone qualità grazie alla “indoctrinaction that we jews impose on the world”.
How does one explain the righteous gentile?
Rabbi Chaim Brovender
A: The capacity that gentiles have to be righteous comes from their connection to the values of the Torah.
We all know that when the Mashiach comes everyone, Jew and non-Jew will be able to recognize the truth of the message.
This will come as a result of a long educational effort that we are part of. We have the obligation of teaching the Torah values to the larger communities of the world.
The Rambam has pointed out, that christianity and Islam, while not perfect, advance the ideals of the Torah for the peoples of the world.
It is reasonable to expect that some gentiles will be righteous as a result of the indoctrination that we Jews impose on the world.
This process is not perfect and at times there are tremendous problems, even holocaust, but ultimately the truth will maintain.
Sono fatti così...
Maurizio Blondet
11/02/2008
10.00
Qualcosa non quadra
Gentile direttore,
guardate come BankItalia si diverte a sfotterci per bocca di ANSA: “Redditi famiglie fermi dal 2000”.
Bankitalia, se capofamiglia autonomo aumento del 13,1%
(ANSA) - Roma, - Il reddito delle famiglie con capofamiglia dipendente è rimasto fermo (+0,3%) dal 2000 al 2006, considerando l’aumento del costo della vita.
Lo sottolinea la Banca d’Italia nell’indagine campionaria sui bilanci delle famiglie italiane nel 2006. Il reddito delle famiglie con capofamiglia autonomo, nello stesso periodo, sempre in termini reali, è cresciuto del 13,1%.
Le famiglie che devono contare su un capofamiglia a libro paga da 6 anni fanno affidamento sempre sullo stesso budget.
Dunque la triste misura dello 0.3% è una misura media su tutti i lavoratori dipendenti.
Visto che non ci sono indicazioni più dettagliate mi viene da pensare che la media sia su tutti i lavoratori dipendenti, statali e non.
Dunque, considerando - come lei ci ha spesso ricordato - che i salari degli statali sono /de facto/ gli unici che crescono in misura reale, da questo ne risulta che i salari dei lavoratori dipendenti privati sono calati in questi 6 anni.
Per fortuna che BankItalia se ne è accorta tempestivamente!!!
Distinti saluti,
Giulio P.
11/02/2008
09.00
Israele umanitaria
L'altra sera, mentre ascoltavo il TG2, ho assistito sgomento alla seguente affermazione del conduttore:
“Israele aprirà i varchi con la striscia di GAZA per evitare una catastrofe umanitaria”.
Ma come - mi sono detto - ?
Ci prendono per il culo?
Non hanno forse imposto loro un provvedimento arbitrario e criminale che avrebbe come unica conseguenza un disastro umanitario?
Il loro “pentimento” non sarà mica la codarda conseguenza di un lieve sdegno che si è mosso nel mondo “civile” per salvare la faccia (ricordo una analoga posizione del popolo eletto in quel di New York)?
Non aggiungo altro.
Nel ringraziarla per la sua preziosa opera, la saluto cordialmente.
Fabio Cl.
10/02/2008
22.00
Lobby o discriminazione razziale?
di Massimo Mazzucco
Fonte: luogocomune.net
L’invito, se possibile, è a leggere questo articolo prima di tutto come uno scandalo logico-semantico, e solo in secondo luogo, eventualmente, come la denuncia di una macroscopica ingiustizia, peraltro ormai nota al mondo intero.
La notizia è questa: una lista di 162 professori universitari, in maggioranza ebraici, pubblicata da un non meglio identificato “blog”, ha scatenato un finimondo a livello mediatico e politico, risolvendosi in una condanna compatta e univoca contro gli autori di quella lista.
“Siamo in presenza di un evento inquietante - ha detto Anna Foa, docente di Storia moderna dell’università La Sapienza di Roma - Chi si è reso autore di questa iniziativa delirante ha commesso un reato e va punito”.
Mentre il rettore Renato Guarini, “interpretando i sentimenti di tutta la comunità universitaria”, lo ha definito un “inaccettabile atto di intolleranza”.
Chiude la fiaccolata dello sdegno l’immancabile Walter Veltroni, con un chiaro invito al “rifiuto di ogni forma di discriminazione e di odio” (ANSA).
Ma che cosa conteneva di così grave questa “lista”?
Di cosa erano accusati, coloro che vi comparivano?
Di “fare lobby”.
Questa è la notizia ufficiale, riportata ieri dai giornali e dalle TV.
Ohibò, “fare lobby”.
E in che cosa consisterà mai, questo curioso peccato capitale, del quale non si può accusare nessuno senza addirittura “commettere un reato”?
Trattandosi di una parola inglese, ci rivolgiamo direttamente al dizionario... dove troviamo questa definizione:
LOBBY: “A group of persons who work or conduct a campaign to influence members of a legislature to vote according to the group’s special interest”.
“Un gruppo di persone che si adoperano o conducono una campagna per influenzare i membri di una legislatura a votare secondo gli interessi particolari di quel gruppo”.
Dov’è il problema, quindi?
Una volta stabilito che si utilizzino esclusivamente dei mezzi legali per “influenzare” i legislatori, non si comprende dove possa stare la pietra dello scandalo.
Non solo le lobby in Italia non sono proibite - in America poi sono una vera e propria istituzione - ma fanno parte integrante di una società che da un lato è basata sulla competizione e sul libero mercato, e dall’altra sulla sacrosanta libertà di espressione.
Se quindi io voglio convincere un parlamentare a promuovere una legge che favorisca le auto a olio di colza invece di quelle a benzina, perchè mai non potrei farlo?
Nel libro di Mauro Fotia “Le lobby in Italia: gruppi di pressione e potere”, c’è addirittura una sezione intitolata “Lobby e Istituzioni”, nella quale ad esempio leggiamo (pagina 29): “Una lobby è altresì in grado di presentarsi come la fonte più autorevole delle informazioni più aggiornate nel settore in cui opera e in ogni caso di risultare di gran lunga superiore alle fonti autonomamente attivabili dalla presidenza delle camere, delle commissioni o dai singoli parlamentari. Infine, una lobby ha la concreta possibilità di dimostrare plausibilmente la congruenza fra i suoi interessi specifici e quelli più generali, almeno, ma non solo, per quanto attiene alla regolamentazione della tematica di cui si occupa”.
Che cosa c’è quindi di così scandaloso nel sentirsi accusare di “fare lobby”?
Anzi, visto che le persone elencate in quella lista hanno chiaramente degli interessi in comune, sarebbero ben poco astuti ad agire ognuno per conto proprio, senza coordinare i loro sforzi verso un obiettivo comune.
Dove starebbero quindi l’odio e la discriminazione di cui parla Veltroni, da parte di chi li “accusa” di “fare lobby”?
Ma dove starebbe soprattutto il “reato” compiuto da costoro, nel pubblicare quella lista, visto che si sostiene che un certo gruppo di persone compie un’azione del tutto legale?
Lo ripetiamo, per maggiore chiarezza: o ciò che fanno questi professori è illegale, e allora vanno semplicemente arrestati e processati, oppure è legale, e allora non si comprendono ne l’ “accusa” da parte dei blogghisti ai professori, nè lo scandalo da parte di questi ultimi, nè soprattutto dove stia il “reato” dei primi.
Siamo di fronte a un tale paradosso logico-semantico, che viene il sospetto che al gruppo di professori abbia dato in realtà fastidio il semplice fatto di essere stati “elencati”.
E’ possibile cioè, essendo ebrei, che il fatto stesso di veder comparire il proprio nome in una qualunque lista possa evocare in loro i tristi ricordi delle leggi razziali, delle deportazioni e dei campi di concentramento.
Forse è questa la “discriminazione” di cui parla Veltroni, nel tornare in qualche modo a “ghettizzare” gli ebrei di oggi, e in questo senso si può anche dargli ragione.
“Fare le liste” è brutto comunque, per principio, perchè scava inevitabilmente un solco fra gli esseri umani che diventa poi più difficile da appianare.
Non è bello dire “i negri”, “gli omosessuali”, o “le donne” - anche se si vuole magari difendere la loro categoria - perchè nel farlo si riafferma comunque una loro “diversità”, discriminandoli in ogni caso.
Anche in questa ipotesi, però, la logica si scontra con i dati di fatto: non sono gli ebrei stessi a sostenere di essere diversi?
Non dicono loro di essere il “popolo eletto”?
Un volta chiarito che “popolo eletto” non significa necessariamente “favorito” (per quel che ne sappiamo, possono anche essere stati “scelti” per prendere botte da tutti, e sui disegni del Creatore non possiamo certo metterci a discutere), resta il fatto - storico, innegabile e onnipresente - che siano sempre stati gli ebrei a non volersi mescolare al resto dei “goyim”.
Padronissimi di fare gruppo a parte, naturalmente, ma questo impone ora di escludere un risentimento da parte loro per essere stati identificati come ebrei.
Sono i primi a far notare al mondo si esserlo, e ci tengono pure da morire.
Quindi?
Che cosa ci rimane, a questo punto?
Rimane solo quel fantasma, indefinito e inafferrabile, chiamato “antisemitismo”.
Tu ce l’hai con me - sostiene l’ebreo che accusa un non-ebreo di antisemitismo - e questo non puoi farlo.
Tu non mi puoi odiare, non mi puoi schernire, non mi puoi disprezzare, perchè io ho già avuto sei milioni di morti, e ho sofferto abbastanza.
Ora, gli ebrei - almeno quelli intelligenti - non pretendono certo di stare simpatici a tutti, però chiedono - pare di capire - di tenersi per sè eventuali antipatie, per non fomentare ulteriormente violenza contro di loro.
E si potrebbe pure dargli ragione, anche perchè il pregiudizio non è comunque una bella cosa, e alimentarlo negli altri va evitato in ogni caso.
Ma allora perchè, ci si domanda, quando Oriana Fallaci parla dei musulmani come se fossero topi di fogna, le sue parole finiscono addirittura in prima pagina sul Corriere, e nessuno trova nulla da ridire?
Che differenza c’è fra parlare male di un musulmano - o di tutti i musulmani insieme - e parlare male di un ebreo, o di tutti gli ebrei insieme?
Seminando disprezzo verso una qualunque etnìa, gruppo o religione, non si fomenta forse un eventuale odio latente verso quella etnìa, gruppo o religione, qualunque essi siano?
Che differenza c’è, quindi, fra un “antisemita” e un “antimusulmano”, e perchè mai il primo andrebbe “punito” a termini di legge, e il secondo addirittura premiato con le prime pagine dei più prestigiosi quotidiani?
Forse perchè gli ebrei hanno avuto l’Olocausto, e i palestinesi no?
Anche qui si va a cozzare dritto contro la storia: il fatto che nelle scuole non si insegni che cosa è stata la Nakba non significa che non sia mai esistita.
Ne vogliamo davvero parlare?
Quindi, siamo punto e a capo: non si riesce a trovare un solo motivo valido di risentimento, da parte di quei 162 professori, che non sia il fatto stesso di essere stati “elencati”.
E allora guardiamo bene che cosa ha fatto, ad esempio, lo Steven Roth Institute, un organismo con base a Tel Aviv che si occupa di catalogare e denunciare, Paese per Paese, i mille fatti di “antisemitismo” che accadono nel mondo.
Ha pubblicato una lista!
Anzi, ne ha pubblicato dozzine, di liste, una per ogni nazione in cui essi ritengono che esista anche solo un potenziale focolaio di “antisemitismo”.
Nella pagina che riguarda l’Italia troviamo elencati, ad esempio, il “Partito dei Comunisti Italiani”, il “Partito della Rifondazione Comunista” e la “Federazione dei Verdi”, che sono fra l’altro definiti degli “anti-parliamentary parties”, ovvero dei partiti in qualche modo “contro il Parlamento” [?].
Sono poi elencati, con nome e cognome, gli esponenti più in vista delle varie associazioni islamiche, come ad esempio Roberto Hamza Piccardo, oppure il chirurgo siriano Mohammad Nur Dachan, divenuto cittadino italiano.
Ci sono scrittori come Dagoberto Bellucci, Claudio Mutti o Maurizio Blondet, siti internet come 11settembre.net o ComeDonChisciotte, e quotidiani come il Manifesto o lo stesso Corriere della Sera.
Insomma, paragrafi e paragrafi di elenchi dai quali non sembra salvarsi praticamente nessuno: tutti in qualche modo ce l’avrebbero con gli ebrei, e tutti vengono accuratamente etichettati e catalogati come “antisemiti”.
Dal che si deduce, per tornare al discorso iniziale, che sia lecito elencare chi è “antisemita”, ma chi è “lobbysta” o no.
Siamo cioè alla notte della Ragione.
Massimo Mazzucco
10/02/2008
21.00
La bufala della “lista di proscrizione”
NON BASTAVA LA GUERRA, ORA C’E’ ANCHE L’INDIGNAZIONE “PREVENTIVA”. NESSUNO SA UN TUBO, NESSUNO SA CHE LA “LISTA DI PROSCRIZIONE” E’ IL COPIA INCOLLA DI UNA PETIZIONE “MULTIETNICA” NIENTEMENO DELL’UCEI ANNO 2005, MA TUTTI SI STRACCIANO LE VESTI PUR DI NON SUBIRE IL VETO DELLA COMUNITA’ EBRAICA ALLE PROSSIME ELEZIONI. RESTANO DI QUESTA INCREDIBILE VICENDA, DUE PUNTI INTERROGATIVI: LE PROVOCAZIONI GERMINATE TRAMITE IL SITO IL CANNOCCHIALE SONO FINITE? E QUAL’ERA IL COMMENTO DEL BLOG ALLA LISTA REDATTA DALL’UCEI, UNICO MA IGNOTO DATO UTILE PER UNA POSSIBILE (E A QUESTO PUNTO BEN FONDATA) ACCUSA DI RAZZISMO?
Lista di proscrizione? Guardiamo ai fatti:
1) la lista di proscrizione de il blog Il Cannocchiale non è altro in effetti che un copia incolla di una lista di firmatari di un appello contro le Università inglesi a loro volta favorevoli al boicottaggio, redatto dall’Unione delle Comunità israelitiche nel lontano maggio 2005;
2) A quell’appello pro Israele avevano aderito anche docenti non ebrei: dunque la natura della lista ripresa dal blog è non certo razziale ma prettamente politica.
Non a caso mentre Repubblica travisa titolando “professori ebrei” (pagina 10 dell’edizione odierna), Il Corriere titola a sua volta correttamente “professori pro-Israele” (pagina 18).
3) La lista è stata caricata sul sito Il Cannocchiale il 16 gennaio, al momento cioè della polemica sul Papa a La Sapienza, e fino all’8 febbraio, benché il monitoraggio di internet da parte dei cacciatori di “antisemiti” sia notoriamente indefesso e diffuso, nessuno se lo è filato.
4) Resta un unico aspetto oscuro, stando almeno a quanto (non) si legge sui principali giornali:
il commento e la presentazione dei blogghisti all’elenco dei firmatari dell’appello pro Israele.
Cosa hanno veramente scritto?
Solo qui potrebbero trovarsi eventuali elementi di reato, o toni comunque razzisti e antisemiti.
Ma secondo la stessa Repubblica i 162 firmatari, nonostante il titolo del quotidiano già citato, sarebbero stati rubricati come “la lobby filoisraeliana degli atenei italiani”: e allora, dov’è il delitto, se nella Grande America Democratica Walt e Mearsheimer hanno scritto un libro titolato “The jewish lobby”, tradotto in Italia da Mondadori?
Dov’è il delitto, se Christian Rocca ha esplicitamente sottolineato in un libro sui neicon, editore il Foglio, le radici ebraiche del think-tank proisraeliano?
Dove sarebbe il delitto persino se la lista dei firmatari dell’appello dell’UCEI del 2005 fosse stata composta da soli docenti ebrei, visto che circola liberamente in Italia un libro di Carlo Schaerf (ebreo) sui cognomi ebrei in Italia?
Le conclusioni dunque sono per ora due: la prima è che quanto appena detto non esclude affatto la finalità razzista della sortita del blog: solo che bisogna documentarsi e documentare i lettori prima di sparare paginate di demonizzazioni.
Né si può sostenere che visto che la critica è rivolta anche contro professori ebrei, si sarebbe di fronte a un episodio di antisemitismo: sarebbe fare dell’ “antirazzismo” razzista, pretendere cioè che sia lecito criticare il lobbismo dell’Opus Dei o di chiunque altro, ma non degli ebrei.
Seconda conclusione: il fatto che la notizia sia diventata scandalo nazionale soltanto l’8 febbraio, nonostante fosse stata caricata sul sito almeno tre settimane prima, indica chiaramente il segno “elettorale” dell’indignazione “preventiva” sulla cosiddetta “lista di proscrizione”.
Leggete i giornali di oggi, e c’è sì qui - di fronte alla pochezza dell’evento, montato grazie a un blog strasconosciuto fino a 24 ore fa, e su una lista raccolta dall’UCEI nel lontano 2005 - da inorridire. Nessuno sa un tubo, nessuno ha letto, ma tutti, rievocando Hitler, la giornata della Memoria da imporre nelle università, le tombe profanate, i delitti rituali e via sproloquiando, sparano bombe e missili sulla campagna ormai in atto.
Una campagna elettorale in cui è scesa in campo - questo il significato ultimo della vicenda - la comunità ebraica italiana, impegnata a chiedere “tutto” anche se non subito: dalla revisione del messale di Papa Ratzinger, all’accettazione da parte dell’imam della visita alla Sinagoga di Roma, alla fine del boicottaggio della Fiera del Libro.
Questo oggi: ma state sicuri che è solo l’aperitivo.
Adesso, sull’onda dello scandalo e delle prime dichiarazioni prone e superficiali dei politici, gli ultras della minoranza ebraica cominceranno a martellare tutti i partiti e i candidati, di destra e di sinistra, per l’imbavagliamento dei blog ex progetto di legge Levi-Prodi, e per la reintroduzione della legge Mancino.
Defenestrato con successo D’Alema, hanno dato il buon anno all’Italia.
Claudio Moffa
10/02/2008
20.00
Un bimbo e padre Pio
Caro papà,
non so se scrivendo l’articolo su padre Pio tu abbia pensato alla mia mail precedente, quella sul Battista, ma credo che questo tuo pezzo mi abbia indicato una via da seguire.
Mi hanno colpito molto alcuni punti.
Tu scrivi,
“Ho la sensazione che il cielo si sia mobilitato e si stia facendo carico dell’umanità”.
Non è stupefacente pensare che lassù, la schiera degli angeli e dei santi radunati attorno a Dio, alla Madonna e a Cristo si interessi dell’umanità?
Loro pregano per ognuno di noi e non per una massa indistinta.
La loro è una preghiera “mirata”, sanno quali sono le debolezze di ogni uomo e lo aiutano a non cadere nel peccato, oppure a rialzarsi dopo una caduta.
Ogni singola persona è sostenuta nella sua battaglia quotidiana dalle intercessioni dei santi e della Madonna.
E’ davvero bello pensare al fatto che in cielo ci sia Qualcuno che ci aiuta a portare la croce e che lo faccia quotidianamente senza alcun obbligo.
Credo sia il più grande atto d’amore.
La seconda cosa che mi ha davvero commosso è che
“ogni peccatore incallito che reciterà la coroncina anche una sola volta, otterrà la protezione, e la Misericordia lo avvolgerà nell’ora della morte”.
O questa è una superstizione medioevale o c’è davvero un Mistero nel cristianesimo.
Uno dei peccatori, immaginiamo il “buon ladrone” che Cristo trovò nella sua stessa condizione di agonia sulla croce, è ora in Paradiso.
Vengono in mente i versi danteschi pronunciati da Manfredi:
“Orribil furon li peccati miei;/ ma la bontà infinita ha sì gran braccia,/
che prende ciò che si rivolge a lei”.
Non è che una persona finisca all’inferno per avere peccato e basta.
Si ritrova tra i tormenti eterni perchè non ha mai chiesto perdono, perché non ha mai fatto quell’atto di profonda umiltà grazie al quale avrebbe potuto chiedere un aiuto e la salvezza.
Buonconte per esempio, ci dice Dante, viene salvato per una lagrimetta.
Le anime del purgatorio non hanno peccato meno di quelle dell’inferno, Manfredi infatti dice: “orribil furon li peccati miei” e ciò nonostante si trova in purgatorio, con la certezza che un giorno, liberato da tutte le sue colpe, arriverà alla contemplazione di Dio.
L’ultima cosa che mi ha colpito del tuo articolo, caro papà, è che
“l’immagine di Cristo Misericordia ha lo stesso carattere della foto di padre Pio: al primo sguardo si sente che è viva”.
Anche io ho in camera un’immagine, quella del Cristo che parlò a San Francesco, e anche questa ha la stessa “vitalità” di quelle da te descritte.
Ogni tanto guardo quell’immagine e spero che un giorno dirà anche a me qualche parola, anche un semplice “ciao”.
Sarà infantile questo mio desiderio papà, sarà considerato da molti una superstizione, ma io preferisco continuare a vivere superstizioso piuttosto che affidarmi solamente a me stesso e voglio rimanere come un bimbo per continuare a chiedere aiuto alla Madonna, che è la nostra mamma, per correre piangendo da Lei ogni volta che sbaglio.
Non so se tu sia d’accordo in tutto papà, se ho sbagliato dimmelo.
Grazie,
“Tuo figlio” Matteo C.
10/02/2008
19.00
Gli imperdonabili
Scusi il piccolo sfogo, caro Direttore.
Ma prima ci vuole un bel GRAZIE per l’articolo su Padre Pio e la Misericordia.
Un articolo letto tardi la sera, dopo una giornata di quelle davvero schifose, dove la cattiveria e l’irriconoscenza altrui diventano un masso che ti pesa sul cuore, dove un carattere come il mio ti spinge a meditare vendetta, a masticare rabbia, tanto più quando sai di avere ragione!
E poi apro EFFEDIEFFE, e mi spunta Blondet con quest’articolo disarmante, disarmante soprattutto perché lo senti dentro che ha ragione lui, e ha ragione perché si rifà a Lui.
Perdonare gli imperdonabili, dice Blondet, mentre l’istinto e la ragione mi porterebbero a impalarli, e umanamente parlando avrei pure ragione.
E invece - touché - ha ragione il nostro caro Blondet.
Grazie ancora, di cuore.
Riccardo A.
Sono ben lungi, io, dal perdonare gli imperdonabili.
La via è quella, ma… la devo ancora cominciare.
Come padre Zappata: fate quel che dico, ma non quel che faccio.
Maurizio Blondet
10/02/2008
18.15
La donna in Israele
Un popolo non può schiacciare un altro popolo senza che questo dominio degradi la stessa gente che lo esercita o lo lascia esercitare.
Una riprova è nella condizione della donna in Israele.
“Nella nostra percezione della società israeliana un grande mito riguarda la posizione della donna. Società moderna, occidentale, dunque donna emancipata, come nelle romantiche immagini della bella, prosperosa e decisa soldatessa in divisa, libera, con un ruolo avanzato nella vita quotidiana. E, invece, non è così, [per quanto] la dichiarazione d’Indipendenza formalmente riconosca i diritti civili e politici di tutti i cittadini, a prescindere dalla religione, dalla razza o dal sesso.
Nel 1953 l’establishment religioso venne insignito del controllo monopolistico sul matrimonio e sul divorzio per tutti i cittadini israeliani ebrei, legalizzando lo sciovinismo maschilista del giudaismo religioso. ‘Un uomo non camminerà tra due donne, due cani o due maiali, e due uomini non permetteranno a una donna, un cane e un maiale di camminare in mezzo a loro’ (Giuseppe Caro, autore di un codice di legislazione ebraica che risale al XV secolo). Le leggi religiose ortodosse, che dominano ancora oggi, considerano importante l’uomo e affidano alla donna un ruolo secondario e dipendente all’interno della società. Una donna non può ottenere il divorzio se il marito non vuole. In base alla legge religiosa la donna è considerata proprietà dell’uomo.
Una donna, non un uomo, colpevole di aver avuto una relazione extra-coniugale può essere costretta al divorzio e una volta divorziata non può sposare né il suo amante né risposare l’ex marito. Tutto sulla base di un codice che risale all’Antico Testamento. La legge ebraica, e israeliana, non impedisce a un uomo di avere figli da una donna diversa dalla moglie, ma se una donna sposata mette alla luce il figlio di un uomo diverso dal marito, il bambino viene definito manzer, termine che porta un significato ben più grave della parola bastardo, oltre a comportare per sempre una condizione di vita particolarmente umiliante. Un manzer, tra l’altro, non può sposarsi con un ebreo normale in un tribunale religioso e sono i tribunali religiosi ad avere l’esclusiva del matrimonio”.
“Tra le preghiere mattutine della liturgia ortodossa ebraica c’è il ringraziamento degli uomini per il fatto che Dio non li ha fatti nascere donne” (E. Salerno, “In Israele. La guerra dalla finestra”, Editori Riuniti, Roma, 2002, pagine 108-109).
In un documento del dipartimento di Stato statunitense, Israele è classificata tra “le 23 nazioni che non fanno nulla per bloccare l’importazione, l’acquisto e la vendita di carne umana viva” per finalità di commercio sessuale.
“Secondo fonti della polizia israeliana l’80% delle prostitute attualmente nel Paese sono state fatte entrare clandestinamente attraverso la frontiera egiziana. In tutto 2-3000 l’anno. Le donne arrivano da Moldavia, Russia, Ucraina, Brasile, Turchia, Sudafrica e da qualche Paese asiatico. (...) Nella zona di Tel Aviv ci sono 250 bordelli. (...) Un avvocato specializzato nel difendere gli sfruttatori della prostituzione ha sostenuto davanti ad una commissione parlamentare che ‘la prostituzione è un importante prodotto-servizio sociale e chi dice diversamente è un ipocrita. Non esiste differenza tra il commercio dei giocatori di calcio, programmatori di computer o chirurghi e la vendita di donne per prostituzione’” (pagine 103-105).
www.che-fare.org/archivcf/cf66/
I GRUPPI EBRAICI COMBATTONO PER I DIRITTI DELLE MOGLI “INCATENATE”
Interessante che con google, in varie lingue, a fatica ho trovato un paio di immagini di donne ebree ortodosse, non esistono!
Sempre e solo maschi.
Una volta un ebreo mi diceva che a causa di ciò hanno moltissima omosessualità maschile nascosta, come i musulmani.
Ad Antwerpen li ho visti di giorno coi diamanti e la sera in “battage” froci nei parchi pubblici in kippà e filatteri, coi miei occhi!
Altro che burka e chador!
Orthodox Jewish women, excluded from the men’s side of the wall, peer through the grate instead.
http://solisrael.blogspot.com/2007/10/
http://www.wforw.it/Henry.html
10/02/2008
17.00
Noi siamo con voi!
Gentilissimo Blondet, sono una vecchia conoscenza e tante volte le ho scritto
delle mail di stima e di coinvolgimento.
Lei ha fatto maturare in me e in alcuni miei amici la voglia di fare
qualcosa, di rimboccarci le maniche perchè nessun altro si fà avanti e i
tempi urgono.
Istintivamente sono sempre stato ostile all'ipocrisia e al soffuso, mi
piacciono i tagli netti anche se morbidi.
La mia onesta "intellettuale"(non mi ritengo tale) mi ha portato
all'intransigenza prima di tutto con me stesso e le mie scelte personali.
Questa intransigenza mi ha portato a scontrarmi a muso duro con il mondo.
Vorrei tanto fare qualcosa, ma sono solo uno studente squattrinato.
Allora abbiamo pensato con amici di fondare un associazione a livello locale
per "aprire gli occhi" alla gente ma siamo all'inizio, in pochi e senza una
lira.
Ma abbiamo tre assi nella manica: Volontà, Idee e Speranza nel nostro
Signore.
Abbiamo deciso di chiamare la nostra associazione "Vandea" come quella
regione che, pur convinta di soccombere davanti alle "colonne infernali",
combattè la propria battaglia.
Forse una dozzina di ragazzi non hanno diritto di fregiarsi di quella
tragica e eroica pagina storica e umana, ma cercheremo di avvicinarci ad
essa con fede e coraggio.
Le volevo chiedere due cose:
1) Possiamo postare qualche suo articolo?
2) Ci potete tenere presenti se avete bisogno di nostri scritti, o come semplici divulgatori della vostra associazione? (quest'ultima cosa già la facciamo).
Con sincero affetto e stima
Michele L.
1) Fate pure.
2) Mandateci delle proposte, delle pove, delle notizie.
Vediamo.
Maurizio Blondet
10/02/2008
16.10
Gli americani non ci credono più
Gentile Direttore,
dopo aver letto l'articolo "11 settembre: 53 americani su 100 non ci
credono" ed il nome del giornalista Philip Shenon del New York Times,
volevo portare a Sua conoscenza il seguente fatto.
Sfogliando per curiosita' la Bestsellers List del sito Amazon.com, mi
sono imbattuto nel libro intitolato
"The Commission: The Uncensored
History of the 9/11 Investigation" ovvero
"La Commissione: la storia
non censurata dell'investigazione sull'11 settembre" proprio scritto
da Philip Shenon, che ad oggi 6 febbraio risulta essere tra i 100
libri piu' acquistati su questo famoso internet store (per l'esattezza
alla posizione 46/100, classifica aggiornata ogni ora).
Speriamo che riflessione critica e logica arrivino a superare paure e
pulsioni animali nella quasi totalita' della cittadinanza Americana e
mondiale, spalancando definitivamente la strada alla verita'.
Sempre ringraziandoLa per la Sua preziosa attivita', cordialmente La
saluto,
Andrea D.
10/02/2008
15.00
Disillusione a destra
Egr. Dott. Blondet,
mi permetto di segnalarle come il sentimento di disillusione a destra stia aumentando.
Ieri parlando con una persona appartenente all'area di destra, mi sono sentito domandare a bruciapelo:
"Secondo te, se vince Berlusconi cambierà qualcosa? Io penso di no!".
Mi sono venuti in mente i suoi articoli di fondo, e considerando che questa persona non la conosce, nè legge in alcun modo sito di EFFEDIEFFE, ho preso atto che tra le persone che hanno votato destra, non vi è alcuna fiducia nel possibile cambiamento, e che si va prendendo coscienza che la minestra è la stessa, infarcita di Weltroni o Berlusconi.
Le critiche hanno riguardato il nulla realizzato dal passato governo di centro-destra, meglio dire, la mancata rivoluzione promessa.
Penso che oramai gli unici che credano in questi politici e gestori di aziende italiche siano i vecchi rimbambiti che ogni giorno comprano l'Unità e che quindi hanno subito gravissimi danni celebrali.
E' triste comunque toccare con mano come questo popolo sia oramai ridotto in una larga parte, a degli "italioti" e nella restante parte in persone deluse senza punti di riferimento.
Saluti carissimi.
Mauro S.
La capisco benissimo (purtroppo).
Maurizio Blondet
10/02/2008
13.00
C'è Banca e banca...
Dott. Blondet buon pomeriggio.
Nel caso le sia sfuggita, le propongo questa
notizia d’agenzia ANSA pubblicata ieri.
Non la trova simpatica?
Buon lavoro.
Con stima
Roberto O.
USA: UN ALTRO EXTRA A GOLDMAN SACHS, CAMBIAMENTO SESSO
(ANSA) NEW YORK, 9 FEB - I banchieri di Goldman Sachs godono
notoriamente di extra di ogni tipo, dai superbonus di fine anno
a una maggiore sicurezza sul lavoro grazie alla capacità della
banca di evitare i contraccolpi della crisi dei subprime. Ma
adesso chi lavora da Goldman Sachs può aggiungere qualcos'altro
alle ragioni per cui si trova bene: se crede può farsi
l'operazione di cambiamento di sesso pagata.
E' stata Fortune sul suo sito on-line a rivelare che la banca
ha inserito la copertura delle operazioni di "riassegnazione
del sesso" tra le spese mediche coperte per i dipendenti. Lo
'scoop' rientra in una rassegna degli 'extra inconsueti' dei
cento migliori ambienti di lavoro negli Usa c
ompilata dalla
rivista: Goldman Sachs è al nono posto.
Un'operazione di cambiamento di sesso costa fino a 150 mila
dollari e l'assicurazione medica dei banchieri newyorchesi di
Goldman la copre completamente. "E' parte di uno sforzo per
reclutare e trattenere una forza di lavoro diversa", ha detto a
Fortune un portavoce della banca. (ANSA).
Notizia altamente simbolica del nostro tempo…
Gli usurai non si fanno mancare nulla.
Oppure: allora erano tutti finocchi!
Maurizio Blondet
10/02/2008
12.00
Rifiuti E Consumismo: Il Paradigma Della Decadenza
L'emergenza rifiuti in Campania, che si fa ogni giorno più esplosiva, è una metafora del modello di sviluppo occidentale e del suo possibile, anzi probabile, destino.
In genere si addebita la responsabilità di tale emergenza agli amministratori locali, ai governi nazionali, di sinistra o di destra, ai vari commissari straordinari, agli interessi della camorra e allo stesso popolo partenopeo poco incline, per storica indole, all’ordine.
E queste responsabilità, naturalmente ci sono.
Ma il nocciolo della questione non è affatto qui.
Napoli e la Campania non sono che la punta più evidente e più visibile di un gigantesco iceberg mondiale.
Il fatto è che il modello di sviluppo occidentale, nel quale oggi rientrano anche la Russia, la Cina, l’India e tutti i Paesi cosiddetti terzomondisti dov’è penetrata la nostra economia, produce troppo. Tot di produzione vuol dire un altrettale tot di rifiuti.
E poichè, come diceva Democrito già nel IV secolo avanti Cristo, “in natura nulla si crea e nulla si distrugge” il rifiuto lo si può spostare, lo si può nascondere, come fanno i cani nascondendo la loro cacca sotto il tappeto, ma non lo si può eliminare.
Un caso classico di occultamento canino sono i termovalorizzatori.
Il termovalorizzatore riduce solo apparentemente i rifiuti, in realtà semplicemente li comprime. Come sempre avviene con la tecnologia.
La tecnologia comprime in tempi e spazi ridottissimi ciò che la natura elabora in tempi lenti e in spazi ampi.
Ma l’energia così compressa rimbalza, prima o poi, come una molla e con la stessa forza che l’ha compressa.
Il termovalorizzatore in realtà è un produttore di un concentrato di veleni (la diossina) che rimangono in circolazione per un tempo pressocchè eterno, almeno in termini umani.
Abbiamo reso la cacca meno visibile, ma non meno insidiosa.
E’ anche per questo che altre Regioni italiane sembrano meno compromesse della Campania. Alcune di queste poi mandano i loro rifiuti in Germania, pagando il servizio a peso d’oro.
E cosa fanno i bravi tedeschi?
Fanno quello che farebbero i napoletani se solo potessero: scaricano i rifiuti più tossici altrove, sulle coste del Benin e di altri Paesi, troppo poveri e troppo deboli per opporsi al proprio genocidio.
Ma prima o poi anche le coste del Benin diverranno sature.
E allora tutto il pianeta sarà nelle condizioni in cui sono oggi Napoli e la Campania.
La soluzione sembrerebbe ovvia: produrre di meno.
Ma non si può.
Questo modello è basato sulle crescite esponenziali.
Il che vuol dire che non solo, Dio guardi, non può tornare indietro, non solo non può fermarsi, non solo non può rallentare, ma non può nemmeno mantenere, per quanto già vertiginosa, l’attuale velocità ma deve, per sua ineludibile coerenza interna, continuamente aumentarla, altrimenti implode su se stesso.
E nessun Paese, preso singolarmente, può sottrarsi a questa folle corsa produttiva, perchè retrocederebbe a livelli considerati intollerabili.
Ci vorrebbe una “moratoria mondiale della produzione”.
Ma chi mai oserebbe nemmeno pensarla?
E se mai qualcuno ci pensasse sarebbe sommerso dai frizzi, dai lazzi, dagli insulti, dagli sputi proprio di coloro che lamentano i tumori, le leucemie, le malattie cardiovascolari, quelle respiratorie provocate dall’inquinamento, ma che, in una tragica fagia autodistruttiva, non sognano che di ingurgitare sempre nuovi prodotti, e si considerano poveri se non li hanno, confondendo i bisogni con i desideri che sono cosa diversa.
Moriremo non perchè poveri, ma perchè troppo ricchi.
Come nella “Grande abbuffata” di Marco Ferreri moriremo soffocati dalla nostra stessa merda. Moriremo come meritiamo.
Come merita chi ha dimenticato ogni senso del limite e di sè e lo stesso istinto di sopravvivenza.
Amen.
di Massimo Fini
Lei è d’accordo con Fini?
M. M.
No.
Le Babilonie del consumismo mondiale, da New York a Tokio, la spazzatura la smaltiscono.
A Napoli il problema non è il consumo, ma sono la camorra e Bassolino.
Maurizio Blondet
10/02/2008
11.00
“Politica” di raccolta e prestito delle banche
Spettabile Direttore Blondet,
per chiarire alcuni punti relativamente alla lettera in oggetto.
A. Relativamente ai punti 1 e 2:
1) il pagamento degli interessi passivi (flusso finanziario negativo) sui depositi bancari della clientela dovrebbe determinare un’uscita di cassa (pagamento degli interessi): VERO.
Per la banca il conto corrente con saldo attivo comporta un costo.
L’effetto si può vedere a Conto Economico quando la banca calcola il margine di interesse, sottraendo gli interessi passivi da quelli attivi;
2) in realtà il “pagamento” degli interessi avviene con un “accredito” degli stessi sul deposito bancario del cliente senza generare alcuna variazione monetaria (o uscita di cassa), dato che non vi è un reale pagamento: FALSO.
Le banche accreditano gli interessi attivi (per il cliente) sul conto corrente, ma siamo noi che decidiamo quando e se questi pagamenti si trasformeranno in un’uscita di cassa per la banca.
Infatti i soldi che noi abbiamo sul conto corrente incrementati degli interessi sono a nostra disposizione.
Al momento del prelevamento le spese della banca si trasformano in uscita di cassa;
3) l’accredito sul deposito (flusso finanziario negativo) determina automaticamente un aumento delle passività bancarie (flusso finanziario positivo ma non accompagnato da nessuna entrata monetaria o di cassa) quindi maggiori possibilità di concedere prestiti: FALSO.
L’aumento delle passività finanziarie non implica la possibilità di aumentare i prestiti.
La possibilità di aumentare i prestiti dipende dalla disponibilità di capitale proprio in relazione al rischio ponderato dei depositi.
Chiaramente il pagamento degli interessi passivi è un costo che FA DIMINUIRE il capitale proprio della banca, e con esso la capacità di concedere prestiti;
4) sulla base di questo aumento fittizio di passività la banca può prestare più soldi = depositi del cliente + interessi (che non esistono in realtà): FALSO.
I prestiti ai clienti non sono depositi: i depositi dei clienti cono inseriti tra le passività finanziarie,
i prestiti tra le attività finanziarie.
C'è una differenza concettuale enorme;
5) su questa ulteriore somma fittizia impiegata sotto forma di prestiti la banca ovviamente otterrà un guadagno a cui, questa volta, corrisponderà una reale entrata monetaria di cassa (il soggetto finanziato dalla banca paga realmente gli interessi): VERO.
Da sottolineare che nel caso di scoperti di conto corrente l’accredito delle somme funziona allo stesso modo indicato nel punto 1.
Quindi o tutti e due sono uscite di cassa o non lo è nessuna delle due.
Cordialmente
Andrea P.
10/02/2008
10.00
Da Belgrado
Vi mando una copia del quotidiano di Belgrado dal 20 gennaio 2008, dove russi rispondono agli americani per guerra nucleare, che sono pronti di intervenire in ogni momento che, stanno organizzando anche una task force in caso di intervento.
Ho comprato tanti libri da voi e voglio prendere ancora un libro di Pranaitis.
Distinti Saluti
Architetto Velkjkovic M. Velja
Grazie, ma il computer non legge il cirillico...
Maurizio Blondet
10/02/2008
09.00
Cosa pensa la gente
Gentilissimo signor Blondet,
le allego questo link per mostrarle cosa scrive la gente sulla questione sicurezza.
www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=18243&sez=HOME_MAIL
E’ evidente che siamo in tanti a non poterne più, ed anche che non siamo rappresentati.
La classe politica non rappresenta più la maggioranza dei cittadini!
So bene, leggendola, come la pensa anche lei, ma le chiedo, visto quanti siamo: possibile
che non venga fuori qualcuno che prenda a cuore le sorti del nostro popolo?
(senza magari rinnovare collegamenti col passato solo dannosi e facilmente strumentalizzabili)
Grazie
Massimo S.
09/02/2008
20.00
Problema Poste
Caro Direttore,
in merito al problema delle Poste, una grossa società che ormai fa di tutto tranne che consegnare la posta, vorrei sottolineare un ulteriore problema definibile più come "beffa" piuttosto che come danno vero e proprio.
Sono un ragazzo di 21 anni appassionato di motori e abbonato ad un mensile di auto abbastanza costoso, il problema?
Semplice! Le raccomandate e le bollette contenenti fatture e bollettini di pagamento per i "servizi" dello Stato (che poi sono tutto un dire) malgrado il ritardo arrivano sempre, mentre le riviste nonostante i molteplici invii da parte della casa editrice non arrivano mai e le garantisco che considerando il marchio del giornale (Mondadori), contattato più volte per segnalare l'inconveniente, dubito fortemente che non venga inviato.
Quindi mi pongo il quesito e mi domando che gente lavori all'interno della Posta perchè se rubano giornali di auto che costano 5?
Cosa faranno mai con i soldi dei conti correnti BancoPosta?!
Grazie per l'attenzione
Cordiali saluti
Davide
Mascalzoni privatizzati.
Maurizio Blondet
09/02/2008
19.10
Mossad prevede Iran nucleare
Ancora non si sa come produrrà armi nucleari, l'Iran.
Ma piuttosto l'insistenza che le abbia è tanta, da parte di US-raele, che gliele daranno, in qualche modo.
M. M.
Iran, Mossad teme minaccia nucleare
'Sara' reale entro tre anni', secondo capo dei servizi
(ANSA) - TEL AVIV, 5 FEB - Entro tre anni l'Iran rappresentera' una minaccia nucleare concreta per Israele, secondo il capo del Mossad, Meir Dagan.Parlando alla Knesset, Dagan ha avvertito i parlamentari che entro quel lasso di tempo Teheran non solo potrebbe disporre di ordigni nucleari pronti per l'uso ma anche della capacita' di montarli su razzi capaci di colpire Israele.
Dagan ha anche avvertito che la Siria ha avviato un programma di riarmo.
E anche la Jihad e' una minaccia per Israele.
09/02/2008
18.00
Sui Borbone
Gentile Direttore,
le scrivo per fare una piccola precisazione sul suo articolo
"Perchè ci
hanno sempre occupato", nella parte in cui cita il Borbone.
E' vero che Carlo III era spagnolo, ma è anche vero che nel 1734(Trattato di
Ulrecht) avvenne la divisione tra la corona spagnola e quella meridionale.
Però non credo che l'avere dei sovrani originari di un altra nazione sia
motivo di sdegno, lo sarebbe invece se la sede del trono fosse in una
nazione diversa di quella che è chiamato a governare.
Ed i Borbone - Due Sicilie avevano il loro trono a Napoli.
Pensi, anche i Borbone spagnoli non sono originari del paese della corrida,
infatti il ceppo originario è in Francia.
Ed i Borbone francesi?Attualmente vivono in India.
Bisogna riconoscere che a quei tempi i matrimoni tra i principi delle case
reali europee erano incoraggiati per via delle alleanze strategiche, quindi
poteva accadere che la nazione di provenienza del monarca spesso non
corrispondeva alla nazione che era chiamato a governare.
Lei sa benissimo che i regnanti inglesi sono di origine tedesca.
Se poi dobbiamo individuare il motivo per cui questi "miscugli" erano più
frequenti in Italia ed in particolare al Sud, sicuramente deve essere
ricercato nella strategicità e nella fertilità del Mezzogiorno d'Italia.
Insomma, sedere al trono delle Due Sicilie era motivo di prestigio tanto che
i rampolli delle più importanti ed influenti case regnanti venivano quasi
sempre a maritarsi a Napoli.
Tanto per citarne qualcuno: Ferdinando I di Borbone maritato con Maria
Carolina, sorella di Maria Antonietta, oppure Francesco II maritato con
Maria Sofia, sorella della famosa Principessa Sissi.
Qualcun altro invece doveva accontentarsi della principessa del
Montenegro...
Cordiali saluti
Davide C.
09/02/2008
17.00
Ron Paul
Salve signor Blondet,
lei ha messo in evidenza tante volte come Ron Paul sia trattato da non
persona, però ci tengo a segnalarle come anche l'approfondimento di Repubblica
on line sia sulla stessa lunghezza d'onda dei presunti grandi media liberi
mondiali.
Può verificarlo a questo link:
www.repubblica.it/speciale/2008/primarie_usa
Viene presentata la posizione di Giuliani sebbene si sia ritirato e non quella
di Ron Paul che senza finanziamenti e grandi lobby, ma con la forza del popolo
è ancora in lotta e credo che ci resterà fino alla fine.
Tutto ciò è
vergognoso....
Grazie per l'ennesima volta per l'opera di divulgazione della verità che
compie ogni giorno.
Saluti
Pasquale A.
09/02/2008
16.00
Fatima
Salve, illustre Direttore,
scusi una cosa, la Madonna apparendo a Fatima disse che la Russia avrebbe sparso i suoi errori per il Mondo.
Però il vedo che oggi la stragrande maggioranza di errori, mode e perversioni sono “made in USA” e non “made in Russia”.
Cordiali saluti,
Emanuele
Probabilmente quella profezia è, per così dire, scaduta.
Occorre un’altra apparizione.
Ma ce la meritiamo?
Maurizio Blondet
09/02/2008
15.00
Risposta al lettore Silvano B. del 28.01.08
In merito alle raccomandazioni datemi dal lettore Silvano B. in data 28.01.08 (
“Si legga Gesell, Henry George ed Ezra Pound per spiegazioni che fanno senso, non Keynes, Friedman & Co”), ringrazio per il consiglio: questi autori li conosco già.
Il problema che ho voluto evidenziare è semmai un altro: il ruolo della moneta a tutt’oggi non è perfettamente compreso dagli economisti.
Succede così che i principali modelli teorici tendano ad inserirla all’ultimo momento, quasi di soppiatto, oppure ne diano una definizione non del tutto soddisfacente.
Tutto ciò non è senza conseguenze, giacché viviamo in un’economia monetaria.
In tal modo non sono pienamente spiegabili né l’inflazione, né la deflazione, né si riesce a chiarire come possano coesistere, dato che l’una dovrebbe escludere l’altra: ciò porta a fenomeni ben noti che, occorre sottolinearlo, sono in gran parte “indipendenti dal comportamento dei singoli”.
La teoria del professor Schmitt è in grado di spiegare molti di questi fatti, offrendo anche una soluzione, ovvero la divisione in tre dipartimenti del sistema bancario.
E’ vero che questo approccio è difficile ed innovativo - nel mio primo articolo ho ammesso di aver faticato non poco a comprenderne le sottigliezze - ma il mio intento è stato quello di illustrare,
per quanto è nelle mie possibilità, una visione eterodossa e ancora ingiustamente ignorata dagli accademici.
Concordo col lettore quando mi indica gli autori di cui sopra; d’altronde lo stesso Keynes, nella “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta”, al capitolo 23, cita sia Henry George, sia Gesell (e lo fa in termini lusinghieri, definendolo “strano e immeritatamente trascurato... la cui opera contiene sprazzi di profonda penetrazione e che soltanto per poco ha mancato di giungere al nocciolo dell’argomento”.
Mi sono riferito alla versione edita da Milano Finanza, pagina 491), sia ad esempio il maggiore Douglas.
Sempre parlando di Keynes e lo dico senza intenti polemici, consiglio al lettore di leggersi ad esempio “Le conseguenze economiche della pace”, “La fine del laissez-faire”, “Le conseguenze economiche di Winston Churchill”, oppure “La grande depressione del 1930” per avere delle spiegazioni sensate su diversi argomenti.
Per quanto riguarda il monetarismo, l’ho studiato come programma standard all’università, ma non ne condivido l’impostazione e sono dell’idea che abbia condotto ad un gran numero di disastri.
Se Gesell è pressoché negletto dalla maggior parte degli economisti - basti pensare che nella monumentale opera di Schumpeter sulla storia dell’analisi economica, è poco più che accennato - si può dire che Ezra Pound non sia nemmeno preso in considerazione.
Eppure offre spunti interessanti, meritevoli di essere sottoposti all’attenzione di numerosi economisti che, con i loro modelli matematici esasperati, finiscono per guardare il mondo dal buco della serratura.
Gli speculatori sono tristemente noti e sono altrettanto tristemente all’ordine del giorno, visti i disastri abbondantemente e dettagliatamente illustrati nel sito EFFEDIEFFE.
Sono perfettamente d’accordo con Blondet, non per captatio benevolentiae, bensì per un lungo cammino interiore riassumibile nel termine di “esperienza”, che la radice dei problemi risieda nel fatto seguente: “il disordine aumenta in una società che ha abbandonato Dio.” (“Banche senza Dio”, 25/01/2008).
Infatti il marasma dei nostri giorni può essere spiegato, a mio modo di vedere, solo nell’ambito di una visione metastorica: le teorie possono arrivare a spiegare molti aspetti della vita economica e sociale, ma oggi, prese singolarmente danno una visione parziale e distorta.
Se non si pone Dio al centro di tutto, rischiamo di fare come sul Titanic: affonderemo mentre l’orchestra continua a suonare.
Patrizio R.
09/02/2008
14.00
La 'black list' dei docenti ebrei
Salve direttore,
sono certo che lo stesso sito
non avrebbe corso alcun rischio di sanzioni nell'elencare pensatori e
intellettuali "anti Israeliani" (accade tutti i giorni).
Da notare la pronta reazione del Viminale e il "molto democratico"
intervento di Veltroni che invita ad oscurare il sito prima ancora che una
verifica da parte della polizia postale sia stata portata a termine.
Saluti dalla City Londinese
LITOLDO
09/02/2008
12.30
Lista nera
Roma, 8 feb. - La comunita' ebraica ha presentato denuncia formale alla polizia postale e un appello alle istituzioni, al ministro dell'Università e della ricerca "per bloccare un cancro che può espandersi e colpire chiunque". La preoccupazione deriva da una lista, apparsa il 16 gennaio su un blog ospitato dalla piattaforma Il Cannocchiale, in cui compaiono i nomi di 162 professori ebrei, accusati di "fare lobby" impiegati a La Sapienza e in altre università italiane.
"La reazione non può rimanere limitata ai diretti interessati come singoli e come comunità - ha detto stamani Riccardo Pacifici, portavoce della comunità - ma deve riguardare tutta la società. Una volta che si saprà chi sono gli estensori del blog, ci deve essere una risposta generale delle istituzioni, va messo un punto fermo".
Pacifici ha espresso il disappunto della comunità perchè la "black list" è espressione di "un meccanismo reiterato" che si unisce a tentativi di boicottare la collaborazione tra università italiane ed israeliane, tutti aspetti che invitano "ad essere vigili e non abbassare mai la guardia".
http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=6134
cordiali saluti
Lino
Roma
Ecco, appunto: è Pacifici che scopre il blog anonimo.
Come la Katz.
Occhio alle provocazioni, questi vogliono il giro di vite contro le critiche!
Faccio mia la raccomandazione di Antonio Caracciolo nel suo sito Civium Libertas: "cari Soci,
sento or ora per radio di una black list che avrebbe fatto scattare la
polizia postale su invito della Comunità ebraica romana (Pacifici).
Non facciamo illusioni: le leggi vigenti sono quelle che sono.
Il primo aiuto ci può venire dalla nostra stessa prudenza.
Non credo alla forza delle nostre manifestazioni di carta o di nulla e
non sono un sostenitore della teoria del martirio. Vi è poco di che
essere aureaolati. Le solidarietà passano e chi ci casca marcisce in
carcere.
Mi raccomanda la massima prudenza.
Come Moderatore eserciterò tutti i poteri del caso".
(Antonio Caracciolo )
Maurizio Blondet
09/02/2008
11.30
Unicredit e derivati...
L'articolo dell'Espresso (dell'ottimo Biondani) è finalmente la verità sulle truffe delle banche a danno dei clienti.
Ha fatto crollare il titolo Unicredit.
Vale la pena di leggerlo integralmente.
-------------
Egr. Direttore,
mi permetto di segnalarle un articolo apparso su Repubblica on line dell'08/02/2008
Complimentandomi dei suoi ottimi articoli, cordialmente saluto.
Lorenzo M.
Milano
Derivati, bugie e videotape.
Un industriale strangolato dai derivati ha video-registrato di nascosto i suoi incontri con i funzionari di Unicredit che gli hanno fatto firmare quei contratti finanziari ad altissimo rischio.
"Mi hanno rovinato. Ho dovuto chiudere l'azienda e licenziare tutti i miei 430 operai", denuncia Francesco Saverio Parisi, titolare di Divania, una fabbrica di divani che prima del 2003 era una delle prime industrie esportatrici della Puglia, con 65 milioni di euro di fatturato.
"Ci ho messo un anno a capire come i banchieri hanno distrutto la mia impresa. Ora li ho denunciati, per truffa e usura, e li ho citati a giudizio davanti al tribunale civile. Come tutte le vittime dei derivati, posso sembrare Davide che sfida Golia. Ma invece della fionda ho la telecamera".
La causa civile è tanto pesante che il colosso del credito ha dovuto avvisare tutti i risparmiatori:
"Divania ha chiesto la condanna di Unicredit al pagamento di 276 milioni di euro più gli interessi", spiega la banca nel prospetto informativo della fusione con Capitalia. Unicredit avverte di "non avere effettuato, per ora, alcun accantonamento", perché la citazione è "recente" e comunque "sproporzionata": la perdita netta per Divania, secondo la banca, non supera i 20 milioni. E gli altri danni sono tutti da provare.
Toccherà ai giudici misurare torti e ragioni.
Ma di certo prima d'ora non si era mai visto un cliente che cerca di incastrare la banca con due video, per documentare 'in diretta' i veri rapporti di forza sulla spinosa questione dei derivati. Cioè quelle 'scommesse' finanziarie per cui la Consob ha appena inflitto clamorose multe a tutto il vertice di Unicredit.
Cos'era Divania, lo testimonia il sindacato.
"Era una delle più belle realtà industriali del Sud", dichiara Lorenzo Gullì, dirigente dei tessili Cisl,
"non abbiamo mai avuto problemi di lavoro nero né di evasione fiscale o contributiva.
Fino al 2002 era un'azienda forte, che esportava soprattutto negli Usa. La crisi è stata imprevista e improvvisa. L'unica nostra contestazione a Parisi era che pagava troppo gli operai".
Scusi?
"Sì, era un po' paternalista: versava gratifiche senza contrattarle con noi".
Oggi i 40 mila metri quadrati dello stabilimento sono una desolata distesa di macchinari spenti, cumuli di pellame, camion sgonfi, muletti impolverati, computer scollegati e capannoni deserti. Fino al 2002 il fatturato cresceva a ritmi da primato: più 37 per cento. Le cause della crisi le stabilirà il processo. Di certo la bolla dei derivati, che ora fa tremare le economie di tutto il mondo, qui è scoppiata già nel 2003. E dalle oltre mille pagine di atti della causa civile si può ricavare un nocciolo duro di ricostruzione dei fatti che nessuno contesta.
Parisi, un imprenditore che si è fatto da sé, ha avuto Unicredit come banca di riferimento fin dagli anni '80.
Nel 2000 i dirigenti di Bari lo hanno convinto a lanciarsi nei derivati: contratti complicatissimi, che in teoria sono un'assicurazione contro i rischi di cambio del dollaro. In pratica sono una scommessa che ha per controparte la stessa banca: ogni euro perduto dal cliente finisce a Unicredit, con provvigioni e commissioni.
"Io non avevo nessun rischio di cambio", protesta ora Parisi,
"perché proprio Unicredit mi anticipava, il giorno stesso dell'emissione, il 100 per cento delle mie fatture con gli Stati Uniti. Un dirigente della banca, però, mi confidò che le filiali avevano ricevuto l'ordine di 'fare budget con i derivati' e che mi conveniva accettare per non compromettere i normali fidi. I funzionari dicevano che non correvo rischi, perché loro avrebbero azzerato ogni perdita con nuovi contratti".
Dopo i primi anticipi (up-front) a Divania,le scadenze annuali si chiudono con buchi crescenti. La banca li tappa con altri up-front, che però corrispondono a nuovi contratti sempre più rovinosi. In cinque anni Divania punta sui derivati l'incredibile cifra lorda di 219 milioni di euro: il quadruplo del suo fatturato massimo.
Il giro di scommesse regge finché è pareggiato dagli utili industriali. Nel 2003, alle prime difficoltà di mercato (
"Crollo del dollaro, concorrenza sottocosto cinese, una partita difettosa di pellami"), i debiti finanziari schiacciano l'impresa. Unicredit segnala le perdite e tutte le altre banche tagliano i fidi. L'imprenditore chiede copia di tutti i contratti, ma Unicredit ne trasmette solo una parte. Il 10 marzo 2004 Parisi, esasperato, nasconde una telecamera in un raccoglitore, lo sistema sulla mensola del suo ufficio e riprende di nascosto la riunione, durata un'ora, con il direttore della filiale Unicredit e il suo tecnico di derivati.
Secondo i contratti, è l'imprenditore che dovrebbe ordinare alla banca cosa, come e quando comprare. Anzi, Unicredit gli ha fatto firmare un'autocertificazione che lo identifica come "operatore qualificato", insomma un mago dei derivati. Il video tuttavia mostra che Parisi non ne capisce nulla:
"Io, queste operazioni, non so di che cavolo parliamo... Io ho firmato, per carità, però almeno posso capire? (...) Io potevo sapere che tu mi dai 1.300.000 e per cinque anni devo pagare?". Neppure il direttore sa spiegargli i derivati:
"Scusami, Saverio... ti ho fatto firmare una cosa che non era del mio settore...".
Stando al video, il cliente viene invitato a "regolarizzare", cioè a "firmare dopo", speculazioni già concluse dalla banca.
Parisi protesta:
"Ora mi ritrovo tutta una serie di operazioni che l'ok chi l'ha dato? Io non ho mai dato nessun ok".
Anche la responsabile della contabilità di Divania, Anna Armenise, è furibonda:
"Ci sono contratti che noi non abbiamo proprio... Li ho chiesti un sacco di volte... A me non è mai capitato di dover registrare a posteriori delle cose che non conosco".
Replica del tecnico:
"Le facciamo per postergare le operazioni in perdita".
Parisi teme
"un'altra mazzata di morte a fine anno" e insiste:
"Non sarebbe stato opportuno che qualcuno mi avvisava?".
Direttore:
"Ho già chiesto scusa".
Nel 2004 i debiti strozzano Divania. Il fatturato crolla a 8 milioni. Per evitare il fallimento, Parisi invoca una convenzione-transazione, garantita da ipoteche milionarie, che la banca gli concede solo nel giugno 2005. Sarà un caso, ma negli stessi giorni si chiudeva l'ispezione segreta di Banca d'Italia su Unicredit. Nel 2007 la Consob accuserà la banca di aver piazzato derivati
"geneticamente privi della funzione dichiarata di copertura dei rischi" danneggiando ben 12.700 imprese.
"Ma io l'ho saputo da 'L'espresso'", dice Parisi, "le autorità di controllo non ci dissero nulla".
Il capitolo finale è da romanzo giallo.
Nel maggio 2006 l'avvocato Giuseppe Tucci, che assiste Divania, chiede a Unicredit la documentazione completa. I contratti vengono depositati in novembre. Ma si rivelano "manipolati".
Le "alterazioni documentali" riguardano addirittura i "contratti normativi": gli accordi-quadro che regolano le singole catene di derivati. Tra Unicredit e Divania si contano 206 operazioni in derivati che si appoggiano su otto contratti normativi. Ebbene, il primo porta il timbro del "9 giugno 1998", eppure richiama un "regolamento Consob del primo luglio '98", cioè di 21 giorni dopo. O l'ha scritto Nostradamus, o la data è falsa.
Il secondo del '98, oltre al regolamento futuro, attribuisce a Divania l'indirizzo (via dei Gladioli 19) e i telefoni che la società avrà solo due anni dopo. Altri cinque contratti normativi non sono mai stati depositati da Unicredit, secondo Divania perché "non sono mai esistititi", visto che la banca non sostiene di averli smarriti (e tantomeno distrutti).
L'unico contratto esistente e con data vera è del 10 luglio 2003, ma è quello del video. Secondo il professor Tucci, a questo punto Unicredit va punita per tutto il valore lordo dei derivati (219 milioni e 61 di interessi): la banca infatti avrebbe perso il diritto di sottrarre i dollari accreditati a Divania per quelle "scommesse", giuridicamente "indebite" appunto perché fondate su "contratti falsi, inesistenti o distrutti".
(08 febbraio 2008)
Difesa di Unicredit, elaborata dall'avvocato Paolo Dalmartello, "non nega il fatto" dei contratti-fantasma, ma solo "le conclusioni di Divania": "Risulta per tabulas", conferma infatti l'avvocato, che la banca ha commesso "deprecabili imprecisioni" e "reiterate disattenzioni", in particolare sulle date del '98 aggiunte "con ogni probabilità nel 2001".
"Poiché il diavolo fa le pentole ma non i coperchi", scrive sempre Unicredit, "per sistemare le prime incongruenze documentali" la banca "ha posto in essere ancora più deprecabili imprecisioni", su cui "sono in corso approfondimenti". Ma questo non cambia nulla: il cliente ha "tollerato tale prassi", accettando l'esecuzione dei derivati "imprecisi". E anche "la mancata corrispondenza al vero" dell'autocertificazione di Parisi come mago della finanza "è un falso problema": se il cliente si dichiara "operatore qualificato", questo è "necessario e sufficiente" a esonerare la banca. A conti fatti, secondo Unicredit, Divania può lamentare solo una perdita netta di 15 milioni. Ma Parisi ha firmato la famosa transazione. Per cui ha perso il diritto di contestare i derivati. Anzi è lui a dover pagare altri 4,5 milioni.
Sul caso indaga anche la Procura di Bari. L'inchiesta del pm Isabella Ginefra è iscritta al modello 21: significa che ci sono già i primi indagati. In questi giorni la Finanza ha acquisito un secondo video, girato da Parisi nel 2006 con una microcamera nascosta nella giacca. Questo spiega l'immagine tremolante, che immortala un funzionario di Unicredit mentre confida all'imprenditore quale sarebbero i veri ordini sui derivati, diramati dai "capi" della banca alle reti periferiche, in barba ai proclami scritti. Domanda Parisi: "Ti ricordi quando mi dicesti che se non fai i derivati ti tolgono l'affidamento?". Risposta del funzionario: "E va bè, ma... se tu vai a leggere le comunicazioni che noi abbiamo sempre memorizzate sui nostri capi... La compliance, l'attenzione al cliente, la trasparenza, l'etica, la professionalità... 'Sto cazzo! Allora tu lo scrivi e stai a posto... E poi dici alla rete di fare ben altro".
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/
09/02/2008
10.30
A proposito di black lists...
Caro Direttore e cara Redazione,
leggo con una certa perplessita' della reazione della comunita' ebraica
alla
pubblicazione in rete di una "black list" di professori sionisti.
Pacifici chiede "una risposta generale delle istituzioni" contro gli
estensori di
questa black list.
Benssimo, pero' mi piacerebbe perche' Pacifici non invoca una risposta
generale delle istituzioni anche per altre black lists, pubblicate in
siti come quello che vi segnalo qui di seguito:
http://www.masada2000.org/shit-list.html
Non ci possono essere due pesi e due misure....
Cordiali saluti,
Fabio P.
Sì, ma questa lista nera di professori ebraici – che è una vigliaccata delinquenziale – mi lascia qualche sospetto.
Chi l'ha fatta non è chiaro. Un sito "anonimo", dicono.
Dove sarà il server?
Sarà come i "siti anonimi islamici" da cui Rita Katz, e solo lei, ricava gli ultimi freschiv ideo del defunto Bin Laden.
Insomma, mi sa di provocazione e falsità.
Come le tombve ebraiche profanate con svastiche, che regolarmente, si scopre, sono opera di qualche sayan del Mossad, volonteroso.
Maurizio Blondet
09/02/2008
09.30
Internet bloccato in IRAN?
Caro Direttore,
Una precisazione in merito all’articolo:
“Internet interrotto: prova generale?”.
Riporto le parole citate nel suddetto articolo: Fatto degno di nota, mentre Israele è miracolosamente immune dal grave problema (dispone evidentemente di sue reti o satelliti protetti), l’Iran è il Paese che appare il più colpito: Teheran è completamente isolata dal mondo, come riporta il sito specializzato
www.internettrafficreport.com/asia
Apprendo invece da un altro sito di controinformazione che:
“In realtà bastava dare un’occhiata al FAQ del medesimo sito per scoprire che NON viene affatto monitorato il traffico delle varie nazione, ma solo la connessione di un router per ogni Stato (quello iraniano appartiene a
un’università locale). Se si fosse fatto poi lo sforzo ulteriore di controllare il traffico delle altre zone del mondo, si sarebbe scoperto che il router iraniano non era l’unico ad avere un indice ‘zero’ (nessuna connessione o connessione molto lenta). Ce ne sono altri, fra cui, appunto, e da giorni, la Florida” www.uruknet.info www.uruknet.info).
Apprendo che l’Iran cosi come Israele e il Libano non utilizza i cavi tranciati e quindi non ha risentito del guasto/sabotaggio.
Conosciamo l’importanza fondamentale per qualunque sito di controinformazione di non cadere in errori banali per evitare di esporsi a facili critiche e offrire il fianco alle tante, tantissime persone che non aspettano che un passo falso.
Ogni errore seppur piccolo da loro l’occasione di screditare intere teorie (una cosa vista mille e mille volte all’opera contro il movimento per la verità sull’11 settembre).
La prego di pubblicare la mia missiva affinchè ciò non avvenga.
La domanda “chi è stato a tranciare 3/4 cavi in fondo al mare in pochi giorni e a bloccare la rete?” rimane.
Anche se Paola Pisi di uruknet, che si preoccupa tanto di criticare Blondet e i suoi amici complottisti, nel suo articolo evita accuratamente di porsela...
Grazie
Un Suo assiduo lettore
Lorenzo R.
09/02/2008
08.30
Australia
Caro direttore,
le invio copia di quanto arrivatomi da mia nipote.
Cosa ne pensa?
Giulio M
DICHIARAZIONI DEL MINISTRO AUSTRALIANO PETER COSTELLO sui problemi
dell'immigrazione
Non sono contrario all´immigrazione, e non ho niente contro coloro che
cercano una vita migliore venendo in Australia.
Tuttavia ci sono questioni che coloro che recentemente sono arrivati nel
nostro paese, ed a quanto sembra anche qualcuno dei nostri concittadini
nati qui, devono capire.
L´idea che l´Australia deve essere una comunità multiculturale è servita
soltanto a dissolvere la nostra sovranità ed il sentimento di identità
nazionale.
Come australiani, abbiamo la nostra cultura, la nostra società, la
nostra lingua ed il nostro modo di vivere.
Questa cultura è nata e cresciuta durante più di due secoli di lotte,
processi e vittorie da parte dei milioni di uomini e donne che hanno
cercato la libertà di questo paese. >
Noi parliamo l´inglese, non il
libanese, l´arabo, il cinese, il giapponese, il russo o qualsiasi altra
lingua.
Perciò, se desiderate far parte della nostra società, imparate la lingua!
La maggioranza degli australiani crede in Dio.
Non si tratta soltanto di
un affare privato di qualche cristiano fondamentalista di destra, ma vi
è un dato di fatto certo ed incontrovertibile: uomini e donne cristiani
hanno fondato questa nazione su principi cristiani, ed è chiaramente
documentato nella nostra storia e dovrebbe essere scritto sui muri delle
nostre scuole.
Se il nostro Dio vi offende, allora vi consiglio di prendere in
considerazione la decisione di scegliere un'altra parte del mondo per
mettere su casa, perché Dio è parte della nostra cultura.
Accetteremo le vostre opinioni religiose, e non vi faremo domande, però
daremo per scontato che anche voi accettiate le nostre e cercherete di
vivere in pace ed armonia con noi.
Se la Croce vi offende, o vi molesta, o non vi piace, allora dovrete
pensare seriamente di andarvene da qualche altra parte.
Siamo orgogliosi della nostra cultura e non pensiamo minimamente di
cambiarla, ed i problemi del vostro paese di origine non devono essere
trasferiti sul nostro.
Cercate di capire che potete praticare la vostra cultura, ma non dovete
assolutamente obbligare gli altri a farlo.
Questo è il nostro paese, la nostra terra, il nostro modo di vivere, e
vi offriamo la possibilità di viverci al meglio.
Ma se voi cominciate a lamentarvi, a piagnucolare, e non accettate la
nostra bandiera, il nostro giuramento, i nostri impegni, le nostre
credenze cristiane, o il nostro modo di vivere, vi dico con la massima
franchezza che potete far uso di questa nostra grande libertà di cui
godiamo in Australia: il diritto di andarvene.
Se non siete felici qui, allora andatevene.
Nessuno vi ha obbligato a venire nel nostro paese.
Voi avete chiesto di vivere qui: ed allora accettate il paese che avete
scelto.
Se non lo fate, andatevene!
Vi abbiamo accolto aprendo le porte del nostro paese; se non volete
essere cittadini come tutti in questo paese, allora tornate al paese da
cui siete partiti!
Questo è il dovere di ogni nazione,
Questo è il dovere di ogni immigrante.
Vi chiedo di farla girare per far sapere alla gente che nelle altre
Nazioni civili del Mondo i Politici ci tengono al proprio Paese.
Perché
questo non accade in Italia?
08/02/2008
22.00
Politically correct
Salve,
sono un lettore appassionato delle vostre pagine; l’unica cosa che
a volte a me da fastidio e il fatto che il Signor Blondet (il mio
preferito) usi il termine negro/negri e vorrei sapere perche?
Potrebbe anche usare "di colore" o sbaglio?
In ogni caso volevo ringraziarvi per le informazione che date a noi
lettori.
Cordiali saluti
Giuseppe Maurizio F.
Come ho avuto di spiegare altre volte, in italiano "negro" non ha la connotazione insultante che ha in inglese "nigger"; è un semplice denotativo.
Qui si ritiene di non cedere al "politically correct", che è una forma di ipocrisia nata nell'ambiente del razzismo americano: faccio finta di rispettarti chiamandoti "african-american", ma naturalmente ti do un salario inferiore ai "caucasian" (una volta chiamati white anglo-saxon-protestants) di un buon 20 per cento: sei contento?
So anche che non la convincerò: la forza del conformismo è invincibile, per la massa.
Ma questo sito non liscia il pelo al conformismo, come avrà notato.
Maurizio Blondet
08/02/2008
20.30
Cossiga Versus Draghi
Egregio direttore ,
che l'ex Presidente Cossiga sia una personalità quanto meno ambigua, questo
penso sia una cosa ben nota ai tanti Suoi informati lettori come a qualsiasi
altro cittadino mediamente informato visto il ruolo eversivo ricoperto dallo
stesso negli anni della strategia della tensione in Italia ed ampiamente
dibattuto da vari media.
Sono rimasto, però, molto sorpreso nell'apprendere le accuse molto
circostanziate ( connivenza attuale con Golman Sachs, ruolo attivo
ricoperto da Draghi durante il 1992 durante l'incarico al Tesoro nella
"Svendita" delle migliori aziende italiane, etc. ) con le quali Cossiga
definisce Draghi un "Vile Affarista" .
Sarebbe interessantissimo poter leggere le sue personali considerazioni
sulla vicenda , troverei quantomai interessante poter leggere in futuro un
suo articolo che delinei un profilo di Francesco Cossiga nella storia
repubblicana del nostro povero paese .
Le porgo i miei umili complimenti per il lavoro di informazione che Lei
porta avanti e che ho cominciato ad apprezzare fin dal primo momento in cui
ho cominciato a leggere questo sito nel 2003.
Marcon
(VE)
In breve: Cossiga è ritenuto un fiduciario della Massoneria britannica, monarchica e filo-atlantica, e come tale "suggeritore" di chi lo vuole ascoltare (Berlusca ad esempio).
Fu lui a impedire la scoperta di Aldo Moro in mano alle BR (o quelle che passavano per BR), dirottando la polizia al Lago della Duchessa, mentre quasi certamente il sequestrato era a tenuto a Roma. Era allora ministro dell'Interno.
Fu premiato con il Quirinale.
E' stato lui a "consigliare" Draghi al Salame per Bankitalia, ed ora lo "smaschera" come un maggiordomo di Goldman Sachs: cosa che sapeva quando lo "consigliò". Può essere una ritorsione per qualche sgarbo che Londra ritiene di aver subito… personalmente però, visto che le accuse e le recriminazioni di K. Restano impotenti e senza effetto, ritengo che l'uomo (alcoolizzato cronico, con problemi evidenti di squilibrio mentale) non meriti molto credito, nemmeno quando dice "verità".
Maurizio Blondet
08/02/2008
19.30
Un ringraziamento e una testimonianza
Egregio direttore,
mi chiamo Daniela Di Gilio e da alcuni mesi seguo con
molto interesse il suo giornale on-line; condivido la vostra impostazione,
l'intento di difendere il dogma cattolico dagli attacchi laicisti,
modernestisti dei nostri tempi.
Il mio vuole essere un ringraziamento in
quanto, attraverso la lettura di alcuni vostri articoli, nonchè di altri,
inseriti in siti trattanti le tematiche del Nuovo ordine mondiale, ho potuto
compiere una profonda revisione delle mie idee.
Sono cattolica, ma per una
serie di circostanze veramente difficili da riassumere in poche righe, mi
ero accostata a tematiche esoteriche, in particolare allo studio dell'
astrologia.
La mia fede è stata, quindi, contagiata da idee, prese da
"autori" esoterici vari, che tentano (come ben sa), di ridurre il
Cristianesimo all'interno di un sincretismo omologante di ogni credo e di
ogni religione, svuotandolo così della sua unicità salvifica.
Per fortuna
tali contaminazioni non sono mai riuscite a scalfire la mia fede in Gesù
Cristo come unico figlio di Dio, e fonte di sola nostra salvezza.
I miei
studi astrologici, però proseguivano pur fra mille dubbi, fino a quando ho
finalmente capito che anche tale disciplina non è altro che una
manifestazione diabolica di un pensiero tendente a divinizzare l'uomo,
scalzando Dio.
Non tutti sanno che l'astrologia cosidetta umanistica, per
non parlare di quella karmica (invenzione di madame Blavasky...) mette al
centro del cerchio zodiacale, il Se', la scintilla divina, la consapevolezza
della propria natura raggiunta attraverso le tante rinascite etc. etc.
Per fargliela breve, non sapevo quello che facevo, nel senso che non credevo
al karma però lo usavo per cercare di dare spiegazioni che altrimenti
l'astrologia non sa dare.
Ora sono felicemente tornata ala pratica religiosa cattolica, unica vera
religione e vorrei fare qualcosa per mettere in guardia dai pericoli di
avvicinarsi a discipline apparentemente dotate di propria dignità, in reltà
collegate ad un discorso occultistico che fa capo alla "cospirazio dell'
aquario" del New Age.
A tal proposito vorrei mandarle un articolo tratto dal
sito ufficiale del New age: Share international".
L'intervista è a Benjamin
Creme, portavoce del futuro "messia" del movimento, di cui si dichiara
l'imminente comparsa sulla scena politica e religiosa
mondiale.................................................
Potrebbe essere questo il tentativo di costruire una religione sincretica
mondiale? Maitreya potrebbe essere il potenziale anticristo?
Spero in una sua risposta privata, se possibile.
Con grandissima stima,
Daniela D
08/02/2008
17.40
Idea... del Katz
Buongiorno stimatissimo direttore,
ho appena letto degli "incidenti" a Internet e mi è venuta una idea del
Katz:
E se fosse colpa di Al-Qaeda ?
Potrebbero avere tranciato i cavi sottomarini con dei taglierini, come
quelli usati per dirottare gli aerei "miracolosi" che impattando di lato le
torri del WTC le hanno fatte crollare in verticale...
Mon Dieu...
Sono Diabolici Questi Islamici (SDQI), per parafrasare
Asterix...
Marco S.
Ma è ovvio che è al Qaeda.
E' Al Qaeda under Sea.
Maurizio Blondet
08/02/2008
16.10
Sconcerto
Mio carissimo Direttore Maurizio Blondet,
ogni giorno che passa mi accorgo che lei ha sempre più ragione, l'Italia
è un popolo di cafoni, sa cosa ho visto o sentito oggi? Dopo pranzo giravo
i canali in tv quando su Italia 1 c'era una pubblicità delle suonerie
animate
dei cellulari (nuove divinità del popolo italiota) molto volgare, in pratica
un animale tipo un topo o un gatto che cantando mandava "complimenti"
volgarissimi
alla ragazza fidanzata del bulletto di turno. Non può capire la mia
disperazione.
L'altra la leggo su un quotidiano locale, a Torino un 15enne, dopo essere
stato multato da un controllore su un pullman perché sprovvisto di
bilgietto,
ha insultato il controllore mettendogli una mano in faccia afferandogliela;
il controllore istinitivamente per liberarsi dalla presa ha morso la mano.
Ora mi dico:
"Che fine ha fatto il rispetto delle autorità? Perché l'Italia
è piena di nuove generazioni che odiano le autorità? Perché tutto questo?"
Mi immagino i genitori del 15enne come saranno stati soddisfatti del loro
figlio.
Un cordiale saluto, e mi raccomando preghiamo.
Emanuele
08/02/2008
15.10
IOR: richiesta testi per approfondimento
Salve e mi scusi il disturbo.
Trovo su la repubblica questo articolo.
www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/
Al di là del motivo per cui l’abbiano fatto uscire ora (che comunque sarebbe carino da sapere), mi interesserebbe poter leggere qualcosa di più attendibile.
Lo chiedo non per giudicare la Chiesta o per la mia fede, che resterebbe la stessa qualunque sia la verità su questi fatti terreni.
Vorrei però capire un po’ di più su quanto è avvenuto e cosa sia oggi lo IOR, a titolo di curiosità personale.
Il giudizio e l’eventuale condotta su quando è avvenuto credo che debba essere comunque lasciato a Dio ed alla Sua infinita misericordia.
Saluti e grazie per il servizio che state facendo.
Romeo B.
Non ho avuto mai modo di occuparmi dello scandalo IOR professionalmente.
Sono usciti dei libri, che può cercare in biblioteca.
Maurizio Blondet
08/02/2008
14.10
Senza Dio
Gentile Maurizio Blondet,
sono Andrea B., ventottenne milanese, studente di sociologia.
Le ho scritto un paio di settimane fa riguardo agli inceneritori...
Ormai leggo assiduamente i Vostri articoli, tanto che a volte mi piacerebbe collaborare con Voi! Anzi, se ciò fosse possibile, me lo faccia sapere!
Magari sarebbe un modo per me (oltre a fare ciò che amo di più al mondo, cioè scrivere) per riavvicinarmi al cattolicesimo, che ho già abbandonato da diversi anni.
Insomma, pur non essendo io cattolico, mi trovo d’accordo con Lei anche su Dio!
Sugli inceneritori e le centrali nucleari no, ma su Dio si.
Nonostante per me credere in Dio sia come credere a Babbo Natale, sono d’accordissimo
su ciò che dice nel Suo articolo “Banche senza Dio”.
Secondo me le religioni ci hanno rimbecilliti sempre un po’ tutti (soprattutto in Occidente e nei Paesi islamici, più che in Oriente), ma penso fortemente che la religione serva molto, allo stesso tempo.
Io ne sono un caso emblematico.
Da che ho perso Dio (o da che Dio è morto, come direbbe Nietzsche), tutto è stato più difficile.
E più insensato.
Comunque, vedremo dove si andrà a finire...
Ci sono degli articoli davvero da pelle d’oca, sul sito.
Da quello sugli americani in Iraq a quello sul declino dell’Occidente o quello sull’educazione e i giovani qualche mese fa. Ecc., ecc.
Complimenti!
Cordialmente,
Andrea B.
Post Scriptum: A proposito di Nietzsche (che io amo, per quanto possa capirlo), secondo me era si un po’ esaurito, ma non pazzo.
Da wikipedia, tratto da “La gaia scienza”: “God is dead.
God remains dead.
And we have killed him. How shall we comfort ourselves, the murderers of all murderers?
What was holiest and mightiest of all that the world has yet owned has bled to death under our knives: who will wipe this blood off us?
What water is there for us to clean ourselves?
What festivals of atonement, what sacred games shall we have to invent?
Is not the greatness of this deed too great for us?
Must we ourselves not become gods simply to appear worthy of it?
Nietzsche, “The Gay Science”, Section 125, traduzione Walter Kaufmann
Il Dio di cui accennavo nel pezzo è ovviamente il Dio dei filosofi, la fonte inerente dell’ordine cosmico (e del suo “significato”).
Questa visione di Dio è incompleta rispetto al cristianesimo, ma ovviamente non inesatta.
Ciò che Aristotile non poteva sapere era quello che è stato rivelato: che Dio è Amore fino al sacrificio di Sé per l’uomo.
La fede cristiana è propriamente non fede in Dio - che tutti gli uomini antichi davano per certo - ma nella testimonianza degli apostoli, testimoni oculari “degni di fede” della Resurrezione.
Nietzsche è in questo senso l’anti-rivelazione: non a caso il suo crollo nella demenza.
Ha preceduto la nostra intera epoca, che sta affondando nella stupidità disorganizzata.
Se ha pazienza, legga “Dottor Faust” di Thomas Mann, che è basato sulla figura di Nietzsche e sul suo patto col diavolo.
Maurizio Blondet
08/02/2008
13.00
Ancora sui rigassificatori
Caro Direttore,
mi sfugge il senso dell’oscura equazione rigassificatori=inceneritori.
Tuttavia, da bravo uomo-massa-ostrica quale sono, ritengo doverose alcune precisazioni.
Premetto che all’estero i rigassificatori sono costruiti a spese dei privati che ne incassano (giustamente) anche i profitti.
Nel nostro Paese, tanto per cambiare, le cose sono “un po’ più complicate”: - inizialmente, la costruzione dell’impianto è a carico di un privato - tuttavia, in forza di leggi quantomeno discutibili, il privato ha diritto per 20 anni ad incassare da un impianto vuoto come se fosse pieno all’80%.
Le pare normale?
Sebbene sia indispensabile dotarsi di strutture per il GNL (il gas naturale liquefatto, trasportato esclusivamente via nave) appare decisamente curioso che L’Italia, servita da importanti gasdotti, intenda diventare la nazione europea con il maggior numero di impianti.
A ben vedere, si tratta di una delle più importanti decisioni energetiche della storia italiana e, sicuramente, la più grande in assoluto del governo Prodi.
Gli USA dispongono attualmente di cinque impianti e progettano di costruirne altri sette (dati 2007 del Center for Liquefied Natural Gas).
Il Giappone, ad ottobre 2007, ne contava venti (dati della California Energy Commission).
Nel 2006: la Spagna disponeva di cinque impianti, più uno in costruzione; la Gran Bretagna uno, più due in costruzione e tre in progetto; la Germania nessuno, solo uno in costruzione a Wilhelmshaven, ora completato; la Francia due, più uno in costruzione e uno in progetto.
(dati King & Spalding)
Noi ne vogliamo quattordici, che con l’esistente Panigaglia fanno quindici: Panigaglia, Isola di Porto Levante, Brindisi, Rosignano, Livorno offshore, San Ferdinando, Gioia Tauro, Taranto (Enel), Taranto (Gas Natural), Vado Ligure, Muggia, Zaule, Priolo, Porto Empedocle, Trieste offshore (dati King & Spalding).
Le pare normale?
A. B.
No, non mi pare normale il regalo fatto dal governo ai privati.
Ma per questo bisogna bloccare “tutti” i rigassificatori?
Fanno così male alla salute?
Più delle raffinerie e dell’ecstasys?
Lasciatene fare almeno cinque, come la Francia...
Maurizio Blondet
08/02/2008
12.00
Perdita di competenze a Telecom
Come sempre, quando leggo i pregevoli articoli del Signor Blondet, non posso che rammaricarmi di quanto colpiscano nel segno.
La prego di considerare questa mia uno sfogo e nulla più, che purtroppo non ha nulla da aggiungere a quanto già scritto nell’articolo in oggetto, ma può soltanto avvalorarne il contenuto.
La storia inizia con la mia formazione professionale, quando a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90 mi ritrovai ad inserirmi in un ufficio di progettazione di rete telefonica per l’allora SIP.
Formare un buon progettista di rete non è cosa di due giorni.
Ci vogliono anni di preparazione, cultura e passione per il proprio lavoro.
Io mi ci ero appassionato, e lo facevo con entusiasmo, nonostante le difficoltà dell’epoca.
Ma dalla metà degli anni ‘90, prima ancora che potessi “completare” la mia preparazione, le cose iniziarono a mutare.
Sembrava che non ci fosse più alcuna considerazione per la cultura professionale.
Vigeva (e vige tuttora) la legge della “fungibilità”, ovvero un lavoratore poteva prestare la propria opera indipendentemente dal contesto.
La cosa poteva forse essere vera per un lavoro a catena, ma non per una professione come la nostra ove la conoscenza del territorio è fondamentale, la si acquisisce con gli anni, e piccole accortezze
apparentemente poco significative possono invece rivelarsi fondamentali nel lungo periodo.
E’ grazie ad almeno trent’anni di queste piccole accortezze, figlie di una cultura sparagnina che doveva arrabattarsi con quel poco che aveva, se la rete telefonica riesce a sopravvivere al macello operato negli ultimi dieci-quindici anni.
Ma le priorità erano altre.
Acquisire la cablatura delle città per poi affittarle o rivenderle ad altri operatori (è il caso di progetti baldanzosi ed inutili come il “SOCRATE” i cui scopi erano diametralmente opposti a quelli dichiarati) liberarsi del personale in eccesso (debiti = esuberi), privandosi quindi di quella “cultura” aziendale tanto utile invece per ottimizzare gli investimenti.
La privatizzazione apriva una voragine di debiti, pertanto si faceva strada la paradossale cultura del “risparmiare, costi quel che costi”.
Non più ottimizzazione dei costi (risoluzione dei problemi per un periodo medio-lungo al costo minore), ma costi minimi per rimandare il problema di un altro mese, un altro anno al più (spendere poco e di conseguenza aumentare i costi futuri.
Ma già, tanto non si ripara la macchina che si deve buttare).
Ciò sia per lo sviluppo della rete che per il suo mantenimento.
Un collega (tecnico giuntista) prima della pensione, mi confidò quasi in lacrime che non gli arrivavano neppure più le guaine per i giunti, di essersi trovato più di una volta con una scheda di guasto aperta, e pur sapendo perfettamente cosa avrebbe dovuto fare per risolvere il guasto, esserne impossibilitato per mancanza di materiale.
Come nel terzo mondo, come in un Paese in guerra.
Le lacrime non erano per la brutta figura che Telecom rimediava in quel frangente.
Le lacrime erano dovute al fatto che le certezze di una vita venivano sovvertite, che l’orgoglio di conoscere il proprio mestiere e sapere di farlo bene, veniva frustrato, che più in alto, qualcuno lo avrebbe “cazziato” perché il guasto non veniva chiuso nei tempi previsti, perché non sarebbero stati raggiunti gli obbiettivi e qualcuno avrebbe perso qualche premio.
Lo stesso qualcuno che permetteva (imposizione aziendale, prima i debiti) che il povero tecnico volonteroso rimanesse senza materiale per fare il proprio dovere.
Non è stato facile, in tutti questi anni, vedere la dissipazione di conoscenza che si creava dentro Telecom.
Personale competente allontanato dalle proprie funzioni, “obsoleto”, non serviva più, c’erano gli obbiettivi sulla mobilità da raggiungere.
Personale di altri settori, portato a coprire i buchi lasciati aperti altrove, senza trovare attorno a sé chi avesse tempo e competenza per dargli la formazione professionale necessaria.
E tuttavia, pur in queste condizioni quasi impossibili, i lavoratori si sono comportati bene, facendo tutto quanto era umanamente possibile per mantenere la rete telefonica, ed ampliarla dove possibile.
Soltanto per essere insultati dalla gente comune, che ovviamente non può sapere che le colpe non
sono dell’ultimo della catena, ma soltanto che il telefono una volta glie lo riparavano subito e costava meno, mentre adesso costa di più e quando si guasta sono dolori.
E’ vero, come in ogni dove, si trova lo sfaccendato.
C’è qui come altrove.
Ma la gente telefona, parla, chiama il medico od organizza la propria vita, e per uno che lavora nel settore, questa è la cosa più importante.
Sa di aver fatto qualcosa di cui essere orgoglioso quando ha fatto comunicare la gente tra sé, perché noi stessi siamo gente che in altre occasioni abbiamo necessità dei medesimi servizi.
Non è facile vedere la dissoluzione del proprio operato.
Rimane rabbia e frustrazione.
Con profonda stima.
Claudio
08/02/2008
11.00
Corsi di Shoah
Gentilissimo Direttore,
questa nota in corsivo e tra parentesi, che riporto più sotto, l’ ho trovata sul Velino (è una agenzia di Stampa on line) di questa mattina 24 gennaio 2008.
Cado dalle nuvole… c’è addirittura un master universitario per “insegnare” la Shoah ?!?!
E pure all’Università Statale!
Non dico nulla di più perché confesso che a questo punto ho paura che potrebbero anche arrestarmi.
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI ROMA TRE
Facoltà di Scienze della Formazione
Dipartimento di Scienze dell’Educazione Sala della Protomoteca,
Campidoglio, Roma
25 gennaio ore 10.00-13.30 Inaugurazione del Master internazionale
di II livello in DIDATTICA DELLA SHOAH
storia, memoria e ricordo filosofia, letteratura e arte religione, psicologia del profondo e scienze sociali.
Mauro
Roma
08/02/2008
10.00
Distruzione fittizia di valore borsistico
Egregio direttore,
vorrei capire perchè quando i titoli borsistici scendono tutti i media parlano di ingentissime somme di denaro che sarebbero “bruciate”.
A ben analizzare la cosa, però, tutte le transazioni borsistiche sono fatte in pareggio (non considerando ovviamente le commissioni bancarie per le stesse) con un meccanismo analogo alla partita doppia.
L’unica cosa che varia è il valore istantaneo e fluttuante dell’equivalenza azione denaro.
Al variare del valore dell’azione scambiata non corrisponde una generazione o distruzione di valore reale o denaro.
Questo è tanto più vero in un modo in cui il valore dell’azione non è legato al valore “reale” di un
bene o un’azienda.
Faccio un esempio per chiarire la cosa: se siamo in due ognuno con 10 euro avremo 20 euro in tutto.
Se io compro un’azione da lei a 3 euro avremo: io 7 euro e lei 13, sommando otteniamo sempre 20.
Se l’azione si apprezza e lei me la ricompra a 7 euro avremo: io 14 euro e lei 6, sommando sempre 20.
Io ci avrò guadagnato, lei perso, ma il totale degli euro è sempre lo stesso (cioè 20).
Otterrei un cambiamento solamente includendo nel computo totale il valore dell’azione scambiata, ma tale azione, in un sistema mercato - finanziario come il nostro e come gia detto, non rappresenta
assolutamente dei beni reali.
Forse per rendere più palese la cosa si potrebbe smettere di chiamare le azioni con i nomi delle imprese ma dargli dei nomi di fantasia (esempio paperino, pluto...) e quindi astrarre completamente il mercato azionario dal mercato reale.
Sperando di essere stato sufficientemente chiaro le faccio i complimenti e le porgo i miei più cordiali saluti,
M. Casarin
Il guaio è che su questi aumenti fittizi di valore si sono contratti debiti ben superiori.
E ora che lo pseduo-valore crolla...
Maurizio Blondet
08/02/2008
09.00
Anche il Papa si è accorto
Carissimo direttore,
avrei voluto mandare tante mail di ringraziamento per alcuni suoi ultimi articoli, davvero molto belli e allo stesso tempo profondissimi, ma non volevo contribuire a intasare la sua cartella di posta…
Ma adesso proprio non posso non segnalarle una strana e inusuale lettera che Benedetto XVI ha indirizzato ai fedeli della Diocesi di Roma.
Naturalmente questa lettera non ha trovato nessuna eco; io stesso non saprei nulla se non
consultassi tutti i giorni il bollettino della Sala Stampa Vaticana.
Credo che questa lettera si inserisca nell’ambito del “Programma pastorale della diocesi”, che quest’anno ha come titolo “Educare alla fede…”, programma pastorale che impegna tanti in troppe riunioni e commissioni, e che fatalmente vede la pubblicazione di un documento, che pochissimi
leggeranno e senza sbocchi nella prassi ordinaria delle comunità cristiane.
Comunque credo che sia interessante quello che il Papa scrive.
Sembra che il santo Padre abbia letto i suoi articoli “Educazione”, e “La vita è rischio,
ragazzi”!!!
Mi permetto di allegarle, allora, il testo del Santo Padre.
Che possa sentirsi in buona compagnia nella buona battaglia.
Con rinnovata stima e amicizia,
Don Marco & co.
LETTERA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI ALLA DIOCESI E ALLA CITTÀ DI ROMA SUL COMPITO URGENTE DELL’EDUCAZIONE
Cari fedeli di Roma,
ho pensato di rivolgermi a voi con questa lettera per parlarvi di un problema che voi stessi sentite e sul quale le varie componenti della nostra Chiesa si stanno impegnando: il problema dell'educazione.
Abbiamo tutti a cuore il bene delle persone che amiamo, in particolare dei nostri bambini, adolescenti e giovani. Sappiamo infatti che da loro dipende il futuro di questa nostra città.
Non possiamo dunque non essere solleciti per la formazione delle nuove generazioni, per la loro capacità di orientarsi nella vita e di discernere il bene dal male, per la loro salute non soltanto fisica ma anche morale.
Educare però non è mai stato facile, e oggi sembra diventare sempre più difficile.
Lo sanno bene i genitori, gli insegnanti, i sacerdoti e tutti coloro che hanno dirette responsabilità educative.
Si parla perciò di una grande “emergenza educativa”, confermata dagli insuccessi a cui troppo spesso vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita.
Viene spontaneo, allora, incolpare le nuove generazioni, come se i bambini che nascono oggi fossero diversi da quelli che nascevano nel passato.
Si parla inoltre di una “frattura fra le generazioni”, che certamente esiste e pesa, ma che è l’effetto, piuttosto che la causa, della mancata trasmissione di certezze e di valori.
Dobbiamo dunque dare la colpa agli adulti di oggi, che non sarebbero più capaci di educare?
E'’ forte certamente, sia tra i genitori che tra gli insegnanti e in genere tra gli educatori, la tentazione di rinunciare, e
ancor prima il rischio di non comprendere nemmeno quale sia il loro ruolo, o meglio la missione ad essi affidata.
In realtà, sono in questione non soltanto le responsabilità personali degli adulti o dei giovani, che pur esistono e non devono essere nascoste, ma anche un'atmosfera diffusa, una mentalità e una forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona umana, del significato stesso della verità e del bene, in ultima analisi della bontà della vita.
Diventa difficile, allora, trasmettere da una generazione all’altra qualcosa di valido e di certo, regole di
comportamento, obiettivi credibili intorno ai quali costruire la propria vita.
Cari fratelli e sorelle di Roma, a questo punto vorrei dirvi una parola molto semplice: Non temete!
Tutte queste difficoltà, infatti, non sono insormontabili.
Sono piuttosto, per così dire, il rovescio della medaglia di quel dono grande e prezioso che è la nostra libertà, con la responsabilità che giustamente l’accompagna.
A differenza di quanto avviene in campo tecnico o economico, dove i progressi di oggi possono sommarsi a quelli del
passato, nell’ambito della formazione e della crescita morale delle persone non esiste una simile possibilità di accumulazione, perché la libertà dell’uomo è sempre nuova e quindi ciascuna persona e ciascuna generazione deve prendere di nuovo, e in proprio, le sue decisioni.
Anche i più grandi valori del passato non possono semplicemente essere ereditati, vanno fatti nostri e rinnovati attraverso una, spesso sofferta, scelta personale.
Quando però sono scosse le fondamenta e vengono a mancare le certezze essenziali, il bisogno di quei valori torna a farsi sentire in modo impellente: così, in concreto, aumenta oggi la domanda di un’educazione che sia davvero tale.
La chiedono i genitori, preoccupati e spesso angosciati per il futuro dei propri figli; la chiedono tanti insegnanti, che vivono la triste esperienza del degrado delle loro scuole; la chiede la società nel suo complesso, che vede messe in dubbio le basi stesse della convivenza; la chiedono nel loro intimo gli stessi ragazzi e giovani, che non vogliono
essere lasciati soli di fronte alle sfide della vita.
Chi crede in Gesù Cristo ha poi un ulteriore e più forte motivo per non avere paura: sa infatti che Dio non ci abbandona, che il suo amore ci raggiunge là dove siamo e così come siamo, con le nostre miserie e debolezze, per offrirci una
nuova possibilità di bene.
Cari fratelli e sorelle, per rendere più concrete queste mie riflessioni, può essere utile individuare alcune esigenze comuni di un’autentica educazione.
Essa ha bisogno anzitutto di quella vicinanza e di quella fiducia che nascono dall’amore: penso a quella prima e fondamentale esperienza dell’amore che i bambini fanno, o almeno dovrebbero fare, con i loro genitori.
Ma ogni vero educatore sa che per educare deve donare qualcosa di se stesso e che soltanto così può aiutare i suoi allievi a superare gli egoismi e a diventare a loro volta capaci di autentico amore.
Già in un piccolo bambino c’è inoltre un grande desiderio di sapere e di capire, che si manifesta nelle sue continue domande e richieste di spiegazioni.
Sarebbe dunque una ben povera educazione quella che si limitasse a dare delle nozioni e delle informazioni, ma lasciasse da parte la grande domanda riguardo alla verità, soprattutto a quella verità che può essere di guida nella vita.
Anche la sofferenza fa parte della verità della nostra vita.
Perciò, cercando di tenere al riparo i più giovani da ogni difficoltà ed esperienza del dolore, rischiamo di far crescere, nonostante le nostre buone intenzioni, persone fragili e poco generose: la capacità di amare corrisponde infatti alla capacità di soffrire, e di soffrire insieme.
Arriviamo così, cari amici di Roma, al punto forse più delicato dell’opera educativa: trovare un giusto equilibrio tra la libertà e la disciplina.
Senza regole di comportamento e di vita, fatte valere giorno per giorno anche nelle piccole cose, non si forma il carattere e non si viene preparati ad affrontare le prove che non mancheranno in futuro.
Il rapporto educativo è però anzitutto l’incontro di due libertà e l’educazione ben riuscita è formazione al retto uso della libertà.
Man mano che il bambino cresce, diventa un adolescente e poi un giovane; dobbiamo dunque accettare il rischio della libertà, rimanendo sempre attenti ad aiutarlo a correggere idee e scelte sbagliate.
Quello che invece non dobbiamo mai fare è assecondarlo negli errori, fingere di non vederli, o peggio condividerli,
come se fossero le nuove frontiere del progresso umano.
L’educazione non può dunque fare a meno di quell’autorevolezza che rende credibile l’esercizio dell’autorità.
Essa è frutto di esperienza e competenza, ma si acquista soprattutto con la coerenza della propria vita e con il coinvolgimento personale, espressione dell’amore vero.
L’educatore è quindi un testimone della verità e del bene: certo, anch’egli è fragile e può mancare, ma cercherà sempre di nuovo di mettersi in sintonia con la sua missione.
Carissimi fedeli di Roma, da queste semplici considerazioni emerge come nell’educazione sia decisivo il senso di responsabilità: responsabilità dell’educatore, certamente, ma anche, e in misura che cresce con l’età, responsabilità del figlio, dell’alunno, del giovane che entra nel mondo del lavoro.
E’ responsabile chi sa rispondere a se stesso e agli altri.
Chi crede cerca inoltre, e anzitutto, di rispondere a Dio che lo ha amato per primo.
La responsabilità è in primo luogo personale, ma c’è anche una responsabilità che condividiamo insieme, come cittadini di una stessa città e di una nazione, come membri della famiglia umana e, se siamo credenti, come figli di un unico Dio e membri della Chiesa.
Di fatto le idee, gli stili di vita, le leggi, gli orientamenti complessivi della società in cui viviamo, e l’immagine che essa dà di se stessa attraverso i mezzi di comunicazione, esercitano un grande influsso sulla formazione delle nuove
generazioni, per il bene ma spesso anche per il male.
La società però non è un’astrazione; alla fine siamo noi stessi, tutti insieme, con gli orientamenti, le regole e i rappresentanti che ci diamo, sebbene siano diversi i ruoli e le responsabilità di ciascuno.
C’è bisogno dunque del contributo di ognuno di noi, di ogni persona, famiglia o gruppo sociale, perché la società, a cominciare da questa nostra città di Roma, diventi un ambiente più favorevole all’educazione.
Vorrei infine proporvi un pensiero che ho sviluppato nella recente Lettera enciclica “Spe salvi” sulla speranza cristiana: anima dell’educazione, come dell’intera vita, può essere solo una speranza affidabile.
Oggi la nostra speranza è insidiata da molte parti e rischiamo di ridiventare anche noi, come gli antichi pagani, uomini “senza speranza e senza Dio in questo mondo”, come scriveva l’apostolo Paolo ai cristiani di Efeso (Ef 2,12).
Proprio da qui nasce la difficoltà forse più profonda per una vera opera educativa: alla radice della crisi dell’educazione c’è infatti una crisi di fiducia nella vita.
Non posso dunque terminare questa lettera senza un caldo invito a porre in Dio la nostra speranza.
Solo Lui è la speranza che resiste a tutte le delusioni; solo il suo amore non può essere distrutto dalla morte; solo la
sua giustizia e la sua misericordia possono risanare le ingiustizie e ricompensare le sofferenze subite.
La speranza che si rivolge a Dio non è mai speranza solo per me, è sempre anche speranza per gli altri: non ci isola, ma ci rende solidali nel bene, ci stimola ad educarci reciprocamente alla verità e all’amore.
Vi saluto con affetto e vi assicuro uno speciale ricordo nella preghiera, mentre a tutti invio la mia Benedizione.
Dal Vaticano, 21 gennaio 2008
BENEDICTUS PP. XVI
07/02/2008
22.10
Blog ilsignoredeglianelli
Caro direttore,
un mio difetto, purtroppo, è la propensione a farmi venire il sangue amaro e a tal proposito vado a leggere spesso cosa si dice su di un blog italiano filosionista chiamato il signoredeglianelli (che vorrei ricordare si chiama Sauron, chi ha orecchi per intendere...).
Tra le varie cose sconcertanti che ho letto le riporto uno scambio di opinioni tra due partecipanti che
commentano un articolo sulla commissione Winograd perchè va oltre ogni limite:
L’unico errore, caro SDA, è stato non portare a termine quello che avevano iniziato (la guerra in
Libano NdD).
Dovevano lasciar starnazzare la comunità internazionale.
Volevo chiederti una cosa secondo te i soldati rapiti sono morti e quello che ha detto Nasrallah è
vero?
Chissà cosa avranno subito,poveri ragazzi.
Non so chi trattenga Israele dll'usare l'atomica per risolvere una volta per tutte la questione(!!! NdD).
Un caro saluto a te, Dolcelei Lorenzo e Milton
Shalom
Monica
x monica: secondo me poi alla fine il lavoro è stato portato a termine.
hezbollah non è al confine e se si sta riarmando rispetto alla capacità nulla che aveva alla fine del conflitto è solo perchè la missione Unifil (a cui partecipa anche l’Italia) non porta e svolge il suo compito di vigilanza.
Per i soldati non so dirti e non voglio fare previsioni Ron Arad insegna dopo 22 anni.
Per Nasarallah potrebbe anche essere vero ma anche in questo caso hai per caso sentito la comunità internazionale dire qualcosa?
L’atomica? Perchè Israele ha l'atomica?)
E da quando?
Un caro saluto anche a te.
Ora, spero stessero scherzando... ma sarebbe comunque sconvolgente per chi vuole verificare di persona il link è http://www.ilsignoredeglianelli.ilcannocchiale.it/
un saluto e buon lavoro
Damiano P.
Questo discettare di guerra, atomiche e attacchi sterminatori, da parte di oziosi da tavolino, è particolarmente ripugnante; anche se è un fenomeno tipico delle guerre, gli strateghi da bar.
La cura sarebbe mandarceli, in guerra.
E particolarmente degradante che si salutino con “Shalom”; si vede che è il nuovo “Heil Hitler”.
Com’è vero che Israele è il Quarto Reich del nostro tempo, e dispone di tanti volonterosi carnefici nella nostra generazione.
Mi vergogno per loro.
Maurizio Blondet
07/02/2008
20.30
Scie chimiche
Gentile direttore,
Sono le 10.50 di Sabato 19 Gennaio ed è da circa 2 ore che sul cielo di
Milano continuano ad incrociarsi un numero impressionante di aerei,
palesemente non di linea, i quali rilasciano abbondanti scie bianche sulle
nostre teste.
Queste tracce che hanno trama ed ordito, persistono lungamente
avendo ormai creato una patina lattiginosa che ha oscurato addirittura il
sole.
Stamane a Milano era una di quelle meravigliose giornate in cui si
vedono le montagne del lecchese.
So, per averla seguita in conferenza che è
sensibile al problema e volevo segnalarlo ritenendo un nostro diritto sapere
cosa diavolo stanno facendo.
Purtroppo attraverso l' unico strumento che
abbiamo che è quello di parlarne.
La saluto caramente,
Alessandro A.
Oggigiorno i diritti bisogna riconquistarseli.
Con le unghie, i denti e le armi (temo).
Per ora, perché non scrivete mail al ministero della Guerra, del prodiano Parisi?
Centinaia di mail, migliaia.
Maurizio Blondet
07/02/2008
19.30
Scoperto
Salve,
riguardo la vendita di azioni allo scoperto in USA chiunque può
farlo.
Io stesso ho un conto negli Stati Uniti che mi permette di acquistare
e vendere azioni per 4 volte il capitale versato.
La vendita allo scoperto (short) la può fare chiunque.
Christian N.
Sì, in USA si può (peggio ancora, rende inevitabile il '29).
In Italia, credo, solo i fondi speculativi.
Maurizio Blondet
07/02/2008
18.00
Il muro
Cari fratelli Ebrei,
con tutto il rispetto e la riconoscenza per le vostre indubbie capacità che gli antisionisti negano sostanzialmente per invidia vi dico però una cosa.
I palestinesi hanno sfondato il muro e questo dovrebbe ricordarci dei nostri nonni a sobibor.
Un cristiano zelota
07/02/2008
17.00
Fame di informazione
Buongiorno signor Blondet,
mi chiamo C. Laura scrivo da Viterbo e volevo complimentarmi con Lei.
Tra i post di commento sul sito di Grillo ho trovato un collegamento che rimandava al suo sito. Dopo aver avuto un’infarinata delle posizioni di Grillo ho cominciato a volerne capire un po’ di più, di questa nostra politica, di questo nostro Paese, di questa nostra economia,di questi nostri “capi”, e mi sono vergognata tanto, quando mi sono ritrovata a pensare alla parola “NOSTRI”.
La devo ringraziare perchè la mia fame di informazione non condizionata è stata “appena” ristorata dai suoi articoli!
Ne ho letti diversi e ora il suo sito è un appuntamento quotidiano.
Quando il mio entusiasmo per aver trovato qualcuno che ci spiegasse le cose in modo vero è arrivato alla piena soddisfazione ho pensato “sicuramente è un sito del Nord”; si figuri la mia sorpresa nel leggere che state a Vignanello.
Laura
07/02/2008
16.00
Montagnini antiprogressisti
Mi presento, il mio nome è Daniele C.,
sono un ragazzo di 22 anni ed abito in Val di Susa...
nella provincia di Torino, quella discussa valle che si è opposta ( e che tutt’oggi resiste ) contro il passaggio della tratta Torino-Lione.
Perchè è questo che alle sue orecchie sarà arrivato, un “NO” a prescindere!
Ebbene... non è la nostra questa risposta, ma bensì l’ennesima lurida balla dei media, al fine di farci risultare dinnanzi all’opinione pubblica come poveri montagnini antiprogressisti.
La valle chiedeva di non bucare montagne ricche di amianto, in quanto utilizzate come miniere in passato, e di uranio dopo aver visto il tasso di mortalità causata da tumori impennarsi dopo i tunnel scavati per l’impianto autostradale completato qualche decennio fa.
Ora è giusto che si sappia che noi si chiedeva un potenziamento della linea attuale (Torino-Modane) per fare sconfinare questo treno ad alta velocità in Francia.
Ammetto l’ingeniutà nel il professare un tale discorso e nel frattempo chiamare NO TAV il proprio movimento, ed in effetti il “SISTEMA”, governo o meglio ancora i finanziatori del progetto non avrebbero potuto chiedere di meglio e girare da frittata a loro piacimento con i dovuti
ringraziamenti ai direttori dei più famosi quotidiani e telegiornali.
Per non parlare poi dell’utilizzo della tanto amata celere, corpo composto da novellini ma robusti militari imbottiti di anfetamine assolutamente incapaci di mantenere il controllo durante attimi di tensione in cui, il più delle volte a farne le spese, o meglio, ad assaggiare il manganello erano anziani e donne, il perchè non si sia parlato di quel blitz notturno all’accampamento dei
dimostranti era comprensibile ma allo stesso tempo sfaccettato, visto il tempo burocratico che aveva assunto la progettazione e il finanziamento dell’opera ma ora, con quello che sto scoprendo addentandomi sempre di più in questo mondo occulto che un mese fa ignoravo totalmente mi pare tutto più limpido, ed ogni pezzo s’interseca perfettamente con un altro come in un grande puzzle mai assemblato prima.
Io richiamo la vostra attenzione per ringraziare lei e le persone che hanno il coraggio di parlare di tutto ciò per aver aperto i miei occhi così subdolamente sottomessi a questa società dove tutto ciò che ci circonda è celato sotto un aspetto differente alla propria realtà con una semplicità tale da renderla ancora più credibile alla dura e cruda verità.
Concludo confessandovi che ciò che ho visto nel periodo che ho citato poco fa è tanto stupefacente quanto naturale, ho visto persone divise sin dall’adolescenza da fedi politiche opposte, famiglie da sempre divise da antipatie e battibecchi, sindaci di partiti differenti lottare insieme sotto gli stessi ideali.
Sanguinare, piangere e gioire a fianco a chi combattevi fino a ieri ha cambiato un po’ tutti noi, e ha
dimostrato che grazie ad un nemico o una minaccia comune spariscono differenze legate a
religioni, politica, integralismo e rancori personali quindi ogni alleanza è fattibile.
E’ fattibile quindi un’alleanza globale dell’ “UOMO” a smascherare complotti e piani ben preparati da massoneria e compagnia bella le domando?
Perchè ho dentro me la sensazione di non riuscire a trattenere tutto questo esclusivamente per la mia cultura personale, sento il bisogno di donare ad ogni uomo che si sente libero la capacità di aprire gli occhi e di sentirsi veramente tale?
Mi piacerebbe aprire un dialogo con lei, per capire meglio questo mondo e me allo stesso tempo.
Saluti
Daniele
07/02/2008
15.00
Andare in USA?!?
Gentilissimo Direttore,
Le chiedo gentilmente un’informazione.
Secondo Lei è pericoloso, dopo le varie restrizioni post 11/09, andare negli Stati Uniti?
Mi ricordo che qualche tempo fa, in un Suo articolo, Lei scriveva che i controlli ormai
sono eccessivi (ho sentito parlare anche di scannerizzazione della retina, impronte digitali e controlli dei c/c).
In effetti, quando andai qualche anno fa, prima dell’11/09, mi fermarono in aeroporto per ore.
Non voglio immaginare quello che potrebbe accadere adesso.
Non vorrei ritrovarmi “schedato” in tutto e per tutto!
Cosa ne pensa?
Come “padre”, che consiglio mi darebbe?
Spero che possa rispondermi, ma la ringrazio comunque perché so che è subissato di lettere, lavoro, ecc.; e ringrazio Dio per quello che quotidianamente, con il Suo lavoro, ci offre.
Jacopo
Se deve andare, vada.
Tanto anche qui in Europa stiamo per subire gli stessi controlli.
Legga questo lancio d’agenzia, mandato da un altro lettore:
Amato, registro UE passeggeri aerei
Sarà a disposizione di unità nazionali specializzate
(ANSA) Roma -
Un registro europeo dei passeggeri aerei:è la proposta in esame al Consiglio Europeo dei ministri dell’Interno e della Giustizia.
L’ipotesi, spiega il ministro Amato, prevede che, a fini antiterrorismo e di contrasto alla criminalità organizzata, i vettori aerei mettano a disposizione di unità nazionali specializzate i dati relativi ai passeggeri in arrivo e in partenza dal territorio UE.
Tali unità dovrebbero poi procedere alla raccolta, alla conservazione e allo scambio dei dati.
Maurizio Blondet
07/02/2008
14.00
Articolo di Maurizio Blondet su Israele
Egregio Signor Blondet!
Ho letto con la massima attenzione il Suo articolo su ISRAELE e GAZA e mi limito a dire che il tono molto aspro è solo un ostacolo per gli sforzi di Sulamit Aloni e altri che si oppongono
alla politica di Olmert.
Lo stesso vale per i tanti che scrivono su questo doloroso argomento in un tono duro e tendenzialmente contrario allo sionismo; evito di usare il termine antisemitismo.
L’atteggiamento di Mubarak è coerente con quello del rettore dell’Università Al Ahzar che ha vietato all’imano di Roma di allacciare un dialogo utile a quella pace che tanti dicono di auspicare.
Resto in attesa di Sua risposta.
Saluti
Wolf Murmelstein
07/02/2008
13.00
Giudeo-bolscevismo? Una balla
Dalla Polonia parte il dibattito sul rapporto tra ebrei e comunismo che non va lasciato agli antisemiti.
In URSS il popolo d’Israele [khazari, magari; nota mia] fu duramente perseguitato, eppure molti intellettuali ebrei appoggiarono il regime [ma come mai?; nota mia]
di Massimo Introvigne
Tratto da Il Giornale bdel 26 gennaio 2008
In occasione delle recenti elezioni politiche polacche (svoltesi il 21 ottobre) la battaglia ideologica fra il Partito della Legge e della Giustizia (Prawo i Sprawiedliwosc, PiS) del primo ministro Jaroslaw Kaczynski (fratello gemello del presidente della Repubblica di Polonia, Lech Kaczynski) - uscito sconfitto, seppure di misura, dalla consultazione - e i suoi oppositori è stata particolarmente aspra.
Il PiS è stato accusato di antisemitismo, e ha a sua volta accusato gli oppositori, che criticavano la sua politica di lustracija, “pulizia”, intesa a fare emergere i nomi di coloro che in passato avevano collaborato con i servizi segrti della Polonia comunista, di far parte di un complotto antinazionale di “ebrei e comunisti” [ma come gli vengono queste idee?; nota mia].
A una prima lettura, qualunque tesi che considera l’ebraismo e il comunismo come parte di uno stesso complotto - contro il cristianesimo, l’Europa o lo spirito nazionale della Polonia o di altri Paesi - appare semplicemente come un fantasma antisemita [e daje!; nota mia].
E’ infatti evidente che il comunismo ha spesso perseguitato gli ebrei e la loro religione.
La grande maggioranza delle sinagoghe in Russia e nei Paesi satelliti sono state distrutte o trasformate in magazzini o musei [magari è un fatto di luoghi di culto: le chiese che fine han fatto?; nota mia]. Il “complotto dei medici” (1948-1953) - sostanzialmente inventato dalla propaganda staliniana, che accusava un gruppo di dottori di avere tentato di uccidere i principali dirigenti del regime - si tradusse in una recrudescenza di antisemitismo (dal momento che molti dei medici accusati erano ebrei) in tutta l’Unione Sovietica.
La falsa “accusa del sangue” - cioè la calunnia secondo cui gli ebrei sgozzerebbero ritualmente fanciulli non ebrei per mescolare il loro sangue alle azzime di Pasqua -, oltre che nel mondo islamico, fu presa sul serio dalle autorità dopo la Seconda guerra mondiale quasi esclusivamente in URSS (per esempio in Uzbekistan: a Margilan nel 1961 e a Tashkent nel 1962).
Lo schieramento del regime sovietico, e del comunismo internazionale, a fianco dei palestinesi e dei Paesi arabi nella lotta contro Israele portò a una serie di discriminazioni e di campagne antisemite non solo in Unione Sovietica ma anche nei Paesi satelliti [peccato che Stalin fu il primo a riconoscere Israele; nota mia]: nella stessa Polonia negli anni 1967-1968 centinaia di ebrei furono epurati dai quadri dirigenti del Partito Comunista.
Chiunque conosca sia l’ostilità a Israele del mondo comunista, sia come questa ostilità si trasformi facilmente - anche se a volte per gradi, così che l’esito appare evidente solo alla fine del processo - in antisemitismo, non potrà che sorridere, certo amaramente, di fronte a espressioni come “giudeo-comunismo”, che appartengono a una semplice operazione di propaganda che ignora le realtà e la complessità della storia.
Era il 1991 quando...
Tuttavia la campagna elettorale polacca del 2007 ha fatto nascere anche un serio dibattito, almeno in Polonia, fra gli specialisti accademici del comunismo, alcuni dei quali sono ebrei.
Il fatto che gli antisemiti sollevino la “questione comunista” in un modo non solo propagandistico ma storicamente assurdo vieta che la domanda sui rapporti fra un certo numero di ebrei e il comunismo sia posta?
Oppure il fatto che gli storici seri si autocensurino con un “divieto di fare domande” sul tema, per paura di essere confusi con gli antisemiti, non finisce con il fare il gioco degli antisemiti stessi?
La discussione, per la verità, non è nuova e - a prescindere da numerose pubblicazioni in lingua polacca - è stata avviata in Occidente già con il volume del 1991 di Jaff Schatz “The Generation: The Rise and Fall of the Jewish Communists of Poland” (University of California Press, Berkeley- Los Angeles-Londra), mentre in Russia lo stesso problema è stato posto ripetutamente da Aleksandr Solzenicyn.
In occasione delle elezioni del 2007 Stanislaw Krajewski, professore di filosofia all’Università di Varsavia molto noto anche nel mondo cattolico per la sua partecipazione a iniziative di dialogo ebraico-cristiano, è tornato sulla questione, con un bilancio delle discussioni più recenti pubblicato sulla rivista statunitense Covenant: Global Jewish Magazine (volume I, numero 3, ottobre 2007: “Jews, Communists, and Jewish Communists, in Poland, Europe, and Beyond”).
Krajewski, tra l’altro, si dichiara interessato al dibattito anche per una ragione personale: è pronipote di Adolf Warski (1868-1937), che fu co-fondatore del Partito Comunista Polacco prima di cadere egli stesso vittima della “Grande Purga” staliniana.
L’ebreo Marx era antisemita [e fece parte dell’ALLEANZA ISRAELITA UNIVERSALE; nota mia] Krajewski non pensa che l’argomento dei rapporti fra alcuni ebrei e il comunismo (espressione più precisa rispetto a quella che implica una relazione fra ebraismo e comunismo) debba essere evitato per timore degli antisemiti.
Alcuni dati statistici richiedono in effetti una riflessione.
Il filosofo polacco ricorda per esempio come uno dei primi “sovietologi” svedesi, non particolarmente noto come antisemita, Alfred Jensen (1859-1921), calcolasse nel 1920 che il 75% dei dirigenti bolscevichi russi fosse ebreo, anche se si deve considerare che questo dato precede l’epurazione di molti dirigenti ebrei dopo l’espulsione dell’ebreo Lev Trotsky (1879-1940) dal Partito Comunista dell’Unione Sovietica nel 1927.
E in Polonia Krajewski ricorda che “dopo la Seconda guerra mondiale la maggioranza delle organizzazioni ebraiche erano filocomuniste”.
Tutto questo, ancora, prescinde dalle origini ebraiche di Karl Marx (1818-1883): se suo nonno era un rabbino, suo padre si era convertito al protestantesimo luterano.
Karl era stato battezzato e dai suoi scritti traspaiono semmai evidenti pregiudizi antisemiti [forse centra qualcosa con il capitalismo?; nota mia].
La questione potrebbe essere approfondita - ma non è l’interesse principale di Krajewski - con riferimento alla parabola dell’Haskalah, la versione ebraica dell’Illuminismo, che porta molti ebrei, talora (ma non sempre) transitando appunto per una conversione al protestantesimo liberale, a passare da una visione del mondo religiosa tradizionale a un liberalismo laicista, quindi da questo al socialismo, un’ideologia che è maggioritaria anche tra i fondatori e i primi dirigenti del movimento sionista.
Krajewski è più interessato alla storia del comunismo polacco, dove coesistono importanti dirigenti ebrei (come il suo bisnonno Warski) e antisemiti come Wladyslaw Gomulka (1905-1982), animatore della campagna antiebraica del 1967-1968, ma che già nel 1948 scriveva lettere a Josif Stalin (1878-1953) invocando purghe contro i membri ebrei del Partito.
Una prima conclusione di sedici anni di dibattiti - fra il libro di Schatz e le elezioni del 2007 - è che gli ebrei che diventavano comunisti lo facevano al termine di un percorso personale e familiare di progressiva perdita dell’identità ebraica [grazie, che scoperta, dato che il comunismo è ateo; nota mia].
L’ebraismo - la più piccola delle religioni monoteistiche storiche (tredici milioni di persone contro un miliardo e mezzo di cristiani o di musulmani) - teme sempre di sparire per “assimilazione”: molti abbandonano la propria religione e non si considerano più ebrei, specie dopo avere sposato un coniuge non ebreo.
L’“assimilazione rossa”.
Nel 1928 il famoso rabbino polacco Jehoshua Ozjasz Thon (1870-1936) metteva in guardia contro l’“assimilazione rossa”: gli ebrei, diventando comunisti, finivano per assumere totalmente un’identità comunista non solo rimuovendo l’identità ebraica ma talora (come Marx) vergognandosene e combattendola.
Ma la domanda rimane: perché un numero importante di ebrei, proporzionalmente maggiore rispetto ad altre comunità, aderì al comunismo?
E anzitutto: ci sono cifre che lo confermano o tutti sono vittima di uno stereotipo antisemita?
Secondo Krajewski gli studi più recenti e attendibili sulla Polonia mostrano che la percentuale di adesione di ebrei al Partito Comunista corrisponde, grosso modo, a quella degli ebrei sulla popolazione polacca in genere, ed è più bassa di quest’ultima prima della Seconda guerra mondiale, quando in Polonia vivevano ancora - prima di essere sterminati nell’Olocausto - grandi masse di ebrei rurali ultraortodossi e hassidici, ben poco inclini a farsi affascinare dal comunismo.
Quello che ha colpito la popolazione polacca è l’alta percentuale di ebrei (prima delle campagne anti-israeliane che iniziano nel 1956) fra i dirigenti comunisti e nei servizi segreti e di sicurezza interna.
Ma anche in questi ultimi colpisce la cifra dei dirigenti, non quella dei semplici agenti.
Nel periodo 1944-1956 fra gli agenti dei servizi di sicurezza polacchi gli ebrei sono l’1,7%, ma la cifra sale al 13,4% fra gli ufficiali e a quasi il 30% fra gli ufficiali superiori.
I figli dell’Haskalah
Ne consegue che, mentre è falso che in Polonia il comunismo abbia attirato gli ebrei più dei membri di altre etnie e religioni (anche perché alla percentuale di ebrei agenti dei servizi fa da contrappunto una percentuale ancor più alta di ebrei vittime degli stessi servizi), è vero che il comunismo ha arruolato un numero sproporzionato d’intellettuali di origine ebraica, molti dei quali particolarmente qualificati e preparati, così che - prima delle purghe antisioniste e antisemite degli anni 1950-1960 - nel Partito hanno potuto fare carriera.
Ancora una volta - e Krajewski potrebbe forse andare più a fondo sul punto - tutto questo rimanda a una riflessione sulle classi colte e sugli intellettuali ebrei fra i secoli XVIII e XX, e sulla lenta deriva dall’assimilazione attraverso l’adesione all’Illuminismo fino all’“assimilazione rossa”:
una deriva in cui per entrare, talora anche dalla porta principale, in ogni nuovo stato di cose che caratterizza l’Europa gli ebrei devono pagare un biglietto d’ingresso che consiste nel rinunciare alla propria religione e alla propria identità.
L’importanza di questa tematica difficilmente può essere sopravvalutata.
L’errore più comune che porta a tollerare l’antisemitismo consiste nel costruire un modello “a taglia unica” de “gli ebrei”, mentre la parola “ebrei” designa gruppi umani con storie molto diverse fra loro [ad esempio i Khazari?; nota mia].
Oggi fra un ebreo ultraortodosso di Gerusalemme (o di New York), con il suo modo di vestire che a molti sembra anacronistico e la sua morale rigorista, e un’attivista ebrea della California che frequenta una sinagoga riformata e sfila per il matrimonio tra le lesbiche c’è davvero poco in comune.
Ma anche nel 1930 c’era poco in comune fra gli hassidim dei villaggi polacchi in attesa di essere sterminati dall’Olocausto e gli intellettuali di famiglia ebrea (ma atei) dei caffè di Varsavia che si entusiasmavano per il marxismo.
E tuttavia la domanda resta: perché molti intellettuali ebrei scelsero il comunismo?
Perché non il liberalismo, o altre ideologie diverse da quella marxista?
Sul punto la discussione non è conclusa.
Alcuni dei partecipanti al recente dibattito polacco ritengono che gli intellettuali ebrei che diventarono comunisti, figli nella maggior parte dei casi di genitori passati dal razionalismo all’ateismo, in qualche modo tornassero alla religione, secolarizzando il messianismo ebraico nel messianismo marxista.
Non è solo una analisi dell’atteggiamento di Marx, tanto nota e antica quanto controversa.
Memoria e purificazione
Lo stesso Schatz, il cui libro del 1991 come si è accennato è alle origini di tutto questo dibattito, paragona gli ebrei polacchi diventati dirigenti comunisti ai loro antenati che seguirono il falso messia Sabbatai Zevi (1626-1676).
Altri - e Krajewski fra questi - fanno notare che il messianismo comunista contiene forse “ingredienti ebraici” ma che appare assai più persuasiva la sua ricostruzione come secolarizzazione (certo, con un equivoco drammatico e perverso) di idee tipiche del cristianesimo.
La vera domanda non è : “Perché i comunisti sono ebrei?” (una questione mal posta, e storicamente falsa) ma: “Perché molti (intellettuali) ebrei diventarono comunisti?”.
La risposta, secondo Krajewski, non ha tanto a che fare con la religione ma con un senso di marginalità e di “non appartenenza” alla società maggioritaria, un sentimento di cui la religione non è l’unica componente (e di cui l’economia è una componente trascurabile: non si tratta di marginalità economica, ma culturale e spirituale).
In questo senso, per il filosofo polacco è interessante notare che in Israele oggi esiste un piccolo Partito Comunista i cui dirigenti sono in maggioranza arabi.
Anche nel loro caso non è l’islam, ma il senso di “non appartenere” davvero alla società israeliana che spiega la loro adesione al comunismo.
E tuttavia la questione rimane aperta.
Krajewski, il cui bisnonno comunista è stato accusato di atrocità, pensa che una “purificazione della memoria” e il riconoscimento del comunismo come “problema morale” siano necessari anche per la comunità ebraica, che “le assurdità antisemite non debbano fermare la ricerca sui rapporti fra ebrei e comunismo», e che “coloro che denunciano come razzista ogni statistica sul numero di ebrei nelle istituzioni comuniste” abbiano torto.
”Discutere questi problemi non dev’essere lasciato agli antisemiti” [eh, certo, facciamolo fare a Introvigne o Pezzana!; nota mia].
Come ogni menzogna, l’antisemitismo vive nel buio e ogni ricerca che fa luce sulla storia, anche sui suoi aspetti più dolorosi, è in realtà il modo migliore per combatterlo. [e allora perchè non è permessa ricerca storica su certi argomenti?; nota mia]
Strano, da quando è diventato neocon Introvigne perde colpi.
Non ha letto l’ultima opera di Solgenitsin, “Due Secoli Insieme”, dove la sua tesi è ampiamente smentita con dati di fatto.
Maurizio Blondet
07/02/2008
12.00
Notizie strane e tendenziose
Gentile Direttore,
le scrivo per avere due suoi pareri: il primo sulle dichiarazioni del commissario UE Almunia che loda la politica economica del governo Prodi e dell’amico Padoa Schioppa (su Repubblica on line di oggi); la seconda se ha mai sentito parlare delle “scie chimiche” o “chemtrail”: ho visto un video e mi ha molto inquietato.
Ringraziando per l’attenzione, porgo cordiali saluti.
Lorenzo M.
Almunia se la fa coi marpioni del suo stampo.
Scie chimiche: cerchi su internet, troverà di tutto.
Maurizio Blondet
07/02/2008
11.00
Paura di mutuo
salve,
da poco tempo seguo il suo giornale quotidianamente.
Premettendo che non ne capisco molto di economia, secondo lei, almeno per quanto ho letto e sono riuscito a capire, arriveremo
ad una crisi economica devastante.
Bene, la domanda e’ questa: quando ci sara'questo crack economico?
Sara’ un crack a livello dell'argentina?
Un ultima domanda, io ho un po' di soldi da gestire, ma ho paura ad investirli in una casa perche’ dovrei aprire un mutuo...
Quali rischi corro?
In attesa di una sua risposta le rinnovo i miei distinti saluti.
Edoardo
Guardi, un mutuo di per sé non è il male assoluto.
Basta che il debito che lei contrae sia pagabile in relazione al suo reddito, e il suo reddito sia stabile.
Solo, chieda mutuo a tasso fisso, se il suo reddito è fisso (e fermo); a tasso variabile solo se il suo reddito è prevedibilmente variabile in aumento.
Maurizio Blondet
07/02/2008
10.00
Europa libera?
L’EUROPA NELLA MORSA DELL'INQUISIZIONE “LAICA”
24 GENNAIO, VIGILIA DEL SUO COMPLEANNO: FAURISSON FERMATO PER 6 ORE, LA SUA CASA E LA SUA PERSONA PERQUISITE ACCURATAMENTE ALLA RICERCA DI NON SI SA COSA. L’ACCUSA, AVER PARTECIPATO AD UN CONVEGNO DI REVISIONISTI.
QUESTA E' L'EUROPA “LIBERA” E “DEMOCRATICA”?
LO CHIEDIAMO NON SOLO AI GIURISTI E AGLI INTELLETTUALI, MA A CHIUNQUE CI LEGGA.
un lettore
La polizia cercava pensieri esplosivi.
E’ la nuova psico-polizia.
Maurizio Blondet
07/02/2008
09.00
Sindacati contro gli aumenti unilaterali
Il “filantropo” Della Valle ha deciso di concedere un aumento (di circa 116 euro mensili se non sbaglio) ai suoi dipendenti.
Sorvolando sul personaggio e le sue sciarpe, mi sembra significativa la reazione della CGIL, che l’ha presa molto male attaccando l’imprenditore.
Ennesima conferma di come, ormai, l’unica ragion d’essere dei sindacati confederali sia tutelare il proprio potere acquisito, quello che consente di piazzare sindacalisti su importanti poltrone e gestire un'infinità di fondi e casse varie.
L’unica cosa che chiedono ai “padroni” è quella di riconoscere il loro potere, imponendogli di trattare con loro sempre e comunque, anche se poi la trattativa non porta nulla di buono per i lavoratori; quello è superfluo, l’essenziale è che perduri l’obbligo di dover concordare con loro qualsiasi cosa ed è noto che in qualunque trattativa chi concede qualcosa ottiene altro in cambio.
Secondo tale logica l’aumento concesso da Della Valle non solo è male, ma è anche un attacco ai lavoratori; sarebbe stato molto meglio un bell’accordo sindacale, magari con un aumento di 50 euro invece di 116; per i 66 euro risparmiati si sarebbe trovata certamente una destinazione più appropriata al sistema della concertazione sindacale...
Cordialmente,
P. T.
“Il gallo disse al sole: non puoi sorgere, non ho ancora cantato!” (proverbio africano, inventato).
Maurizio Blondet
06/02/2008
21.00
Ecco la gnostica
Salve dott. Blondet !
Vedo che continua a dare spazio al sig. Chiari ( che
rappresenta bene gli sforzi del dinosauro che sta
dando gli ultimi colpi di coda … ).
Il dinosauro che ha sempre accettato i soldi
sporchissimi “di Giuda” ( usando la Sua espressione )
e quindi è OVVIAMENTE responsabile di tutte le guerre
e di tutte le morti causate dall’abbraccio ( bene
calcolato, peraltro ! ) del denaro usurato.
Lei ha sempre omesso questa collaborazione del
dinosauro con “Giuda” , chissà perché ?
Non riesco a
spiegarmelo dal punto di vista della logica …
La mia richiesta: potrebbe soddisfare la parte dei
suoi lettori che cercano e seguono la VERA CONOSCENZA
sulla natura della realtà circostante e quindi
sull’uomo stesso ?
Potrebbe, magari, cercare di
intervistare Massimo Teodorani o Giuliana Conforto
invece di proporci sempre le solite, scadentissime
elucubrazioni di Chiari ?
Cordialmente
Katerina
Lei continua a scriverci della VERA CONOSCENZA, che conosce evidentemente solo lei.
Per favore, ci abbandoni alla nostra oscurità di creature carnali e non illuminate dalla Gnosi.
Maurizio Blondet
06/02/2008
19.30
Due risposte a Savino su "Io, cattolico ingenuo"
Ringrazio Domenico Savino per la lunga e come il solito documentatissima risposta alla mia lettera “Cattolici ingenui”.
Lo ringrazio anche per lo spazio (eccessivo: sono uno degli ultimi arrivati e ho anch’io il mio ingombrante passato di modernista inconsapevole) che ha dedicato alla mia insignificante persona (una sola precisazione, non a lui ma a Martino Cervo di Libero autore dell’articolo da lui citato in nota: la scuola dove avvenne il fattaccio e che di fatto mi è ancora preclusa è il liceo di Piazzola e non di un inesistente “Palazzolo” sul Brenta).
La mia impressione è che alla base ci sia uno “wishful thinking”, ossia che di Ratzinger si veda solo quel che si vuol vedere e si forzino anche i suoi gesti più antitradizionali in senso opposto, un po’ come facevano i liberali con il primo Pio IX.
Poiché però delle opinioni non si può discutere, mi limiterò a fare a Domenico qualche domanda:
1) Poiché il cattolico è tenuto a condividere, in foro esterno e interno, ogni atto magisteriale del Papa, condivide egli la dottrina della libertà religiosa contenuta nella “Dignitatis Humanae”?
E come la concilia con quella del “Syllabus” e di tutta la tradizione della Chiesa?
2) Poiché un legittimo Papa non può compiere atti nocivi alla fede, come spiega che quella Messa che suscita giustamente i suoi entusiasmi, cioè la Messa romana tradizionale, sia stata di fatto proscritta da Paolo VI per lasciar posto a quella di Bugnini-Dom Botte che nella migliore delle ipotesi è di dubbia validità perché (prefazione al “Breve esame critico del Novus Ordo Missae”, dei cardinali Ottaviani e Bacci) costituisce “un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Messa, quale stabilita nella sessione XXII del concilio tridentino”, allontanamento tale da generare per i cattolici “una tragica necessità di opzione”?
3) Poiché fu Ratzinger in persona a volere la scomunica di monsignor Lefèbvre e ora invece pare ammettere che avesse ragione lui (senza del quale la Messa romana, così come il sacerdozio cattolico, non esisterebbero più) perchè non lo dice apertamente, facendo quello che sarebbe il suo primo vero “mea culpa”, e non ritira spontaneamente la scomunica senza porre assurde condizioni tipo richiedere la dichiarazione di bontà del Novus Ordo Missae che significherebbe la sconfessione di tutta l’opera del fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X?
4) La messa moderna è buona o cattiva?
Se buona, che bisogno c’è di quella antica?
Se cattiva, ripeto, come può un Papa averla promulgata e imposta addirittura “manu militari”?
5) Last but not least: quella crisi di fede che a suo avviso ha generato il Concilio Vaticano II è cosa buona o cattiva?
Era una crisi di crescita o di decadenza?
Questo infatti, dal suo scritto, non mi è risultato chiaro.
Purtroppo temo che la sua risposta sia la prima, il che lo conferma in piena sintonia con lo storicismo non cattolico di Benedetto XVI, il quale è riuscito addirittura a dire che ciò che ci divide dall’Islam è...l’Illuminismo!
Buono l’Illuminismo, buono il cattolicesimo liberale, buona in definitiva, come per il Roncalli del ‘62, l’intera civiltà moderna.
Ma questo, questo sì, che a Domenico piaccia o no, è in aperta rottura con diciannove secoli di Tradizione.
Ultima osservazione: Domenico cita tra gli argomenti a favore di Ratzinger l’odio da cui è circondato.
Mi pare tuttavia che, tra entusiasmi teocon, un Marcello Veneziani che dichiara
“oggi la questione è se essere con Ratzinger o contro Ratzinger”, gli entusiasmi dei Socci e dei Ferrara, i papaboys e compagnia cantante, siamo ben lontani dalla sorte toccata a Colui di cui Benedetto XVI è
(o dovrebbe essere) vicario.
Posso dire che stare con Ratzinger mi sembra oggi un po’ troppo facile per una persona bennata (che si rischia?).
Provasse a condannare, ai sensi della tradizione, la laicità dello Stato e invocasse il ritorno alla regalità sociale di Nostro Signore.
Provasse a scomunicare, come sarebbe suo dovere (troppo facile farlo con un vescovo fedele e disarmato) i politicanti responsabili della legge sull’aborto.
Provasse a scomunicare, come sarebbe suo dovere ai sensi di un decreto mai abrogato del Sant’Uffizio, il comunista, divorzista e abortista presidente Napolitano, che invece riceve con tutti gli onori così come la regina d’Inghilterra e gli altri capi di Stato ribelli alla Chiesa.
Provasse a dire in faccia al rabbino Di Segni che o si converte e riconosce la divinità di Gesù Cristo oppure è condannato all’inferno insieme a tutti i suoi “correligionari”, invece di andare in sinagoga a blandire gli eredi di Caifa e di modificare per non disturbarli la preghiera del Venerdì Santo togliendo il riferimento all’“accecamento”.
Provasse a dire una parola, una parola sola di cristiana pietà per Eric Priebke, invitando gli ebrei al perdono (e questo vale anche, revisionismo o non revisionismo, per Auschwitz e per la giornata della memoria).
Savino direbbe forse che questo sarebbe uccidere il malato con una cura da cavallo, ma c’è forse qualcosa di peggio dell’attuale generale “apostasia silenziosa” che ha di fatto cancellato
il cattolicesimo dalla faccia della terra?
Senza contare che tutto ciò che è avvenuto in questi quarant’anni non è certo avvenuto “Ratzinger insipiente” o “nolente”.
La politica, la prudenza, la diplomazia servono in tempi normali.
Qui siamo in guerra e ci vogliono uomini da trincea.
Franco Damiani
-------o0o-------------
Spettabile
Redazione EFFEDIEFFE.com,
ho letto la risposta che Domenico Savino dà a Franco Damiani.
Mi sento di dover intervenire, conoscendo entrambi, ed essendo amico di Franco Damiani e spesso mi trovo fianco a fianco con Lui in tante battaglie per la difesa della Fede.
Domenico, nella Sua risposta, ricorda la festa di San Pio X del 9 Settembre a Silea di Treviso
(non Rovigo!).
Al pranzo che cita eravamo seduti l’uno accanto all’altro e abbiamo parlato come fossimo stati vecchi amici.
Tra fratelli in Cristo, del resto, è normale che sia così.
Confermo certamente la Sua buona fede ed il fatto che è un buono, un cattolico che cerca la verità, forse anche ingenuo, come lo definisce Franco, ma è ingenuo perchè è disorientato dalla crisi, come tante persone.
Ma la lettera di Damiani è uno scritto che serve a mettere in guardia il “cattolico perplesso”, perciò ne condivido e diffondo i contenuti essenziali.
Io gli esprimo la mia solidarietà per quanto si è sentito in dovere di scrivere a Domenico Savino e sono convinto che, come tutti noi, non la pensa così per una sorta di sofferenza o di dolore dovuto
a tanti anni di “ghettizzazione forzata” del tradizionalismo cattolico, come pare interpretare Domenico.
Dico di più a Domenico: non è così.
Franco e molti di noi non la pensano in questo modo per una sorta di frustrazione, ma a seguito
di una sofferta quanto argomentata analisi della crisi.
Siamo in pochi, certo, ma, non ragioniamo secondo il parametro moderno di maggioranza. Ragioniamo sulla Verità.
E sulla Sua oggettività.
Noi siamo cattolici, apostolici, romani e diamo alla crisi la risposta che la teologia e il Magistero perenne, (su cui Franco è per professione, età e autorevolezza, più ferrato di me) hanno fornito. Senza inventare nulla, senza nostalgismi, senza personalismi nè interessi di parte perchè non siamo alle “dipendenze” di nessuno nè, di certo, su certi libri-paga, che in altri articoli ho letto star particolarmente sui cosiddetti anche a Savino.
Certo, la crisi fa disperare e soffrire chiunque ami Cristo, la Chiesa, il Papato.
Ma Franco, come molti altri, non cerca risposte in facili entusiasmi nè si accontenta di fronte a un po’ di latinetto, che maschera l’inganno dell’ermeneutica della riforma a fronte della vera ermeneutica della discontinuità che il Concilio ha attuato.
Franco non si rallegra davanti ai cappellini di ermellino, pensando che siano un segnale di tradizionalismo.
Per inciso, Ratzinger, al Concilio, ebbe la fama dell’ultra-progressista non del “più reazionario” come erroneamente sostiene Domenico Savino nella risposta.
E oggi è il capo del neo-modernismo che fa del bipensiero teologico, dell’hegelismo filosofico e delle erronee dottrine conciliari, i suoi pilastri.
Ecco perchè oggi non è sufficiente denunciare solo il progressismo più bieco.
Franco ha il coraggio di togliersi le fette di prosciutto sugli occhi, che si potrebbe mettere chi è disgustato da tanta schifezza per esorcizzare la gravità di questa crisi nella Chiesa, ma osserva che chi nega l’aristotelico e tomista principio di non contraddizione, chi nega il principio di identità, chi esalta il Concilio, soprattutto le sue oggettive deformazioni dottrinali (ecumenismo, libertà religiosa, collegialità, ecc.) non è cattolico.
E per dire questo, con grande sofferenza, Franco come molti altri che vogliono restare fedeli alla Verità, si appella al dottore della Chiesa San Roberto Bellarmino, che nel “De Romano Pontifice” (Capitolo XXX) dice: “Un Papa che sia eretico manifesto, per quel fatto (per sè) cessa di essere Papa e capo (della Chiesa) e un membro del corpo della Chiesa. Questo è il giudizio di tutti gli antichi Padri, che insegnano che gli eretici manifesti perdono immediatamente ogni giurisdizione”. Damiani ha elencato nel Suo articolo le eresie manifeste di Benedetto XVI e ne ha tratto le dovute conclusioni, deducendo secondo il principio di non contraddizione.
L’apparente paradosso, che Domenico dovrebbe comprendere attraverso lo studio del “De romano Pontifice” di San Bellarmino, dei decreti di condanna dell’ecumenismo e della libertà religiosa così come espressi dal Concilio da parte di Papa Pio IX nel “Sillabo”, dell’enciclica “Sartis cognitum” di Leone XIII, dell’enciclica “Mystici Corporis” di Pio XII della Bolla di Papa Paolo IV del 1559 “Cum ex apostolatus”, del codice di Diritto canonico del 1917 canone 188 articolo 4 è che si traggono certe conclusioni sulla base delle dottrine cattoliche sull’indefettibilità e sul’infallibilità della Chiesa, per amore della Verità e del Papato.
“La Chiesa che afferma gli errori conciliari è al tempo stesso scismatica ed eretica. Questa Chiesa Conciliare è, pertanto, non cattolica. Nella misura in cui Papa, vescovi, preti e fedeli aderiscono a questa nuova Chiesa, essi si separano dalla Chiesa Cattolica” (monsignor Lefebvre, 29/06/1976).
I cattolici si devono rendere conto che l’apostasia predetta da San Paolo nella “Lettera ai Tessalonicesi” ha avuto luogo:
“Che nessuno vi inganni in alcun modo, perchè il giorno del Signore non verrà a meno che prima non venga l’apostasia e sia rivelato l’uomo del peccato, il figlio di perdizione, che si oppone e si esalta sopra tutto ciò che è detto Dio, o che viene adorato, in modo da sedersi nel tempio di dio per farsi adorare come fosse Dio... e ora sapete ciò che lo trattiene, affinchè sia rivelato al tempo opportuno. Poichè il mistero di iniquità è già al lavoro; dato soltanto che colui che al presente lo trattiene, lo trattenga ancora, finchè sia tolto di mezzo. Ed allora il perverso sarà rivelato...” (2Thess. 2: 3-8).
Chi è colui
“che al presente lo trattiene... finchè egli sia tolto di mezzo. Ed allora il perverso sarà rivelato”?
Forse Papa Leone XIII ne fornisce una risposta nel suo bellissimo “Motu Proprio” del 25/09/1888, quando scrisse l’invocazione a San Michele:
“Questi astutissimi nemici hanno riempito e inebriato di fiele e amarezza la Chiesa, la sposa dell’Agnello immacolato, e hanno messo empie mani sulle sue più sacre proprietà, nello stesso luogo Santo, dove fu posta la Sede del beatissimo Pietro e la Cattedra di Verità per la luce del mondo, hanno elevato il trono della loro abominevole empietà, con l’iniquo disegno che quando il Pastore sia stato colpito, il gregge venga disperso”.
Matteo Castagna
06/02/2008
18.00
La Chiesa dopo il Concilio
Gentile redazione EFFEDIEFFE,
vorrei condividere con voi, e particolarmente con il capace Daniele Arai, alcune considerazioni e critiche relative all'articolo
"Quando Roma rischiò di svegliarsi protestante", che ho trovato decisamente stimolante.
Condivido ampiamente i rilievi mossi al protestantesimo come pure la sua descrizione nei termini di una religiosità soggettiva, di contro alla vera fede cattolica fondata sul fatto storico e oggettivo della passione morte e resurrezione di Gesù Cristo mediante la quale siamo fatti salvi.
Plaudo ancor più per la ripresa del tema teologico cinquecentesco e le relative dispute, chi vi si avventurasse, come ha fatto l'Autore, non può non restare ammirato dall'opera della Provvidenza nel mantenere alta la fiaccola della fede nonostante la miriade di obiezioni, attacchi, capziosità, apostasie e molto più che in quegli anni le venivano lanciati contro.
E senz'altro lo scorcio storico analizzato è un buono spaccato di quanto si sta dicendo.
Resto però perplesso sulla chiusura del lavoro, laddove si dice dei criteri per riconoscere valida non solo formalmente ma soprattutto sostanzialmente l'elezione papale, escludendone Giovanni XXIII e, immagino, le successive elezioni.
Si dice, giustamente, che il conclave è valido per Dio, e non il contrario, così come il Sabato è per l'uomo e non viceversa, seguendo questo assunto quindi si conclude che la ratifica di una nomina pontificia comminata da un conclave sia prerogativa divina, a noi visibile mediante la fedeltà del magistero espresso dal Pontefice al depositum fidei.
Ora, a me pare, che dietro quest'argomentazione di buon senso alligni un difetto, paradossalmente di matrice protestante.
Mi spiego: il dire che la validità di un'elezione pontificia dipenda dalla misura di adesione alla vera fede del Papa eletto, porta ad aprire la questione su chi sia il titolare del giudizio di adeguatezza alla vera fede.
In altre parole, dicendo che il Papa è tale laddove non deroghi dalla fede, si viene ad affermare in via di principio un'autorità umana superiore al Papa, il foro interno della coscienza del credente (qui la matrice protestante), avente l'autorità di giudicare il magistero del vicario di Cristo.
Il fatto sia stata composta da Paolo IV la bolla Cum ex apostolatus officio ad esplicitare i criteri di valutazione ad uso del fedele per valutare la bontà dell'elezione, non sposta il problema, poiché da ultimo rimane il foro interno di questi, la sua soggettività, a dover valutare la distanza del pontefice dalle verità di fede, riconoscendosi così quale tribunale ultimo della legittimità, e rovesciando l'ordine di oggettività costituito dalla successione apostolica.
In sintesi, sostenere che la validità dell'elezione papale e il conseguente magistero, dipenda dalla fedeltà di questo al depositum fidei, se da una parte afferma un sacrosanto principio, dall'altra pone il gregge sopra il pastore.
Fino a che si parla di un'indistinta fedeltà alla fede, e non si specifica chi sia preposto, e soprattutto in forza di quale autorità, a detto ufficio, si rischiano le secche di un soggettivismo, che credo sia agli antipodi di quanto intenda Arai.
Prememi sviluppare un'ultima considerazione in ordine alla Chiesa cattolica.
Noi cattolici non apparteniamo ad una religione del Libro, la nostra specificità è l'appartenenza al Corpo Mistico di Cristo, il Quale ci Si manifesta anche nella successione apostolica al soglio di Pietro, non a caso ritenuto Suo vicario. Concludere che questa successione sia venuta meno per un mutato atteggiamento, ahimè reale, nei riguardi dell'eresia modernista, per quanto suggestivo, temo sia quanto meno un'imprudenza.
Sono assolutamente lontano da qualsiasi sospetto di amore per la modernità e le sue nequizie, ma dire che un diverso atteggiamento nei riguardi di un'eresia sia condizione necessaria e sufficiente per squalificare il pontificato dalla propria legittimità, ritengo sia eccessivo.
Questo anche perché quest'eresia ha mutato forma, come sogliono fare i virus per sopravvivere, così che dunque occorre anche mutarne la cura.
Che gli ultimi 40 anni di magistero siano stati adeguati alla cura dai germi del modernismo non lo potrei certo affermare, purtroppo, ma da lì a dire che se ne siano accettati i fondamenti ne corre.
Certo che ci siano stati e ci siano pericolosi flirt con una modernità anti-cattolica è vero, come è vero che quel fumo spira tra le colonne del tempio, così che occorra vigilare.
RingraziandoVi per il lavoro svolto,
Giampaolo G.
Gentile amico Giampaolo G.,
nel Vangelo è chiamato amico chi ha la stessa fede, non una fede soggettiva, ma oggettiva, rivelata universalmente, per la quale siamo legati alla Cattedra di Pietro.
Quale il problema sollevato dalla Bolla di Papa Paolo IV e che è anche nel Vangelo?
Che un chierico faccia carriera nella Chiesa per raggiungere le sue cariche più alte conforme il piano delle sette e delle ideologie che vogliono un papa per cambiare la fede.
Come difenderla?
Controllando queste carriere. È possibile farlo nei nostri tempi?
Se lo fosse il clero e la gerarchia attuale sarebbero più cattolici.
Il che non è oggettivamente vero, basta seguire le professioni di fede diversa, ecumenista, relativista, modernista, di grande parte di essi.
Non ne fanno nemmeno segreto, poggiati sulle ambiguità conciliari.
Possono essere materialmente eletti al Soglio pontificio da un conclave?
Sì.
Rappresenterebbero l'autorità di Dio che conosce la loro fede?
No.
In tal senso la Bolla di Paolo IV solo conferma quanto stabilito dalla Chiesa, per cui la condizione ontologica per essere candidati a quella carica è di avere la fede.
Serve allora ad altro; a riconoscere l'inganno dai cattivi frutti dell'eletto dopo che questi si manifestano.
Dove lei trova il soggettivo, il "difetto, paradossalmente di matrice protestante", che è nella norma di S. Paolo: l'eretico, (Tt 3, 9-10); non lo ricevete né lo salutate.
Chi lo saluta partecipa alle opere malvagie di lui,
(2 Gv 10-11).
Chi altro è il titolare del giudizio di adeguatezza alla vera fede se non i fedeli testimoni che: "anche se voi stessi (apostoli) o un angelo del cielo venisse ad annunziare un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema" (Gal. 1- 8).
Un papa non può essere anatema e chi è in quella condizione si giudica da solo, si auto condanna ipso facto.
Lo dice la Bolla e la legge della Chiesa, che è disponibile e va letta dagli interessati Qui mi limito a fare un esempio.
Se un presunto papa proclamasse che le anime si salvano professando qualsiasi fede, oltre alla falsità nella fede che è eresia pronunciata direttamente, deroga tacitamente dalla sua carica, resa senza senso.
Qui non ci vuole alcuna autorità umana superiore al presunto papa, basta il principio d'identità e non contraddizione che è universale, per dimostrarlo nel disegno della Provvidenza.
In sintesi, sostenere che la validità dell'elezione papale e il conseguente magistero, dipenda dalla fedeltà di questo al depositum fidei, non solo afferma un sacrosanto principio, ma pone attraverso questo il gregge al riparo dei falsi pastori.
Un loro "diverso atteggiamento nei riguardi di un'eresia", a parte l'eufemismo, è condizione sufficiente per squalificare un chierico sotto la grave accusa di "favorire l'eresia", delitto che non esclude ma indica chi manca di fede e, invece di difenderla che è la ragione della sua carica, la espone a pericoli riciclati dalle "mutate forme, come sogliono fare i virus per sopravvivere, così che dunque occorre anche mutarne la cura".
Essa può solo venire da un vero pastore con un magistero adeguato, cioè fedele, che rimpiazzi quello falso.
Ecco il senso dottrinale della Bolla.
Cordialmente
Arai Daniele
06/02/2008
16.40
Infermiere
Egregio Direttore,
sono un infermiere specializzato in sala operatoria
(strumentista) e Vostro assiduo lettore e in merito alla suo pregevolissimo
"La vita è rischio, ragazzi", non posso far altro che confermare e
sottoscrivere quasi tutto quello che ha scritto.
Dico quasi in quanto vorrei
precisare che, nonostante tutto quello che si possa udire in giro riguardo
questo lavoro (un'accozzaglia di tristi luoghi comuni, solitamente
accompagnati da malcelato disprezzo) questa attività mi permette di vivere
più che dignitosamente, e mi ritengo oltremodo fortunato per aver scelto
questo mestiere che svolgo da più di quindici anni.
Ho trentadue anni, di
euro adesso ne guadagno dai 1.700 ai 1.900 ( a seconda delle reperibilità
lavorate), mia moglie fa la commessa e riusciamo persino a far fronte al
famigerato tasso variabile sul mutuo acceso quattro anni fa per l'acquisto
di casa. Siamo appena tornati da un viaggio in Tanzania e finora le ferie
estive non sono mai saltate.
I nostri genitori facevano gli operai, e posso
garantire che "ai loro tempi" se le sognavano le ferie o i last-minute.
Le ho detto che mi ritengo fortunato: brevemente le illustro il perchè.
Nel '92, a diciasette anni, ritenni doveroso abbandonare la scuola superiore
che frequentavo con scarso interesse e profitto.
Fui letteralmente sommerso
di critiche, persino di insulti da parenti e amici, e quando rivelai (dopo
essere stato opearato d'urgenza per un'appendicite acuta) di voler fare
l'infermiere (ebbi in ospedale una sorta di rivelazione) scatenai un vero
pandemonio. Qualcuno mi chiese se ero impazzito.
Qualche amico zelante
indossò i panni dello psicologo per indagare nei meandri della mia mente
sicuramente ottenebrata dall'insensatezza.
Come tanti, allora frequentavo un
gruppo parrocchiale, composto nella quasi totalità da ragazzi per bene,
liceali doc che da lì a qualche anno sarebbero diventati universitari doc.
L'astio peggiore lo ricevetti proprio da loro, prorpio in quell'ambiente.
Amici fino ad un giorno prima, cinici sconosciuti il giorno dopo.
Non
pensavo che si potesse essere sepolcri imbiancati già a quell'età, ma
tant'è.
Da allora, ho sempre tirato dritto, senza guardarmi indietro.
Ho
imparato a distinguere il falso anche dove non ci dovrebbe essere.
La forza
della preghiera è sempre stata con me, e la tenacia è sempre stata ripagata
cento e mille volte tanto.
Ho veramente sperimentato la gioia nello svolgere
questo lavoro e non ho mai, dico veramente mai, visto sorrisi più autentici
e colmi di gratitudine come quelli dei pazienti che seguivo.
Un amico frate
(uno dei pochi che sanno come gira il mondo) mi suggerì di non perdere mai
di vista che il vero paziente è sempre e solo Gesù.
La felicità è il vero
traguardo di questo lavoro, e anche se adesso lavoro in sala operatoria tra
chirurghi perennemente incazzati, tengo sempre questo a mente, e nei giorni
un po' più bui, qualcosa dentro di me sorride sempre.
(PS strettamente necessario: qualcuno, tra quegli universitari, sta ancora
cercando lavoro. Non mi saluta neanche più, come mai?)
Cordiali saluti, e che Dio vi benedica
Paolo B.
Grazie a lei, spero che sia d'esempio.
M io vorrei sapere: chi disprezza gli infermieri, e perché?
Come osano?
Maurizio Blondet
06/02/2008
15.00
Cavo coassiale
Leggo da uno degli ultimi articoli:
La rilettura di questo testo assume un
significato di fronte all'accidentale rottura di tre cavi coassiali nel
Golfo, che hanno isolato dal web l'Iran e l'Egitto, ma non Israele e l'Iraq
occupato. Chi scrive, nella sua ingenuità, riteneva che la notizia sarebbe
apparsa il giorno dopo sui principali giornali occidentali. Invece, silenzio
totale, il che è anche più allarmante. Forse è passato tutto sotto silenzio
perchè...non è successo, per l'appunto; intendo l'isolamento dell'Iran.
Devo
supporre che non legge, Sig. Blondet, tutte le segnalazioni dei suoi
lettori; segnalazioni che la informavano della non-notizia.
Pazienza. Ma
giusto per fare un pò di chiarezza...
Ma sa cosa sia un cavo coassiale?
Quello che porta il segnale dall'antenna al suo televisore.
Ormai i cavi
sottomarini per telecomunicazione non utilizzano cavi coassiali da tempo,
soprattutto per tratte intercontinentali.
Infatti il cavo SEA-ME-WE 4 da lei
citato è in fibra ottica come descritto nelle note tecniche del sito
www.seamewe4.com (SMW4 Cable System is a DWDM system based on standard ITU-T
SDH specifications, dove WDM sta per wavelength-division multiplexing; altre
informazioni qui http://en.wikipedia.org/wiki/DWDM).
Comincio proprio a
sospettare che la sua non sia ingenuità.
Cordialmente
Michele L.
Siccome ho scritto "cavo coassiale" anziché a fibra ottica, lei sospetta di me.
E di cosa?
Ho dato notizia di un fatto, la tranciatura di almeno tre cavi sottomarini, che hanno provocato blocchi di collegamenti in una vasta area del Golfo e in Egitto, e che continuo a non ritenere casuale e molto allarmante: ho ipotizzato una "prova generale", sulla scorta di siti americani che segnalavano la strana cosa, e l'ipotesi continua a reggere.
Sono un finto ingenuo?
D'accordo.
Ci sono persone che dedicano la vita a prendere in castagna Blondet su ogni minima imprecisione, il che può accadere quando si sono scritti migliaia di pezzi al ritmo di uno almeno al giorno, si ha internet lento (grazie, Telecom) e inoltre si devono leggere trentine di lettere di questo genere.
E' una galleria umana interessante e varia: zitelle alcooliche, ebrei, nazi-saddamiti, tutta gente che nella vita non ha di meglio da fare.
Comunque, per gli altri, ecco qualche aggiornamento ulteriore sulla interruzione, da un pezzo di Peter Chamberlin.ì:
This sabotage Friday followed on the heels of another attack on two other submarine cables, which took place Wednesday, 5 miles off the Mediterranean coast of Alexandria, Egypt.
The cable cut at 05:59 GMT Friday, 34.8 miles off the coast of Dubai, belonged to the same British FLAG network (FALCON), whose main line connecting Europe to Asia was severed Wednesday along with SEA-ME-WE 4, a competitor’s cable which served as systems back-up. Both went through the Suez Canal on their way to India , Sri Lanka and Pakistan , as well as across Egypt (land segment), where it cut across North Africa to Tunisia , Algeria and Morocco . The FALCON circuit that was taken down Friday, circled around the Persian Gulf , picking-up the United Arab Emirates , Saudi Arabia , and the other Gulf States.
Here is an interactive map from the FLAG home site, detailing the route of the FALCON line.
www.flagtelecom.com/index.cfm?page=4023
Below is the map provided by the 16 nation SEA-ME-WE 4 consortium.
http://www.seamewe4.com/
Saudi Arabia claims to have had another separate cut, which it says it has already repaired, using a submarine, accounting for Internet rumors of a fourth cut cable and the otherwise unexplainable restoration of their service and no one else, except for their Gulf State buddies.
The Saudi newspaper article is obvious disinformation.
Once again the Saudis are trying to distance themselves from the results of their collusion with the Israeli and US designs upon their Muslim brothers.
The FLAG site explains that the Saudi service was restored by FLAG, using terrestrial routes.
FLAG has arranged part of the Restoration capacity via terrestrial route between the landing stations in Al Khobar and Jeddah in Saudi Arabia.
This was executed with excellent cooperation by Integrated Telecom Company which is the Landing Party of FALCON system in Saudi Arabia.
- Some of the circuits of Qatar Telecom (Q-Tel), Ministry of Communications Kuwait and Du, UAE that were severely affected have been restored.
Nuovo aggiornamento
"A total of five cables being operated by two submarine cable operators have been damaged with a fault in each. These are SeaMeWe-4 (South East Asia-Middle East-Western Europe-4) near Penang, Malaysia, the FLAG Europe-Asia near Alexandria, FLAG near the Dubai coast, FALCON near Bandar Abbas in Iran and SeaMeWe-4, also near Alexandria"
Quasi due milioni di utenti negli Emirati sono accecati.
Ufficialmente, si continua a ipotizzare che qualche nave abbia compiuto la tranciatura plurima.
Ma un altro sito si domanda se questo non sia opera di un sottomarino speciale, concepito per questo genere di missioni:
The USS Jimmy Carter isn't just any old run-of-the-mill nuclear attack submarine. No, no. The Jimmy Carter (SSN-23) is one hot piece of kit. It is the one submarine in the US fleet which is designated a Multi-Mission Platform and is purpose built to carry out a number of roles in special warfare, undersea surveillance and other really sneaky stuff.
In short, USS Jimmy Carter, roughly 100 feet longer than its sister boats of the new Seawolf-class because of its unique role, is a spy machine.
What does this have to do with anything?
Well, first of all, the sheets and pages of information on USS Jimmy Carter's multi-mission capabilities have all disappeared off the US Navy's sites.
Even the commissioning announcement at Commander Submarine Group Two is gone.
Maurizio Blondet
06/02/2008
13.30
Per Blondet sulla munnezza
Ho fatto una riflessione : e se tutto l'affare della munnezza fosse stata
architettata dal milanese per eccellenza che ha istruito i suoi amici
mafiosi e cammorristi allo scopo di dare una ulteriore spallata al governo?
Grazie
C. M.
Eccone un altro.
E' un complotto di Berlusconi.
Assolviamo Basssolino & Jervolino il re di Ceppaloni.
E' sempre colpa del Nord, mai dei vizi meridionali.
In questo modo, questi vizi ve li terrete per sempre, senza mai correggerli.
E pure la munnezza.
Maurizio Blondet
06/02/2008
12.00
Ancora Monnezza
Caro direttore,
dopo aver letto la sua risposta al lettore Lorenzo T. (per la verità
l'ennesima risposta tra il seccato e il frettoloso) sulla questione
monnezza, dualismo nord-sud e "comunità di destino", devo giungere alla
conclusione che lei ha le idee un pò confuse sull'argomento, probabilmente
per superficiali o mai avvenute riflessioni sulle ragioni profonde di questi
fenomeni.
Si parla di ripristinare la legge con l'esercito, ma quale esercito, di
grazia
Chi manderebbe ai terroni per insegnare la cività, i suoi
conterranei polentoni, magari quelli di Malpensa?
NESSUNO in questo paese
può permettersi di dare lezioni di civiltà o moralità. Nessuno, da Trieste a
Lampedusa.
Sto dicendo ovvietà, ma a volte lei mi sembra sordo da quell’orecchio...
La monnezza domestica per le strade di Napoli e quella tossica delle
industrie del nord, non sono affatto due problemi diversi, sono due facce
della stessa medaglia: la malavita, con il consenso della politica romana,
utilizza da sempre le discariche, anche quelle legali, per ficcarci di
tutto. Così come brucerà di tutto negli inceneritori se e quando saranno
pronti.
E' per questo che la gente di Pianura tira pietre alla polizia. Ma
lei fa finta di non capirlo, è un pò sordo da quell’orecchio...
Ahh questi terroni, se non agiscono sono dei passivi piagnoni e
nullafacenti, salvo poi definirli incivili e camorristi quado provano a
ribellarsi!
La verità è che certe realtà bisogna viverle in prima persona per capirle.
Venga a farsi un giro per le strade della Campania, suvvia sono solo due ore
di eurostar dalla graziosa Viterbo, venga a fare anche lei il "monnezza
tour". Non avrà mica paura di prendere il colera in mezzo a quei negri
sottosviluppati e incivili?
Certo non è affascinante come fantasticare di ebrei e premier russi
supercazzuti, ma potrebbe essere un'esperienza interessante, potrebbe
contribuire a rimuovere quella patina di razzismo perbenista che trasuda in
ogni suo scritto.
Per finire con questa storia della Lombardia che mantiene l'Italia, basta...
anche lei che dovrebbe essere un pò più informato...
Se c'è una parte del paese che ha dato anche troppo alla cosiddetta comunità
di destino, si tratta del sud, che ha pagato con l'annientamento fisico,
economico, storico e culturale. Si è mai chiesto perchè in Italia (unica
anomalia del genere a livello planetario) il nord è più ricco del 25%
rispetto alla media europea esattamente di quanto il sud è più povero? Sarà
sicuramente colpa delle secessioni mentali, o dei camorristi che bruciano
gli autobus...
La Lombardia paga molto perchè incassa molto, punto. Il lombardo lavora di
più di quanto dovrebbe, e incassa e paga tasse di conseguenza.
Vogliamo fare
il conto di quante voci di contabilità vengono segnate all'incasso di
provincia, regione e comune milanese ma che non derivano direttamente dal
lavoro locale? Vuoi vedere che ne viene fuori il segreto del mega-pil della
cosiddetta capitale economica?
E' un trucco contabile, è facile apparire
superproduttivi quando il 90% delle imprese del paese hanno la loro sede e i
loro registri di cassa in un circoscritto luogo geografico.
Cerchi di dedicare a questi argomenti, la stessa passione che dedica ad
altri.
Stefano
Né seccato né frettoloso.
Ma capirà che sentire, per l'ennesima volta, le solite solfe sul Nord sfruttatore da un Sud che sta affogando nella sua rumenta, non mi pare la cura giusta.
Prima, rimboccarsi le maniche e spalare, poi smettere di votare mascalzoni criminali perché danno i posti e fanno i favori.
Quanto a mancanza di solidarietà nazionale, infine, nulla supera Pianura e gli altri centri campani che non vogliono la monnezza campana.
Maurizio Blondet
06/02/2008
11.00
Un libro che forse conosce
Buongiorno direttore,
mi permetto di Chiederle un parere, ho trovato su una bancarella un libro
di un certo Ravi Batra intitolato
"La grande depressione del 1990", questo
libro
dice le stesse cose che dice Lei a proposito del nuovo '29, il libro pero'
e' del
1985 e prevedeva la depressione nel 1990 !
Ovviamente la cosa non e' successa, anche se da allora varie crisi si sono
succedute, ma nessuna cosi' grave.
Mi puo' spiegare se il problema e' da anni che si dipana e se anche stavolta
secondo Lei sara' possibile evitare la depressione ?
Grazie e distinti saluti
Alberto B.
Ravi Batra è un grande economista indiano.
La sua previsione è stata "sballata" solo per la cinica facilitazione del credito (con tassi d'interesse negativi) messa in atto da Greenspan con la scusa dell'11 settembre: la recessione era già instaurata, il denaro facile l'ha rimandata aumentando però paurosamente la bolla speculativa.
Quella che scoppia oggi.
Maurizio Blondet
06/02/2008
10.00
Chiedo permesso
Dobbiamo organizzarci.
In vista delle elezioni prossime.
E puntare su
un uomo, l'unico in grado di salvarci dalla catastrofe : Giulio Tremonti.
Bisogna rompere l'ostilita' che lo circonda nella destra. Soprattutto da
parte di Fini, un trasformista ignobile al servizio delle peggiori
lobby.
Lui dovrebbe guidare il governo; lui pilotare anche il dicastero
dell'Economia. Con pieni poteri.
O quasi.
L'ideale sarebbe sganciarsi dall'euro.
Magari in accoppiata con la
Francia.
E imporre barriere doganali.
Senza paura.
Certo i poteri massonici muoveranno a battaglia.
Gli emuli di Padoa
Schioppa strilleranno.
I burocratici inattivi attueranno il sabotaggio.
Sara' conflitto.
Cruento quanto doveroso.
Avente per fine un ritrovato
benessere.
Lei e' d'accordo, egregio Blondet ?
Ci guidi.
Son sicuro che molti la seguiranno.
Gaetano T.
06/02/2008
09.00
Chiedo permesso
Inutile dire, dott. Blondet, quanto io apprezzi tutti (indistintamente) i
Suoi articoli.
Le scrivevo per complimentarmi, innanzitutto, ma anche per domandare il
permesso di "postare" alcuni Suoi interventi sul mio blog personale,
ovviamente riportando sempre fonte e provenienza.
E' una gioia immensa, per me, aprire il Suo sito la mattina e pensare di non
essere il solo a fare determinate considerazioni sulla questione
palestinese, il Libano, gli Stati Uniti, l'economia, la geo politica in
generale e tutto il resto.
Lei è davvero una fonte inesauribile di stimoli e conoscenze.
Grazie.
Ad Maiora
Avv. Christian F.
Permesso accordato.
Il bello è che non diciamo altri che cose di buon senso e note a tutti; chi non le vede è perché si accieca volontariamente.
Maurizio Blondet
05/02/2008
21.30
Bestie nere
Caro Maurizio,
ti seguo pressoche’ quotidianamente ed ho cosi’ imparato ad
apprezzare la tua intelligenza ed
anche il metodo che utilizzi per confezionare gli articoli che proponi in
rete (on-line): argomentativo
e ben documentato...
Alle volte pero’ (sempre troppe) vedi, mi pare che in te prevalga quel
pregiudizio che l’uso della sola
intelligenza non e’ in grado di superare od almeno attenuare.
Sto parlando delle tue ‘bestie nere” che mi pare siano grossolanamente: gli
ebrei, gli americani e da
buon ultimo (?) Berlusconi...
Senz’altro mi sento di rivolgerti un “grosso” grazie per il tuo instancabile
e utilissimo lavoro, ma con onesta’
anche l’invito e l’augurio che tu possa/riesca ad essere piu’ generoso con
chi magari non la pensa (ed agisce)
proprio sempre come te...
Con affetto,
Maurizio
Peccato che non abbia capito.
Mo' sono nemico di Berlusconi...
Maurizio Blondet
05/02/2008
20.30
Quello che lei non sa o non vuol sapere di Berlusconi...
Gentile Direttore,
le chiedo di non pubblicare questa lettera.
Io so che lei è un gran furbacchione e ho aspettato diversi mesi prima di
parlarle esplicitamente di questo argomento, perchè volevo essere sicuro che
lei non facesse finta di non sapere, d'altronde lei saprebbe rispondere
sicuramente quanti peli nel sedere ha Olmert, non potevo immaginare che
alcune cose che, a molti ormai sono apparse evidenti, a lei invece
continuano a sfuggire.
Invece dall'ultimo suo articolo, ho capito finalmente che lei sconosce il
piano che sta portando avanti Berlusconi.
Ho cercato di darle qualche indizio nelle mie altre lettere, da lei
gentilmente pubblicate, ma si vede che non ha voluto approfondire.
Sto parlando dell'HUB LOGISTICO delle merci e delle materie prime del Sud
Italia, che Berlusconi sta portando avanti già da parecchio tempo sotto
l'ala protettiva di Putin.
Infatti è stato deciso, grazie alla posizione strategica nel Mediterraneo
dei territori del Ex Regno delle Due Sicilie, di farne il "rubinetto" delle
merci e delle materie prime che metterà definitivamente sotto la sfera di
influenza russa l'intera Europa.
E la massoneria anglo-americana teme fortemente ciò, si legga questo loro
comunicato, nella parte iniziale dove parla di 1860...
www.granloggiadisicilia.org/documenti/
So che lei è un grande estimatore di Putin, spero che contribuirà ad
"aiutare" il Sud in questo progetto, anche se certo dovrà modificare alcune
sue "convinzioni", ma mi creda se lei vivesse giù, sono sicuro che
cambierebbe opinione.
Cordialità
Davide C.
Perché non vuole pubblicare la sua lettera?
Vuole insultare in privato?
Maurizio Blondet
05/02/2008
19.00
Mortadella e le nomine
Premesso che Berlusconi è meno di un salame non avendo dimostrato che
disastri gestionali in tutte le sue aziende, vuole per cortesia, signor
Blondet, chiarire al Paese quali sono le nomine formalizzate da mortadella?
Grazie
Piero
Guardi che ne ho scritto pochi giorni fa, il 17 gennaio.
Cerchi nell'archivio "Mastella si dimette?".
Maurizio Blondet
05/02/2008
18.00
Missili in viaggio verso la germania...
Gentile direttore,
prego voler leggere il seguente lancio ANSA di qualche gionro fa:
Scoperti missili su tir da Grecia
Nel porto di Bari, sono stati trovati durante controlli
(ANSA) - BARI, 29 GEN - Sono stati scoperti nel porto di Bari due missili in
un carico di frutta e verdura a bordo di un Tir proveniente dalla Grecia. Il
Tir ha targa tedesca ed era diretto in Germania. La Guardia di Finanza sta
interrogando i due autisti, entrambi tedeschi, per acquisire elementi sulla
provenienza e la destinazione degli armamenti, per i quali i conducenti non
posseggono autorizzazioni. I due missili sono lunghi circa 4 metri ciascuno,
e per ora non si sa che tipo di armi sono.
Interessante, non trova?
Avrebbe qualche chiave di lettura da proporci?
Distinti saluti,
Giulio
Sicuramente Al Qaeda...
Maurizio Blondet
05/02/2008
17.00
Governo a tempo...
Caro direttore,
si avvicina il tentativo di mettere in piedi un nuovo governo ("di
responsabilità", "a tempo", "di pacificazione", non ci capisco nulla!) ed i
giudici di Napoli sospendono gli arresti domiciliari per la Signora
Mastella.
Sarà una coincidenza?
Cordiali saluti
Lauro L.
05/02/2008
16.00
In fondo, (non) va bene così
Tutti vorremmo che la classe politica si rinnovasse. Invece sono sempre gli
stessi a riproporsi, come nelle peggiori dittature…Quelle facce di bronzo
fanno finta di non capire che quasi nessuno li vuole più. E tutti siamo
costretti a subirne la soffocante presenza, fino a soffrirne come in un
interminabile incubo.
Ma siamo certi che quel che vorremmo, cioè una nuova classe politica, fatta
di uomini onesti e capaci, sia la giusta soluzione?
In teoria sicuramente
si. Ma, in questo caso più che mai, tra il dire e il fare c’è di mezzo il
mare oceano. In pratica, l’ipotesi di un radicale rinnovamento è pura
utopia. E non è manco il caso di dire i tanti perché: si ripeterebbero
sempre le stesse cose. La situazione appare dunque irreversibile.
Ma c’è dell’altro.
Mettiamo, per pura ipotesi, che quell’impossibile
cambiamento si possa materializzare.
Ora, non siamo in un momento di
crescita economica e sociale bensì siamo fatti precipitare in una fase di
grave decadenza dalla quale sarà impossibile uscire senza danni
pesantissimi. Perché dovremmo volere così male ad una nuova classe di uomini
onesti e capaci, ma mai abbastanza da arginare una inarrestabile crisi ormai
di proporzioni sovrumane? Restino i vecchi della casta di sempre, almeno
finché non si toccherà il fondo del baratro.
Chi arriverà ai loro scanni per
sfogare le proprie ire trovi loro, i veri colpevoli del disastro, e non
altri, da ungere a legnate.
Berlusconi vuole rigovernare con Mastella, Casini, Maroni, ecc., ecc.?
Si
accomodi! Prodi e tutti quei farabutti della sedicente sinistra hanno fatto
un irreparabile disastro a danno del Paese e dei ceti sempre più poveri che,
loro più di altri, dovrebbero rappresentare? Non importa, restino più o meno
dove sono, come se niente fosse, a fare da contraltare al Berlusca!
I
compagni Bassolino&Iervolino e, per non parlare sempre degli stessi, i
compagni Burlando&Montaldo(*) vogliono mantenere il loro scanni nonostante i
disastri compiuti? Facciano secondo i loro migliori intendimenti: bulgari
incompetenti e disonesti sono, tali resteranno.
Nonostante tutto, per finire, non voglio chiudermi su questa lugubre
visione, anch’essa da incubo senza fine. Potrebbero esserci altri sviluppi,
magari meno traumatici… Grillo rimanda alle prossime amministrative l’avvio
di un rinnovamento dal basso, partendo dalle amministrazioni locali, piano
piano a salire fino al parlamento e al governo…
Mi viene in mente il detto
Chi va piano va sano e va lontano: speriamo che valga e funzioni, almeno per
il bene dei nostri figli.
Ringrazio per l’ospitalità.
Un caro saluto,
Silvano P.
(*) Vedansi i frutti dei loro diktat nella sanità ligure e negli altri
comparti nei quali esercitano il loro potere lasciando l’inequivocabile
segno del loro passaggio…
05/02/2008
15.00
"Elogio di Catilina e Berlusconi"
E' poi così mutato il quadro politico in 14 anni rispetto
a quello che voleva essere un accostamento volutamente
provocatorio?
Sembra che la scorciatoia giudiziaria sia ancora molto in
voga.
Addirittura sono gli stessi protagonisti ad ammetterlo
come ha fatto Scalfaro di recente , giudicando affrettato
il famoso
avviso al G7 di Napoli.
Certo Berlusconi la sua chanche l'ha avuta ma proprio
per via del maggioritario ha dovuto accettare compromessi
che spesso sono stati deleteri.
La statura non è certo
quella di un S.Luigi ma qualcosa di buono
può finire nel sacco a livello almeno di politica
economica,
vedi Tremonti ecc.
"Gli innovatori si sforzano di agire all'interno di
istituzioni che
mentalmente hanno già superato; credono di condurre una
battaglia
politica della precedente era ideologica, nella tradizione
dialettica
fra "sinistra" e "destra", fra "statalismo" e "liberismo",
mentre di
altro si tratta. Questo "altro" è chiaro nella mente degli
innovatori
solo a tratti, e nella lotta politica - che conducono
credendo agli
schemi tradizionali - rischia di oscurarsi. Catilina fu
spinto alla
guerra civile mentre aspirava a concorrere legalmente al
consolato".
M. M.
Sì, il quadro è mutato del tutto in 14 anni, che sono tanti in questi tempi accelerati.
Quando scrissi "Elogio di Catilina e Berlusconi", il Cavaliere non aveva ancora mostrato i suoi limiti invincibili.
No, non era Catilina.
Maurizio Blondet
05/02/2008
13.55
Salame e Mortazza
Gent.mo sig blondet,
la politica è il paravento del potere vero che è
Sempre lo stesso: l?alta finanza nazionale e internazionale.
Il
Paravento si può anche girare, così una volta lo si vede dal lato nero
E quella successiva dal lato rosso.
Gianni letta che ha fatto il
Testimone di nozze al matrimonio fra berlusconi e la sig.ra veronica è
Lui, ad oggi, l?uomo di riferimento di goldman sachs in italia.
Ed è
Lui a suggerire al berlusca le mosse quando serve, cioè quando al
Governo c?è il salame invece del mortazza.
Prodi e berlusca
Rivaleggiano certamente, ciascuno in testa al proprio elettorato, per
Le poltrone del potere con tutti i relativi risvolti clientelari, al
Popolaccio ignorante bisogna far credere che il suo voto ha un valore e
Non ci può stare sempre lo stesso al comando, per questo si alternano,
Ma per quelli come goldman sachs et similia non cambia tanto, per
Queste potenze finanziarie devono fare tutti e due più o meno le stesse
Cose.
Altro che se berlusconi sa delle nomine, il consigliere di prodi,
A. Rovati ne ha parlato chiaramente in tv e altrove, e tutti i giornali
Lo riportano, non solo libero mercato di o. Giannino, ma anche il
Corriere della sera di mieli!
Si vede che è cosa che era stata
Patteggiata da un pezzo e che ancora non s?era potuta fare.
E come
Questa tante altre.
Le auguro un buon lavoro e la saluto.
Mauro C.
05/02/2008
10.00
Consigliere religioso: Bush parla piu' di sesso che di Dio
Roma, . (Apcom) - Il Presidente Usa George W. Bush preferisce parlare di sesso piuttosto che di Dio, nonostante abbia costruito la sua carriera politica sulla fede religiosa. Bush si definisce un evangelico, scrive Jacob Weisberg nel suo libro 'The Bush Tragedy', citato oggi dal Sunday Times, ma a differenza degli evangelici gioca a poker, non paga le decime, non cerca di convertire le persone a lui vicine e non ha neanche cresciuto le figlie nei valori evangelici.
Weisberg ha avuto modo di parlare con il religioso Doug Wead, 'Weadie' come lo chiama Bush, la personalità che ha più contribuito a modellare l'immagine di un Presidente uomo di fede. Ed è proprio Wead a sostenere che il Presidente trascorre molto tempo a parlare di sesso:
"Non ha assolutamente alcun interesse nelle questioni teologiche, zero. Abbiamo trascorso ore a parlare di sesso, di chi faceva cosa e con chi durante la sua campagna elettorale, ma niente su Dio. E io ho ci provato molte volte".
La collaborazione con Bush ha alimentato in Wead molti dubbi sulla sincerità dei suoi valori religiosi:
"Sono quasi certo che molto è stato calcolato".
Fu lo stesso Bush a chiarire in un incontro con leader evangelici quale fosse il suo pensiero politico sulla fede:
"Come dite anche voi, ci sono alcune parole programmatiche. Ci sono maniere appropriate e altre meno per dire delle cose. E io dirò che ho accettato Cristo nella mia vita. E questa è una dichiarazione vera".
Quello in cui Bush crede veramente è il potere personale e di cambiamento della fede in Dio, scrive l'autore del libro.
Negli ultimi 20 anni, il Presidenza Usa ha usato come strumenti di controllo della sua vita il suo rapporto personale con Dio, la preghiera e la lettura quotidiana della Bibbia. Così è riuscito a controllare il vizio dell'alcool, è riuscito a persuadere la moglie Laura a non lasciarlo e a fare i conti con il fardello di un padre famoso e a ottenere successo.
05/02/2008
09.00
Corpo forestale
Egregio Direttore,
si è celebrato l'annuale di fondazione del Corpo forestale dello Stato.
Tra l'altro è stato ricordato l'impegno del Corpo nell'emergenza incendi
(dolosi) della scorsa estate in Meridione.
Me ne ero già dimenticato.
Adesso c'è l'emergenza rifiuti.
Ogni stagione ha la sua terronata in mondovisione.
Colpa degli invasori Piemontesi.
Saluti,
Simone
04/02/2008
21.00
L’8 per 1000 alle associazioni ebraiche italiane?
Gentile Direttore,
vorrei sapere che ne pensa del fatto che una quota dell’8x1000 viene distribuita alle associazioni ebraiche italiane.
Copio/incollo da Wikipedia:
“Le quote delle chiese sono utilizzate per... tutela degli interessi religiosi degli Ebrei in Italia, tutela delle minoranze contro il http://it.wikipedia.org/wiki/Razzismo razzismo e l’ http://it.wikipedia.org/wiki/Antisemitismo antisemitismo
(solo l’ http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Unione_Comunit%C3%A0_ebraiche_Ita
liane&action=edit> UCEI)”.
Parte delle tasse dei lavoratori italiani vanno per caso a rimpinguare le casse della Israel Lobby?
Che ci fanno poi queste “associazioni” con quei soldi... non ci pagheranno mica sottobanco le mazzette a giornalisti corrotti per fare propaganda pro-Israele? (e mi vengono in mente alcuni personaggi che scrivono sul Corriere e La Stampa, ma mi trattengo...).
Cordiali Saluti
M. T.
A me risulta che gli ebrei italiani paghino per la loro comunità e culto non 8 per mille, ma sette per cento.
Detraibili dalle tasse.
Maurizio Blondet
04/02/2008
19.30
Il Giornale: allucinante serie di articoli-spazzatura
Segnalo una serie di articoli spazzatura de IL Giornale, che dopo esser passato sotto la direzione di Mario Giordano è addirittura riuscito a peggiorare...
Il primo articolo, un’accozzaglia di cretinate senza senso su Israele, che rappresenterebbe la vera essenza dell’Occidente, e per ciò provocherebbe “invidia” in noi stupidi e inferiori (animali parlanti) Europei:
www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=236887
Ovviamente non c’è menzione delle torture nelle carceri israeliane, degli imprigionamenti di civili palestinesi detenuti senza processo, della armi di distruzione di massa (anche nucleari) tenute segretamente in chissà quale base sotterranea... niente di tutto ciò.
Israele è il “Vero Occidente”, e ciò provoca l’invidia di noi Europei.
Nell'articolo il giornalista parla poi di “ignoranza della Shoah di cui le nuove generazioni europee e gli arabi hanno difficoltà a sentirsi in colpa”.
E che colpa hanno le giovani generazioni europee, e gli arabi, della Shoa?
E perchè poi dovrebbero sentirsi in colpa per un crimine che non hanno commesso?
Il mezzo della “colpa” si sa che viene usato da chi vuole estorcere all’infinito un qualche credito da parte di un ipotetico debitore.
Il debitore, per farlo sentire tale, bisogna farlo sentire in colpa.
Ma i giovani arabi ed europei non hanno alcuna colpa della Shoa.
Per cui non devono pagare alcun debito a Giuda.
Non c’è nessuna colpa che dobbiamo espiare.
Ma andiamo avanti, quest’altro articolo credo faccia parte della pagina comica del quotidiano di Giordano.
E’ intitolato
“L’Iran prepara un’altra Hiroshima”.
E la prima Hiroshima chi la preparò ?
Anche quella l’Iran?
Roba da matti:
www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=235969
Un lettore
04/02/2008
18.30
"Politica" di raccolta e prestito delle banche
Caro Direttore,
sono uno studente della facoltà di Economia che in quest'ultimo periodo è
alle prese con lo studio della seguente disciplina "Economia degli
Intermediari Finanziari". Dai miei studi ho dedotto quella che sembrerebbe
essere l'ennesima truffa compiuta dal sistema bancario a danno della
popolazione. Mi riferisco, riallacciandomi al discorso sul signoraggio, al
tema dei flussi finanziari in entrata e in uscita di una banca.
Partendo dal concetto base che un flusso finanziario viene inteso come tale
se "accompagnato" da una corrispondente variazione monetaria (entrata/uscita
di cassa) ho notato questa "particolarità" del sistema bancario:
1) il pagamento degli interessi passivi (flusso finanziario negativo) sui
depositi bancari della clientela dovrebbe determinare un'uscita di cassa
(pagamento degli interessi);
2) in realtà il "pagamento" degli interessi avviene con un "accredito" degli
stessi sul deposito bancario del cliente senza generare alcuna variazione
monetaria (o uscita di cassa), dato che non vi è un reale pagamento;
3) l'accredito sul deposito (flusso finanziario negativo) determina
automaticamente un aumento delle passività bancarie (flusso finanziario
positivo ma non accompagnato da nessuna entrata monetaria o di cassa) quindi
maggiori possibilità di concedere prestiti;
4) sulla base di questo aumento fittizio di passività la banca può prestare
più soldi = depositi del cliente + interessi (che non esistono in realtà);
5) su questa ulteriore somma fittizia impiegata sotto forma di prestiti la
banca ovviamente otterrà un guadagno a cui, questa volta, corrisponderà una
reale entrata monetaria di cassa (il soggetto finanziato dalla banca paga
realmente gli interessi)
In conclusione: sui soldi che noi prestiamo alla banca, questa in realtà non
paga interessi ma trasforma il proprio debito in un aumento di passività
(auemtno che si basa a questo punto sul NIENTE) attraverso una compensazione
meramente contabile di flussi finanziari, quindi concede prestiti superiori
a quanto realmente raccolto attraverso i depositi bancari, e su questi
ottiene un guadagno reale.
Può confermare questa mia valutazione?
Un lettore
Confermo.
Maurizio Blondet
04/02/2008
17.30
Politica estera berlusconiana
Caro Blondet,
condivido il suo articolo su Berlusconi.
Mi permetta però di
aggiungere un altro difetto del cavaliere , che secondo me non è
indifferente: la sua politica estera (ammesso che ne abbia una)
totalmente appiattita su USA ed Israele.
Sì, d'accordo, anche questi
altri del centrosinistra non è che scherzino in quanto ad inchini alla
nota lobby, però almeno qualche sprazzo di lucidità D'Alema mi pare lo
abbia avuto. Prodi stesso, mi pare facesse notare in un Suo articolo,
magari per i suoi interessi, però si è accorto che è la Russia il
futuro dell'Europa e con questa fa affari.
Se va su Berlusconi che succederà?
Faremo le giornate della Memoria
per l'auto-attentato dell'11 settembre con dirette televisive di Emilio
Fede ?
Mi scusi lo sfogo.
Con stima per il suo prezioso lavoro (gli articoli di EFFEDIEFFE ormai
sono come una droga : piacciano o no non se ne può più fare a meno)
Josi
04/02/2008
15.45
Internet bloccato in IRAN? (3 lettere)
Vorrei segnalare che la notizia di ieri dell'isolamento dell'Iran
dell'intera rete internet è fittizia.
L' Iran, a differenza di paesi come l'Egitto, l'Arabia e gli Emirati,
non utilizza quei cavi che risultano interrotti.
Spero di avervi fornito un'utile segnalazione
Manuel P.
------o0o---------
Caro Direttore,
Una precisazione in merito all'articolo:
"Internet interrotto: prova
generale?".
Apprendo invece che:
"In realtà bastava dare un’occhiata al FAQ del medesimo sito per scoprire
che NON viene affatto monitorato il traffico delle varie nazione, ma solo la
connessione di un router per ogni stato (quello iraniano appartiene a
un’università locale). Se si fosse fatto poi lo sforzo ulteriore di
controllare il traffico delle altre zone del mondo, si sarebbe scoperto che
il router iraniano non era l’unico ad avere un indice "zero" (nessuna
connessione o connessione molto lenta). Ce ne sono altri, fra cui, appunto,
e da giorni, la Florida". (www.uruknet.info)
Apprendo che l'Iran cosi come Israele e il Libano non utilizza i cavi
tranciati e quindi non ha risentito del guasto/sabotaggio.
Conosciamo l'importanza fondamentale per qualunque sito di
controinformazione di non cadere in errori banali per evitare di esporsi a
facili critiche e offrire il fianco alle tante, tantissime persone che non
aspettano che un passo falso.
Ogni errore seppur piccolo da loro l'occasione
di screditare intere teorie (una cosa vista mille e mille volte all'opera
contro il movimento per la verità sull'11 settembre).
La prego di pubblicare
la mia missiva affinchè ciò non avvenga.
La domanda
"chi è stato a tranciare 3/4 cavi in fondo al mare in pochi
giorni e a bloccare la rete?" rimane.
Anche se Paola Pisi di uruknet, che si
preoccupa tanto di criticare Blondet e i suoi amici complottisti, nel suo
articolo evita accuratamente di porsela...
Grazie
Un Suo assiduo lettore
Lorenzo R.
------o0o---------
Sig. Blondet,
è da molto tempo che non apro il suo sito; ci sono tornato ieri per caso ed ho letto l'ultimo articolo riguardante l'isolamento dell'Iran dalla rete web.
L'ho trovato molto interessante...e divertente.
Non posso dirmi un esperto di internet, ma due o tre cose (quelle che tutti dovrebbero conoscere) le so.
Internet è nata anche da esperimenti americani in ambito militare che avevano proprio lo scopo di evitare scenari simili a quelli da lei descritti: vale a dire poter isolare un paese o una parte di un paese tagliando i collegamenti "fisici".
Il problema che lei riporta ha prodotto gravi problemi soprattutto in India e Egitto è vero, ma come le sue stesse fondi dicono si è riusciti a ridurli reinstradando il traffico su altri server (sempre possibile su una rete che possa dirsi tale).
Come mai allora il sito specializzato www.internettrafficreport.com dimostra che l'Iran è completamente isolata? Forse perchè non è così!
Tanto che nel momento in cui scrivo, se vado a verificare l'indice di traffico per l'Europa e l'America, sembrerebbe che anche la Germania e la Florida siano completamente isolate. La Germania e la Florida??
Il "ping" è uno strumento molto semplice per verificare lo stato di connessione tra due router: se quello iraniano non risponde forse dovrebbero provare con un altro router dello stesso paese; oppure questo router ha un sistema di protezione contro eventuali attacchi effettuati tramite il ping. Succede.
Lei stesso può provare a verificare la connessione di un router su diversi siti: www.effedieffe.com è ONLINE con tempi di risposta di circa 45 ms; quello del blog di Ahmadinejad, www.ahmadinejad.ir risulta invece OFFLINE, eppure il sito è perfettamente visibile.
Di più non so dirle sulle possibili cause di questo 'isolamento' dell'Iran. Chieda a qualche esperto se vuole.
Cordialmente
Michele L.
04/02/2008
14.30
Molto male agli ebrei
Rispondendo al lettore Leonardo S.
Lei scrive che lo sfuttamento della
memoria alla fine farà molto male agli ebrei e che tutto ciò che è ufficiale
e laicamente liturgico suona falso e provoca rigetto.
Sul "ufficiale" e "laicamente liturgico" dico che io - reduce della
deportazione - ieri 27 gennaio 2008 ho evitato di vedere
in TV le varie celebrazion che o ricordavano i fatti orribili successi
oppure mi sembravano discorsi vuoti che rispecchiano
l'ignoranza di chi nè c'era nè si era documentato e neanche mi vuole
sentire.
Sul "molto male agli ebrei" che deriverà da un "cinico sfuttamento della
memoria".
Le domando: E' una profezia oppure un augurio?
Sono certo che Lei risponderà secondo la regola "Si, si, No, no" e saluto.
Wolf M.
No, è una profezia: "Udite la parola del Signore voi arroganti/ che governate questo popolo a Gerusalemme! Giacchè voi dite: abbiamo concluso un patto con la morte, con lo sceol abbiamo alleanza. Quando passerà lo straripante flagello non ci non ci raggiungerà/ perché abbiamo fatto della menzogna il nostro rifugio/ e ci siamo riparati nella falsità […] Non vi sarà che spavento".
E' Isaia, 28, 15.
Visto che anche lei si è rotto della liturgia, dica ai suoi confratelli di non esagerare in chutzpah.
Maurizio Blondet
04/02/2008
13.00
Primari di partito...
Concordo con Savino:
a mio padre hanno chiesto per 3 volte di
entrare nella DC e quindi essere promosso
a primario.
Lui rifiuto' e non le fecero mai primario.
L'eufemismo usato nel gergo medico e' :
"non si e' voluto mettere la cravatta", come
dire passare da medico a pedina di partito politico.
Cosi' funzionano gli ospedali, e non penso
la cosa sia comabiata molto, anzi :
si dice che Tosi quando era alla Regione
come assessore alla sanita' ha fatto
incetta di primari leghisti...
Non c'e' motivo per cui Formigoni non faccia
altrettanto in Lombardia.
Se non altro nel lombardoveneto i primari
sono comunque nella gran parte dei casi
scelti tra i vice-primari ("aiuti") o
dottori che comunque sanno il fatto loro.
Non siamo ancora ai livelli di Mastella
che raccomanda amici, parenti, e amanti.
L. D. V.
04/02/2008
12.00
Film per bambini - Spunti di riflessione
Salve,
a proposito della costante opera ("catechesi" la chiamerei) di demonizzazione della figura dell'autorità ed in particolare di quella maschile e del padre, faccio notare una evoluzione del nostro "amico" Walt Disney" (massone di prim'ordine, ci mancherebbe!) nel celeberrimo "Libro della Giungla".
Ebbene, nella prima edizione il bambino Mowgli che non vuole lasciare la giungla è accompagnato da Bagheera, la pantera che impersona l'autorità e il dovere: austera, seria, affidabile, figura positiva, mentre il desiderio di trasgressione e di vivere alla giornata è impersonato da Baloo, l'orso.
A distanza di 40 la Disney esce con il sequel che è un po' una continuazione: peccato che, mentre nel primo l'autorità era vista con rispetto (si pensi, oltre a Bagheera, il consiglio dei lupi della rupe, un'autorità che, per quanto dolorosa, non si mette in discussione), in questo secondo remake in diverse situazioni Bagheera viene fatto vedere come un imbranato, cade nel fiume, inciampa, si fa trattare a pesci in faccia dagli elefanti.... insomma, per noi che sappiamo chi c'è dietro alle grandi corporations, niente di nuovo, ma mi domando: veramente non si può mai abbassare la guardia?
Sicuramente altri film come i Simpson della Fox sono molto peggio (messaggi espliciti destabilizzanti) ma anche qui non c'è da scherzare!
Continuiamo la buona battaglia!
Cordiali saluti
Alberto e Chiara M
04/02/2008
11.10
Un'altra campana
Egregio Direttore,
a proposito di Ron Paul ed altri (interessanti) argomenti, mi permetto
di segnalarLe il blog di Christopher Jon Bjerknes:
http://jewishracism.blogspot.com
Potrebbe non essere tutto 'gold (standard)' quel che luccica.
Con ammirazione,
Sandro R.
04/02/2008
10.00
commento
Mi piacerebbe commentare la lettera "Negri e lavoro" apparsa sull'opinione
dei lettori.
Noi bianchi, siamo bianchi!
Ed abbiamo la nostra storia e la nostra cultura.
Io credo che ci sarà sempre incomprensibile il mondo dei "neri".
I neri
hanno il loro modo di vivere e le loro modalità di vita. Verrebbe da
chiedersi: ma perchè siamo in Africa con missioni, aiuti vari, ecc.
Come si
arrangiavano questi "primitivi" prima dell'arrivo dell'uomo bianco?
Riuscivano a sopravvivere?
Ebbene si, pur conducendo una vita da
"primitivi", sopravvivevano.
Io credo che è stato il nostro intervento nella
loro vita a creare quello scompiglio che ora pretendiamo di curare.
Se
riuscissimo a ritirarci dalle loro terre, a non aver più bisogno delle loro
tante materie prime, guarirebbero dalla loro "malattia".
Perchè quella che
percepiamo come "malattia", non è altro che un diverso approccio alla vita,
giusto o sbagliato che sia. Naturalmente questo è impossibile, perchè
abbiamo bisogno di essere lì, di controllarli e di continuare a prelevare
MATERIE PRIME indispensabili al nostro stile di vita "occidentale".
Marcello
04/02/2008
09.00
Toccato il fondo, cominciamo a scavare
Caro Direttore,
leggo su Italia Oggi un articolo a firma di Maurizio Tozzi che parla dei
metodi di controllo del fisco ed in particolare del redditometro.
Il
redditometro per chi non lo sapesse è un sistema di controllo induttivo del
reddito e cioè, per essere semplici e chiari, si passano al settaccio le
liste di chi ha acquistato automobili o comprato case e si confronta con
quanto dichiarato nella dichiarazione dei redditi.
Se il risultato
matematico non è in linea con certi indicatori prestabiliti dallo stato,
parte l'accertamento induttivo con tanto di attribuzione di maggior reddito.
La fregatura, come sempre, è che lo stato non deve dimostrare nulla in
quanto l'onere della prova è invertito.
E' quindi il contribuente che per
difendersi deve dimostrare con quali redditi ha acquistato il determinato
bene, confortato in tale obbligo anche dalla recente sentenza 25386 del
2007 della corte di cassazione.
Fatta la doverosa premessa sul perverso meccanismo, l'articolo sopra citato
dice testualmente:
"E in questa direzione si muove con decisione
l'amministrazione finanziaria, che oltre a utilizzare le liste selettive
messe a punto a livello centrale fa ricorso qualsiasi ulteriore fonte di
informazione disponibile che evidenzia la capacità contributiva di un
soggetto come previsto dall'art 1 comma 2 del DM 10/0/1992 (ossia utilizzare
anche ulteriori elementi certi, o circostanze di fatto indicative di
capacità contributiva anche diversi dagli ordinari bene-indice, come ad
esempio viaggi, crociere, iscrizione a costose scuole private o a circoli
privati, pellicce, gioielli).
Per esempio, è notizia di questi giorni che la Direzione Regionale delle
Entrate del Veneto ha avviato liste selettive sulla base degli annunci sui
giornali da parte di massaggiatrici e accompagnatrici di vario genere; la
scelta può dirsi felice vista la recente vicenda giurisprudenziale di una
prostituta lombarda che non ha potuto in nessun modo dimostrare la sua
capacità reddituale, non essendo ammessa , nel processo tributario,
l'autocertificazione in ordina alla provenienza dei redditi".
Da dottore commercialista mi viene da ridere, da cittadino mi viene da
piangere, l'unico commento che mi viene in mente è scomodare il solito
Flaiano: la situazione è grave ma non è seria.
Paolo U.
03/02/2008
20.20
Sfilacciati e incapaci
Caro Direttore,
Purtroppo Lei è fin troppo ottimista, infatti anche il “privato” sta derivando verso il “pubblico”.
Per privato, preciso, non intendo la sua strepitosa interpretazione del privato statale, ma aziende, anche estere, dove lo stato non entra, ufficialmente, ma comunque entra, ufficiosamente.
La tendenza negli ultimi anni è di burocratizzare ogni tipologia di attività mediante la creazione di
albi, registri, federazioni oppure, se l’attività merceologica o produttiva del settore non prevede il famigerato “contatto con il pubblico” con la creazione di patenti, certificazioni, attestazioni. Entrambe le tipologie prevedono, ovviamente, un dispendioso obolo annuale più svariate una tantum.
Pensi alle miriade di albi professionali, che creano di per se una piccola o grande lobby, che ovviamente ha il suo referente politico, o alla sconsiderata proliferazione di certificazioni (dai vari ISO 9001 in poi alle norme privacy, dai consorzi con cui le aziende devono interagire. etc., etc).
Tutto ciò lo percepisco come un virus che cerca di invadere un organismo già di per se debilitato.
La seconda fonte di pessimismo sullo stato del privato in Italia è dato dalla classe dirigente.
Le assicuro che la qualità media dei dirigenti è a dir poco scadente.
Il motivo è da ricercare nel cronico nepotismo che infligge l’Italiota, esiste una casta privata che nei modi e nell’arroganza non ha niente da invidiare a quella prettamente pubblica.
Spesso le due realtà si compenetrano e mescolano a tal punto che risulta difficile capire quale delle due entità si stia effettivamente palesando.
Nella mia esperienza decennale (sono esattamente dieci anni che lo stato mi è socio a metà, anzi più di metà) ho conosciuto diverse varietà di questa categoria, più vado avanti è più sono giovani, a volte poco più di me, raccomandati e totalmente incompetenti; quelli che ho visto all’inizio della mia carriera erano i loro padri, più vecchi, raccomandati (e raccomandanti) e totalmente incompetenti, però, e qui sta la differenza fondamentale, conoscevano il significato della parola delegare, non facevano niente, se non mostrare la faccia nelle occasioni ufficiali e chinarsi di fronte alle richieste dell’assemblea dei soci azionisti, come i loro figli.
Fondamentale, appunto, sapevano delegare.
Le aziende, almeno, andavano avanti grazie ai funzionari\quadri ed agli impiegati.
Non mi fraintenda, non intendo tutti e dovunque, diciamo che la situazione sopra illustrata è abbastanza diffusa.
Il terzo motivo di pessimismo è che, tra tutte le aziende dove ho notato questo processo, la peggiore, la più burocratico-statal-parassita si fregia di un nome a noi tanto caro, quello della nostra religione, si figuri che, beffa delle beffe, è una SCARL, società cooperativa a responsabilità limitata... una bestemmia in termini giuslavoristici!!!
Con molta Stima
A. M.
03/02/2008
19.10
Mani tese
Gentile direttore,
Le riporto un articolo preso da "Il Giornale"
del 18 Gennaio u.s. in cui si parla della "mano tesa" lanciata dal Vaticano
alla Comunità Ebraica. Ora, tralasciando i soliti discorsi dottrinali, la
domanda che le pongo - e non potrebbe esser altrimenti - è la seguente:
quando la comunità ebraica tenderà la mano ai cristiani, eliminando
bestemmie rituali e maledizioni dal Talmud?
A scanso di equivoci, potrebbe
"rinfrescare" la memoria ai lettori?
Con affetto e stima,
Giulio P.
Cambia l’antico messale Pronto un testo più «vicino» agli ebrei
di Andrea Tornielli
Benedetto XVI ha deciso di riformulare il testo della preghiera per gli
ebrei contenuta nel messale tridentino liberalizzato dal recente Motu
proprio «Summorum Pontificum»: la pubblicazione del nuovo testo, interamente
riformulato, dovrebbe avvenire a giorni. Sparisce il riferimento
all’«accecamento» del popolo ebraico. La nuova versione entrerà in vigore
già nelle celebrazioni dei fedeli che seguono il rito antico della prossima
Settimana Santa.
Nel vecchio testo si pregava – in latino – per la conversione degli ebrei
chiedendo a Dio di sottrarre «quel popolo… alle sue tenebre» e di rimuoverne
«l’accecamento» (termine mutuato da una delle lettere di san Paolo). Come si
ricorderà, dopo la pubblicazione del Motu proprio che liberalizzava la Messa
preconciliare, molte voci preoccupate si erano levate dal mondo ebraico. I
rabbini capi di Gerusalemme, guide spirituali delle comunità sefardita e
aschenazita, avevano scritto a Ratzinger per chiedere la modifica della
preghiera del Venerdì Santo.
Va ricordato che il cammino di avvicinamento era iniziato già sotto Pio XII,
il quale aveva fatto precisare dalla Congregazione dei Riti che l’antica
formulazione «pro perfidis judaeis» stava a indicare «per i giudei che non
hanno la fede». Papa Pacelli reintrodusse inoltre la genuflessione per
quella preghiera. Giovanni XXIII, fin dal 1959, eliminò sia il «perfidis»
che il successivo riferimento alla «perfidia» giudaica. Il testo emendato da
Papa Roncalli, nell’edizione del 1962, l’ultima del messale antico prima
della riforma post-conciliare, è stato liberalizzato da Benedetto XVI nei
mesi scorsi.
Nella preghiera erano rimasti riferimenti all’«accecamento» e alle «tenebre»
del popolo ebraico.
«Quella preghiera ci preoccupa – aveva detto al Giornale
lo scorso settembre il rabbino Giuseppe Laras, presidente dell’Assemblea dei
rabbini d’Italia –.
Temiamo che quelli che leggono possano fare due più due e ragionare in
questi termini: se noi preghiamo perché Dio tolga l’accecamento dagli ebrei
significa che essi sono fuori dalla verità e questo può spingere fino
all’antisemitismo».
Vescovi e prelati impegnati nel dialogo con il mondo ebraico hanno
sollecitato la Santa Sede a intervenire e un’apertura in questo senso era
stata manifestata lo scorso luglio dal cardinale Segretario di Stato
Tarcisio Bertone che, a Pieve di Cadore, aveva parlato della possibilità di
una correzione. Benedetto XVI ha approntato una bozza per la nuova preghiera
che dovrebbe essere pubblicata nei prossimi giorni dalla Congregazione per
il culto divino e la disciplina dei sacramenti.
Secondo alcune
indiscrezioni, nella nuova versione, pur essendo stati omessi i passaggi
ritenuti offensivi dagli ebrei, sarebbe comunque rimasto l’accenno al
vecchio impianto della preghiera, quello alla conversione. Proprio su questo
argomento era intervenuto il segretario della Congregazione per la dottrina
della fede (dal 2003 al 2005 vice dell’allora cardinale Ratzinger),
monsignor Angelo Amato, spiegando al quotidiano Avvenire che «nella messa
noi cattolici preghiamo sempre, e per primo, per la nostra conversione. E ci
battiamo il petto per i nostri peccati. E poi preghiamo per la conversione
di tutti i cristiani e di tutti i non cristiani. Il Vangelo è per tutti».
La decisione di Benedetto XVI è una mano tesa alla comunità ebraica, che ha
invitato il Pontefice a visitare la Sinagoga di Roma. È noto che Ratzinger
desidererebbe molto potersi recare in Israele nel 2009, anche se le
condizioni attuali delle trattative bilaterali tra lo Stato d’Israele e la
Santa Sede per la soluzione di alcuni problemi giuridici e amministrativi
non lasciano per il momento ben sperare.
"…Che i morti seppelliscano i loro morti".
Maurizio Blondet
03/02/2008
18.00
Rutelli monnezza
Le segnalo questo articolo di Repubblica
Daniela
ROMA - Doveva essere la vetrina del Belpaese nel mondo, una porta d'accesso web immediata e ricca, una carta da visita d'eccezione per promuovere il patrimonio turistico e "riportare l'Italia al posto che le spetta".
Ma Italia.it ha chiuso i battenti dopo numerose polemiche ed una vita breve e travagliata. Per il portale - presentato dal ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli alla BIT 2007 - la fine più volte annunciata è arrivata, come conferma il capo dipartimento per l'Innovazione Tecnologica, Ciro Esposito.
Termina così, dopo innumerevoli peripezie, critiche a 360 gradi e accuse di sprechi contro il "mostro" per cui sono stati stanziati 45 milioni di euro, un'avventura che fin dall'inizio ha diviso più che unire. Da oggi cliccando www.italia.it, l'indirizzo più logico e immediato che chiunque, in qualsiasi parte del mondo, possa digitare intuitivamente per cercare informazioni sul nostro Paese, si riceve un messaggio di errore. Il dominio nazionale per eccellenza non è più operativo: gira a vuoto e lascia un vuoto imbarazzante.
"A ottobre il ministro per i Beni Culturali con delega al Turismo Francesco Rutelli - ha spiegato Esposito - disse che il portale non era più funzionale. Noi di conseguenza abbiamo deciso di procedere ad un momento di ripensamento. Il contratto che era stato siglato con una società di cui l'Ibm era la capofila, era valido fino al 31 dicembre. Dal 1 gennaio abbiamo attivato le procedure di chiusura". E ora che succederà della vetrina turistica promossa con tanto entusiasmo?
"Ora si dovrà decidere come procedere", ha spiegato Esposito. Dei 45 milioni di euro stanziati per il funzionamento del portale, ne sono stati spesi, in due anni e mezzo, circa 7 per la costruzione e la gestione.
L'ultima parola, forse, non è ancora detta e il portale potrebbe rinascere: "Ci sono dunque tutte le risorse per riprendere il lavoro - ha proseguito Esposito - bisognerà decidere con quali attori, se indire un nuovo bando di gara o no e individuare il nuovo gestore".
Il portale, frutto della collaborazione tra governo, ministro Nicolais e le Regioni italiane ha da subito raccolto critiche: impostazione vecchia, troppi clic per arrivare alle pagine interne, perfino contenuti errati. Condanna quasi unanime anche per i costi eccessivi ed i tempi di realizzazione del sito, voluto inizialmente dall'ex ministro per l'Innovazione e la Tecnologia Lucio Stanca ed "ereditato" dal ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli. Già più volte il vicepremier aveva detto nei mesi scorsi che il progetto aveva dimostrato di non funzionare, ammettendo durante un'audizione in commissione Industria al Senato che le responsabilità erano sia dello Stato che delle Regioni.
"Le decisioni sono state prese dal governo nazionale, ovvero dai ministeri di Rutelli e Nicolais", ha detto l'assessore della Regione Liguria Margherita Bozzano, che è responsabile dei contenuti del portale per le Regioni.
Il Codacons ha annunciato la presentazione di un esposto alla Corte dei Conti. "Va aperta un'indagine per accertare come sono stati spesi nel dettaglio questi 7 milioni e quali vantaggi concreti il portale abbia portato al turismo italiano, verificando eventuali sprechi di denaro pubblico".
Beh, Rutelli ha gettato nel cesso solo 7 milioni di euro di soldi nostri, invece dei programmati 45.
Bisognerà applaudirlo, come Mastella.
Maurizio Blondet
03/02/2008
16.30
Povero Scalfari
Caro Direttore,
Sto ascoltando ora l’intervista visibile sul sito di Repubblica ad Eugenio
Scalfari.
Un povero vecchio, con tanta paura, la mano sinistra trema a riposo
(Parkinson?), che ci rifila una sfilza di luoghi comuni sul Papa sulla
Chiesa sul Concilio.
Parla anche di cattolici adulti (la Bindi) ed atei devoti (Berlusconi tra
gli altri).
Leggerà EFEFDIEFFE anche lui?
Mi fa tanta tenerezza e pietà.
A presto
FB
Ma no, da quando ha finito il liceo in Calabria, Scalfari legge solo se stesso.
E' per questo che ripete cose da farmacista massone ottocentesco come fossero nuove.
Maurizio Blondet
03/02/2008
14.30
Stato Ospedale
Salve,
dove esattamente Goethe parla di "Stato Ospedale"?
E' un concetto che
vorrei approfondire.
Saluti
R.
Qualcuno può approfondire?
Maurizio Blondet
03/02/2008
13.00
Entropia
Caro Blondet,
Ottimo il
“Banche senza Dio”.
Solo una cosa: l’idea dell’entropia.
Io credo che l’idea dell’entropia sia parte di quel riduzionismo scientifico che Lei giustamente mette all’indice!!!
C’è ordine anche nel caos!
Non si faccia ingannare dalla scienza!
Con grande stima,
Marcello P.
Sono d’accordo.
Il tema però è troppo complesso per un sito, diciamo, giornalistico.
La visione finalistica della realtà, propria di Aristotile, è in fondo neg-entropica.
Dice che il mondo presente, ed ogni creatura in esso, esiste così com’è in vista del “fine”, ossia del futuro.
Dunque il futuro influisce sul presente come “causa” (causa efficiente) non meno che il passato.
Ciò sembra paradossale.
Invece, è la conclusione cui giunge la fisica moderna, per la quale il tempo non è altro che uno spessore dello spazio, statico.
Il Nobel Louis de Broglie ha scritto: “Nello spazio-tempo, tutto ciò che per ciascuno di noi costituisce il passato, il presente e il futuro è dato in blocco. Ciascun osservatore, col passare del suo tempo, scopre per così dire nuove porzioni dello spazio-tempo, che gli appaiono come aspetti successivi del mondo materiale, sebbene in realtà l’insieme degli eventi che costituiscono lo spazio-tempo esistesse già prima di essere conosciuto”.
Questa è intuizione di come Dio vede il creato: ciò che noi vediamo e soffriamo come “evoluzione”, per Lui è “architettura”, il sistema statico del tutto.
Rimando al libro di Roberto Fondi, “Organicismo ed Evoluzionismo”, Settimo Sigillo.
Maurizio Blondet
03/02/2008
12.00
“Sfilacciati e incapaci”?
Caro Blondet,
impeccabile sintesi della situazione nel suo articolo “Sfilacciati e incapaci”.
Non credo però che questo sia l’esito finale della democrazia ma il suo PRIMO
SCOPO: le barbarie sono un requisito primo se si vuole governare il popolino col bastone e la carota.
Non solo in Russia ma anche in Cina per alcuni anni hanno fatto la caccia alle streghe verso sedicenti sabotatori e sovversivi, fino a che i cinesi, popolo molto più pragmatico dei dogmatici
russi e dei Bocconiani, ha dovuto accettare il fatto che nei soviet i contadini soffrivano di carestie inaudite e che i piani quinquennali erano basati su statistiche inverosimilmente taroccate.
La differenza tra Cina e Russia direi sta proprio qui: che durante il fulcro del periodo più barbaro del maoismo ossia la rivoluzione culturale, lo stesso Mao abbia fatto pubblica ammenda e concesso
l’arresto della “gang of four” che includeva sua “moglie” (per così dire).
Da QUI inizia la Cina moderna, da un atto di feroce auto-critica che parte dalla testa del partito e che ammette nero su bianco gli errori commessi.
In Italia invece, non si vedrà mai un Mastella o un Berlusconi fare un mea culpa e lasciare la poltrona a un Deng Xiaoping.
E questo proprio perchè ormai l’imbarbarimento parte proprio dalla testa, e potrà solo finire in un
”si salvi chi può” modello crisi Argentina con i disoccupati che vanno in piazza con le pentole
in mancanza di fucili e forconi.
Agli italioti oramai è concesso solo di scegliere il loro ennesimo governo fantoccio, con la garanzia
che chiunque vinca se lo prenderanno ancora in culo: cambia solo la marca di vaselina.
Tanto peggio, tanto meglio.
Solo toccando il fondo del barile si può avere un barlume di speranza che qualcosa cambi seriamente nella sgangherata penisola.
E come l’esempio russo e cinese dimostra, non bisogna mai dare nulla per scontato: tradizionalmente gli italici danno a seconda della situazione il meglio o il peggio di sè quando hanno l’acqua alla gola.
MS
03/02/2008
11.00
Una bottegaia
Caro signor Blondet,
innanzitutto la ringrazio del suo giornalismo schietto e profondo, che, da quando la seguo, sta contribuendo al mio risveglio dal torpore culturale e politico nel quale lentamente stavo scivolando.
Nel suo dar mazzate a destra e a manca, oggi ce n’è anche per me: ebbene sì, sono una bottegaia, ossia titolare di negozio, che ancora 10-12 anni fa (ho rilevato un esercizio nel settore tecnico-edilizio 14 anni orsono) aveva un buon fatturato con un discreto margine che permetteva a due soci e ad un dipendente di vivere dignitosamente (non certo da ricchi).
A seguito di anni di traversie oggi mi ritrovo da sola, raschiando il fondo del barile, senza entusiasmo, senza più voglia di reagire, a 44 anni e, quindi, fuori dall'età per poter, magari,
ambire ad un posto statale, dove guadagnerei forse 200 euro in meno al mese, ma al posto di 11 ore al giorno ne farei 6, potrei stare a casa ogni volta che ho la bùa ed avrei 5 settimane di ferie e permessi, invece degli 8 giorni all’anno che mi concedo oggi.
I negozi come il mio sono destinati a chiudere, nonostante il patrimonio di competenze tecniche, e, perchè no, umane sviluppate: chiuderanno strangolati dalle spese, dalle tasse, dai pagamenti non pervenuti da cui NESSUNO ti difende, dalle banche sempre più esose nel chiedere, e sempre più avare nel dare (
“sa: con Basilea 2 il suo rating...”: ok, ma in 14 anni non ho mai creato il minimo problema ed ho pagato puntualmente tutto il dovuto, conterà pure qualcosa?
Già... il mio errore è stato pagare puntualmente, perchè così non ho mai potuto mettere niente al sole, no appartamenti, no muri del negozio, ecc., ecc.).
Strangolati dalla GDO: ipermercati e Brico ad ogni angolo, dove la gente butta nel carrello merce che da me pagherebbe anche il 30% in meno, pronta però, quando gli presenti il conto, a dirti che sei la solita bottegaia ladra perchè hai aumentato di due euro il prezzo di una latta di pittura rispetto all’anno prima.
Una GDO che incontra il benestare (e le autorizzazioni) della Pubblica Amministrazione “perchè crea occupazione”, ma quando mai?
A me un commesso al livello più basso del CCN costa, fra tasse, contributi, studio paghe, 2.300 euro per 14 mensilità (più di quello che guadagno io...), e formo a mie spese la professionalità di una persona, ma gli ipermercati assumono con contratti part-time e a termine a 350 - 400 euro mensili, e massima facoltà di distribuzione dell’orario (per assurdo, ma capita anche così, 10 ore
filate un giorno e poi tre giorni a casa...): questa è l’occupazione!
Mentre io sono costretta a lavorare da sola!
E ad aumentare i prezzi, signor Blondet!
Pensa che mi faccia piacere questo?
Come crede che mi senta di fronte alla lamentele, giuste, dei clienti, che contrarranno ancor di più i
consumi?
Ma io non posso incamerare aumenti che quest’anno si aggireranno intorno al 10%, con punte del 15%, quando tutte le spese al contorno si moltiplicano: affitto, tasse (aumentate di fatto perchè sono diminuite le detrazioni), energia, smaltimento rifiuti (spendo, fra rifiuti solidi urbani e speciali, oltre 3000 euro l'anno), nuovi balzelli che ogni anno saltano fuori.
Non è furbizia l’aumento che sono costretta ad applicare: è disperazione!
Isabella C.
E’ il marasma della società.
Maurizio Blondet
03/02/2008
10.00
La morale di un lercariano
Caro Blondet,
le invio l’intervista di un lercariano “adulto”, principe del non-pensiero.
Uno di quelli che non ha niente da dire ma lo vuole dire forte e chiaro!
http://bologna.repubblica.it/1416880#commenta
Lei non ha avuto figli ma saprà che fra gli atteggiamenti infantili, uno molto comune è quello di voler stupire reiteratamente, quando il pupo si accorge che le sue parole lasciano interdetti i genitori.
Bologna è la città del nulla amministrato senza pietà per nessuno e il nostro monsignore, musa del catto - comunismo locale, ci ricama una barzelletta sulle briscole di Dozza, le mancate briscole di Cofferati, la paura delle folle di Lercaro, l’oblio che circonda Lercaro e (meritatamente) Dossetti, senza accorgersi di una città svuotata da sessant’anni di ideologismi, demagogia, cappa amministrativa di tipo sovietico.
Persone come questa, se il Paese fosse entrato nell’orbita dell’URSS, sarebbero diventate consulenti del ministero dei culti ammessi!
AV
03/02/2008
09.00
Grazie
Salve,
sono un lettore di Milano, sono diversi mesi che seguo con attenzione i suoi articoli.
Volevo solo semplicemente ringraziarla per il suo prezioso contributo.
Il periodo che viviamo non è dei più rosei e quando ogni tanto si incontra qualcuno che oltre ad usare la propria testa, porta a galla temi di cui non se ne parla e che sono di interesse per i cittadini, beh io mi commuovo.
La ringrazio ancora.
Oliver G.
02/02/2008
22.00
Frode socgen
Salve,
ha letto questo articolo riguardo la frode SocGen?
www.nytimes.com/2008/01/24/business/
www.nytimes.com/business/worldbusiness/25socgen.htmlt
There was some skepticism in the market about the trading fraud disclosure.
“I am sorry, but I have a hard time buying the fact that a trader was able to set up a ‘secret trade’ of 4.9 billion without anybody finding out”, Ion-Marc Valahu, head of trading at Amas Bank, Switzerland, told Reuters.
Sinceramente anche a me sembra molto strano che i fatti siano andati esattamente così.
Siamo sicuri che questo Jerome Kerviel esista veramente?
O quanto meno che sia l’autore di questi trades?
Non sarà molto più semplicemente che la SG in crisi per via dei mutui subprime abbia escogitato un modo per imputare una perdita di quella portata a eventi fuori da suo controllo?
Christian N.
I dubbi li ha espressi subito il professor Cohen del CNR francese, e io l’ho riportato nel pezzo.
Ora i dubbi crescono.
Maurizio Blondet
02/02/2008
20.00
Su Rathenau eccetera
Ho letto la Sua risposta ad un lettore su Rathenau.
Mi permetta di aggiungere che si tratta di una figura tragica e rappresentativa di quegli ebrei tedeschi che fino all’ultimo - e forse neanche dopo - non si erano resi conto della situazione.
Qualcuno neanche in un ghetto dell’est o di fronte alla camera a gas comprese quale era la propria sorte.
Che ne sanno i negazionisti!
Riguardo all’articolo di Claudio Moffa mi limito a dire che un docente universitario dovrebbe avere idee più chiare dell’argomento che tratta.
A suo tempo avevo chiesto all’Università di Teramo di poter tenere un discorso di contraddittorio, ma senza ricevere risposta.
Su LA REPUBBLICA di oggi vengono riportate le dichiarazioni di Soros.
La crisi viene messa in relazione alla coincidenza dei deficit del bilancio federale e della bilancia commerciale USA coll’immenso indebitamento delle famiglie.
Urge una Sua dura analisi della situazione anche in Italia.
Comunque i banchieri e immobiliaristi responsabili dei grossi crac sono di pura razza ariana e nessuno di quelli citati in questi giorni sulla cronaca mangia koscher o casher.
La ringrazio dell’attenzione e saluto cordialmente.
Wolf M.
02/02/2008
18.30
Scie chimiche
Gentile direttore,
sono le 10.50 di Sabato 19 Gennaio ed è da circa 2 ore che sul cielo di
Milano continuano ad incrociarsi un numero impressionante di aerei,
palesemente non di linea, i quali rilasciano abbondanti scie bianche sulle
nostre teste.
Queste tracce che hanno trama ed ordito, persistono lungamente
avendo ormai creato una patina lattiginosa che ha oscurato addirittura il
sole.
Stamane a Milano era una di quelle meravigliose giornate in cui si
vedono le montagne del lecchese.
So, per averla seguita in conferenza che è
sensibile al problema e volevo segnalarlo ritenendo un nostro diritto sapere
cosa diavolo stanno facendo.
Purtroppo attraverso l'unico strumento che
abbiamo che è quello di parlarne.
La saluto caramente,
Alessandro A.
Oggigiorno i diritti bisogna riconquistarseli.
Con le unghie, i denti e le armi (temo).
Per ora, perché non scrivete mail al ministero della Guerra, del prodiano Parisi?
Centinaia di mail, migliaia.
Maurizio Blondet
02/02/2008
17.00
Un veneto che ne ha abbastanza
Buongiorno Sign. Blondet,
Leggo spesso i Suoi articoli, oltrechè i Suoi libri, e mi complimento per il Suo coraggio.
Non L'annoierò con lunghe e tediose elucubrazioni.
Solo una considerazione-lampo, in relazione al Suo articolo DEL 19 gennaio sul giogo fiscale nella repubblica italiana (non consideri le minuscole un errore di ortografia, e nemmeno un refuso; si tratta, invece, di precisa volontà: più sotto si capirà...). Tutto nasce dalla Sua seguente affermazione:
"Ma il Veneto è un'altra storia. E' stato formato all'amministrazione absburgica, l'Austria gli è più vicina dell'Italia. Ed è più vicino a pensare che alla «nazione» colabrodo sta dando troppo".
Ecco, io sono e mi considero cittadino della Venetia.
Qui Prodi, burattinai e complici ci stanno costringendo a riscoprire il nostro orgoglio e la nostra identità di popolo. Per spirito di sopravvivenza, soprattutto.
Che tuttavia attecchisce su quell'elemento di cui nessuno può dubitare: il nostro essere nazione a sè rispetto il resto della massonica repubblica di cui sopra. Ha ragione Lei: la Lombardia è purtuttavia italiota nella sua essenza.
Il Veneto (e la Venetia in genere) no.
Ed è per questo che qui - stanchi di tentare di sopravvivere economicamente mese per mese, vedendoci derubati dei frutti dei nostri sacrifici - trova nuova linfa un fenomeno che i più brillanti osservatori han colto.
La voglia di andarsene.
Per davvero.
Perchè c'è la consapevolezza che, altrimenti, finiremo a fondo anche noi.
E sappiamo che non ce lo meritiamo.
E non è più solo una questione di colore politico.
E poi, in genere, non siamo ancora in grado di puntare il dito della nostra indignazione contro l'UE, i potentati bancari e finanziari internazionali e l'embrione del governo mondiale chiamato ONU, che sono alla base di molte delle nostre difficoltà. Perchè ci hanno insegnato a farci gli affari delle veline, ma a dimenticarci di quanto la politica estera e le dinamiche internazionali forgiano la nostra vita.
Vediamo Roma, non ancora Bruxelles e Francoforte...
Un'ultima puntualizzazione, che certo non può non rimandare a una conoscenza che già appartiene al Suo bagaglio culturale.
Non è tanto l'Austria che ci ha formato. La Serenissima è stata per secoli una superpotenza economica, militare, diplomatica.
Ma il ricordo dell'occupazione austriaca ci dà l'occasione per un facile paragone con l'occupazione italiota.
Ricordo a me stesso che milioni di Veneti emigrarono nell'Ottocento.
E con una intensità senza eguali dopo - guarda caso - il plebiscito burletta del 1866.
Finisco qui.
Con deferenza e simpatia.
Samuel S.
02/02/2008
16.00
Per Domenico Savino
Splendido l'articolo sui
"Cattolici stupefacenti" di Domenico Savino.
Grazie
e buon lavoro.
Cordialità,
P. Vincenzo M. Nuara O.P.
Caro Savino, devi essere particolarmente fiero di questa lode.
Viene da un ottimo giovane domenicano, speranza del cristianesimo rinato nel mondo.
Maurizio Blondet
02/02/2008
15.00
Ceto medio nel deserto
Preg.mo Direttore Blondet,
mi complimento con lei per l'analisi storica rapportata alla situazione
italiana di oggi.
Come meridionalista non posso darle torto (anche se colgo
un certo disprezzo in certe sue affermazioni... ma in fondo lei è un
nordico.. e quindi comprendo la sua invidia naturale per il Sud, che solo
recentemente ha perso un primato di civiltà plurimillenario) quando fa
riferimento al malcostume politico e camorristico che appesta le mie terre
da piu' di un secolo.Temo che la caduta dell'Italia repubblicana avverrà
dopo un lunghissimo e penoso stato comatoso.
La svolta arriverà quando
scomparirà la mia generazione (anni 70) e quelle successive degli anni
70-80-90:quando cioè ci saranno tantissimi giovani che dovranno conquistarsi
persino i diritti piu' elementari.
L'unica cosa che possiamo fare è gettare qualche sasso in questa macchina
perversa e sperare che anno dopo anno peggiori sempre piu' fino ad
incepparsi.
Un piccola considerazione sui nostri Santi: ha mai riflettuto sul fatto che
quasi tutti sono figli di gente ricca che si spogliano di tutto per condurre
una vita piu' vicina a Dio?
Temo che i poveracci non hanno il tempo di pensare a Dio, perchè hanno
troppa fame, e lo stato di bisogno mortifica lo spirito, al punto di
cancellare l'amore per se stessi e per il prossimo.
Come dice lei, senza ceto medio non ci saranno mai rivoluzioni.....e forse
nemmeno piu' Santi!
Con affetto
Ing. Nicola S.
02/02/2008
14.00
Ma l’assassinio della Bhutto
Gentile Direttore,
rinnovandole le mie scuse per la mia irrefrenabile insistenza, le propongo il seguente lancio dell’ANSA.
Pakistan: morte Bhutto, confessione /Consolato americano di Karachi nel mirino/
(ANSA) - New Delhi -
Un giovane arrestato per l’omicidio di Benazir Bhutto ha confessato che obiettivo dei terroristi era il consolato americano di Karachi.
Aitezaz Shah, il 15/enne che ha confessato agli agenti di essere stato addestrato in un campo come attentatore suicida, ha detto che gli era stato chiesto di colpire Benazir Bhutto a Karachi se questa fosse scappata dall’attentato di Rawalpindi.
Dunque ricapitoliamo.
Il killer professionista, in abiti occidentali, a sparare con un arma “laser” in dotazione alle truppe americane in Medio Oriente (dettaglio riportato dalla stessa ANSA, in un precedente lancio da me segnalatoLe e pubblicato ne “L’Opinione dei Lettori”) era solo il primo tentativo.
Aveva un povero 15 come “backup”, addestrato per colpire il vero obiettivo: il consolato americano.
Sarà che sto leggendo il suo ottimo “Osama Bin Mossad”, ma io qui ci vedo la mano di Al-Qaeda... anzi, adesso mando una e-mail anche a Ferrara e Magdi Allam per avvertirli!
A proposito, volendo dare un ulteriore aiuto a chi cerca di fare luce in contributo filmato che riprende l’assassino che spara dalla folle.
E’
possibile pubblicarlo?
Io, personalmente, non sono ancora riuscito a trovarlo in rete (pur avendolo visto in TV).
Grazie mille,
G. P.
Sono sempre i 15enni che fanno disastri.
Eh sì.
Maurizio Blondet
02/02/2008
13.00
E bravo Signor Blondet
Lei ha già descritto tutti gli scenari possibili che ci attendono riguardo alla recessione mondiale.
Ieri sera al canale tedesco PHOENIX ho visto la prima vittima! la terza banca per importanza della Westfalia con filiali a livello internazionale, dichiarare la grave crisi nella quale si trova, annunciando licenziamenti di almeno 2.000 unità, il tutto confermato dal ministro delle finanze.
Si tenta un salvataggio, ma il tono più che convincente, sembrava molto imbarazzato.
Quasi tutti i canali tedeschi (insisto su quelli poichè la Germania è oggi uno dei più “solidi” Paesi nella EU) danno un grande risalto alle cadute delle borse e nel 90% le stime e i commenti sono oltremodo negativi.
Qui in Italia qualcuno se n’è accorto?
I principali canali televisivi hanno dato grande risalto ai nostri dipendenti (è un termine che ho coniato 20 anni prima di mister Grillo) che hanno fatto il solito show in primis su TG UNO, dando l’ennesimo stomachevole spettacolo dell’unica cosa che gli importa: rimanere saldamente attaccati alla loro cloaca.
Non sono un economista, faccio i conti della serva, perchè quelli devono tornare.
Oggi il prezzo del petrolio (quando scrivo) è sceso $87 al barile, e a mio modesto parere dovrà! ancora scendere.
Per non buttare all’aria completamente il nostro dannato, amato, bellissimo e scassato Paese, dovranno abbassare drasticamente i prezzi (oggi alla Esselunga quello del latte era mediamente tra 1.50 e 1.68? /L il più caro in Europa), prima tappa di un risanamento che nessuno vedrà finchè non ci saranno dei politici che avranno capito la lezione.
Ma io sono pessimista come tutti gli ottimisti ben informati e mi viene da piangere.
Mi corregga per favore se sbaglio.
Cordialmente
donnablanca
02/02/2008
11.30
Vaticano
Mi piacerebbe leggere qualche parola di fuoco contro il Concordato, che regala 4,5 miliardi
di euro l’anno al Vaticano.
Altro che Padoa Schioppa.
Ma le mie speranze fino ad oggi sono state vane.
Saluti,
Alessandro
Roma
La parola “regalo” non è quella giusta.
La Chiesa fu espropriata di beni enormi con l’unità d’Italia, tanto da non poter mantenere preti suore (e chiese con inestimabili tesori d’arte).
Il Concordato è la pezza messa a questo immenso furto storico.
Si tratta di un trattato internazionale, che tiene conto della particolare posizione della Chiesa nella società e nella cultura italiana.
Ovvio che la cultura è scomparsa, insieme con la memoria storica, e infuria invece questo senile laicismo pseudo-rivoluzionario che vuole cancellare la Chiesa.
Maurizio Blondet
02/02/2008
10.30
Zanetti su Libero Mercato
Gentile direttore,
Vorrei porgere alla sua attenzione l’intervista-che probabilmente avrà già letto - rilasciata su Libero Mercato di qualche giorno fa dall’imprenditore Martino Zanetti (presidente Hausbrandt).
Le dichiarazioni più interessanti sono:
“Ho dato 200 euro ai dipendenti, senza sindacato”; “Padoa Schioppa e Draghi hanno una visione bancaria e fiscalista ma non capiscono niente di economia
reale”.
La dichiarazione che però mi ha colpito più favorevolmente è la seguente:
“O si decidono a tagliare le tasse e aumentare il potere d’acquisto, oppure rilancerei la moneta divisionaria. Ricorda Thomas jefferson e i prestiti in greenback per sganciarsi dal monopolio nell’emissione di moneta della Banca Centrale? E’ l’unico modo per combattere il potere dei grandi gruppi bancari internazionali e delle banche centrali”.
Sarebbe bene, a mio avviso, che gente come lui, imprenditore di successo alieno alla mentalità bottegaia di molti suoi colleghi, e dotato di un pensiero economico che vada oltre il grottesco spirito famelico di cafoni arricchiti, desse un contributo alla vita politica.
Gianluca R.
02/02/2008
10.00
Canada
ANSA CANADA: IMBARAZZO PER LISTA CON USA E ISRAELE TRA
TORTURATORI
(ANSA-REUTERS) - OTTAWA, - Il ministero degli Esteri canadese ha corretto un manuale destinato ai suoi diplomatici con la lista dei Paesi dove i prigionieri corrono il rischio di
subire torture: gli Stati Uniti e Israele sono stati depennati dalla lista.
La decisione è stata presa in seguito alla pressioni dei due Stati in questione che quando sono venuti a conoscenza della esistenza della lista hanno protestato con l’alleato.
Il ministro degli Esteri canadese Maxime Bernier ha detto di essere dispiaciuto dell’imbarazzo che nel governo di Ottawa (conservatore) ha provocato la vicenda.
Il documento sotto accusa - ha detto -
“contiene una lista che per errore include alcuni nostri stretti alleati. Ho dato istruzione che il manuale venga rivisto e riscritto”.
“Quel manuale - ha aggiunto - non è nè un documento politico nè una dichiarazione politica. Non
riflette le posizioni del governo”.
Per giustificarsi un portavoce del ministero degli Esteri ha detto che il manuale di addestramento per i diplomatici aveva lo scopo di stimolare le discussioni durante i corsi.
La lista è divenuta di dominio pubblico quando il manuale per i diplomatici è stato dato ad Amnesty International nell’ambito di una diatriba tra il governo di Ottawa e l’organizzazione umanitaria sul trattamento riservato dai canadesi ai prigionieri in Afghanistan.
Amnesty ritiene che siano giusti i sospetti sulle torture praticate da USA e Israele.
Pertanto ha criticato il mea culpa del governo e ha replicato che la principale preoccupazione del
Canada dovrebbe essere “combattere contro la tortura” e non “fare contenti i suoi alleati”.
01/02/2008
20.30
Altiero Spinelli
Gentile direttore,
ricordo che in più occasioni Lei ha etichettato Altiero Spinelli come “massone”.
Ci sono delle fonti particolari che confermino questa affermazione o si tratta di semplici “rumores”?
Cordiali saluti
Marco M.
Non ho sotto mano i testi, che ho a Milano.
Ho scritto qualcosa a proposito parecchi anni fa dovrebbe essere nella raccolta “Complotti”, sugli articoli che riguardano Jean Monnet e l’europeismo.
In generale, è difficile dare le prove della massonicità di uno: bisognerebbe esibire il suo certificato di iscrizione alla Loggia, che non è generalmente disponibile.
Ma c’è uno “stile”, un’ideologia, un linguaggio che è inconfondibile.
C’è negli scritti di Spinelli, c’è in quelli di Brzezinski, è la lingua di legno dellla Trilaterale...
Maurizio Blondet
01/02/2008
19.00
Nuovo olocausto a Roma
Egregio Signor Blondet,
mi stupisco della Sua insensibilità.
Il fatto che i poveri ambulanti ebrei siano stati scacciati da piazza San Pietro e mandati in via
della Conciliazione non avrà probabilmente conseguenze sul volume del venduto, ma lo avrà in termini fiscali, dato che ora i tapini, vendendo su territorio italiano, saranno probabilmente interamente soggetti al fisco italiano.
Finora invece è pensabile che al Vaticano non versassero nemmeno un cent di imposte.
Come può Lei restare indifferente a una tale iniquità?
Cordiali saluti
R. C.
Visco li maciullerà.
E’ un nazista vero.
Maurizio Blondet
01/02/2008
18.00
Perdita di competenze a Telecom
Come sempre, quando leggo i pregevoli articoli del Signor Blondet, non posso che rammaricarmi di quanto colpiscano nel segno.
La prego di considerare questa mia uno sfogo e nulla più, che purtroppo non ha nulla da aggiungere a quanto già scritto nell’articolo in oggetto, ma può soltanto avvalorarne il contenuto.
La storia inizia con la mia formazione professionale, quando a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90 mi ritrovai ad inserirmi in un ufficio di progettazione di rete telefonica per l’allora SIP.
Formare un buon progettista di rete non è cosa di due giorni.
Ci vogliono anni di preparazione, cultura e passione per il proprio lavoro.
Io mi ci ero appassionato, e lo facevo con entusiasmo, nonostante le difficoltà dell’epoca.
Ma dalla metà degli anni ‘90, prima ancora che potessi “completare” la mia preparazione, le cose iniziarono a mutare.
Sembrava che non ci fosse più alcuna considerazione per la cultura professionale.
Vigeva (e vige tuttora) la legge della “fungibilità”, ovvero un lavoratore poteva prestare la propria opera indipendentemente dal contesto.
La cosa poteva forse essere vera per un lavoro a catena, ma non per una professione come la nostra ove la conoscenza del territorio è fondamentale, la si acquisisce con gli anni, e piccole accortezze
apparentemente poco significative possono invece rivelarsi fondamentali nel lungo periodo.
E’ grazie ad almeno trent’anni di queste piccole accortezze, figlie di una cultura sparagnina che doveva arrabattarsi con quel poco che aveva, se la rete telefonica riesce a sopravvivere al macello operato negli ultimi dieci-quindici anni.
Ma le priorità erano altre.
Acquisire la cablatura delle città per poi affittarle o rivenderle ad altri operatori (è il caso di progetti baldanzosi ed inutili come il “SOCRATE” i cui scopi erano diametralmente opposti a quelli dichiarati) liberarsi del personale in eccesso (debiti = esuberi), privandosi quindi di quella “cultura” aziendale tanto utile invece per ottimizzare gli investimenti.
La privatizzazione apriva una voragine di debiti, pertanto si faceva strada la paradossale cultura del “risparmiare, costi quel che costi”.
Non più ottimizzazione dei costi (risoluzione dei problemi per un periodo medio-lungo al costo minore), ma costi minimi per rimandare il problema di un altro mese, un altro anno al più (spendere poco e di conseguenza aumentare i costi futuri.
Ma già, tanto non si ripara la macchina che si deve buttare).
Ciò sia per lo sviluppo della rete che per il suo mantenimento.
Un collega (tecnico giuntista) prima della pensione, mi confidò quasi in lacrime che non gli arrivavano neppure più le guaine per i giunti, di essersi trovato più di una volta con una scheda di guasto aperta, e pur sapendo perfettamente cosa avrebbe dovuto fare per risolvere il guasto, esserne impossibilitato per mancanza di materiale.
Come nel terzo mondo, come in un Paese in guerra.
Le lacrime non erano per la brutta figura che Telecom rimediava in quel frangente.
Le lacrime erano dovute al fatto che le certezze di una vita venivano sovvertite, che l’orgoglio di conoscere il proprio mestiere e sapere di farlo bene, veniva frustrato, che più in alto, qualcuno lo avrebbe “cazziato” perché il guasto non veniva chiuso nei tempi previsti, perché non sarebbero stati raggiunti gli obbiettivi e qualcuno avrebbe perso qualche premio.
Lo stesso qualcuno che permetteva (imposizione aziendale, prima i debiti) che il povero tecnico volonteroso rimanesse senza materiale per fare il proprio dovere.
Non è stato facile, in tutti questi anni, vedere la dissipazione di conoscenza che si creava dentro Telecom.
Personale competente allontanato dalle proprie funzioni, “obsoleto”, non serviva più, c’erano gli obbiettivi sulla mobilità da raggiungere.
Personale di altri settori, portato a coprire i buchi lasciati aperti altrove, senza trovare attorno a sé chi avesse tempo e competenza per dargli la formazione professionale necessaria.
E tuttavia, pur in queste condizioni quasi impossibili, i lavoratori si sono comportati bene, facendo tutto quanto era umanamente possibile per mantenere la rete telefonica, ed ampliarla dove possibile. Soltanto per essere insultati dalla gente comune, che ovviamente non può sapere che le colpe non
sono dell’ultimo della catena, ma soltanto che il telefono una volta glie lo riparavano subito e costava meno, mentre adesso costa di più e quando si guasta sono dolori.
E’ vero, come in ogni dove, si trova lo sfaccendato.
C’è qui come altrove.
Ma la gente telefona, parla, chiama il medico od organizza la propria vita, e per uno che lavora nel settore, questa è la cosa più importante.
Sa di aver fatto qualcosa di cui essere orgoglioso quando ha fatto comunicare la gente tra sé, perché noi stessi siamo gente che in altre occasioni abbiamo necessità dei medesimi servizi.
Non è facile vedere la dissoluzione del proprio operato.
Rimane rabbia e frustrazione.
Con profonda stima.
Claudio
01/02/2008
17.00
“Olocausto?”
Salve,
sono un recente nuovo lettore del vostro sito che trovo molto ben scritto ed informato e per nulla intonato alle veline di moda oggi.
Sono laico ma non anticristiano nè anti - alcunchè, molto disgustato della distorsione d’informazione cui il popolo assai tonto viene abituato.
In questi giorni ci stanno strombazzando l'annuale lacrimazione sulla Shoà che come al solito tende a dimenticare le altre vittime della 2GM, dai russi ai tedeschi, ai vari prigionieri di guerra, ai 30 milioni di cinesi sotto il “grande Timoniere” e troppi altri ancora.
Non fosse altro per l'accanimento che ci mettono tutti i grandi falsari, da Repubblica a RadioRAI3 (addio, buona vecchia musica classica), ce ne è più che a sufficienza per suscitare sospetti.
A questo proposito, la Sua grande documentazione e preparazione dottor Blondet, sono tali da illuminarci su dati più realistici, già solo sul numero e nazionalità (o etnicità) di vittime civili e militari della 2GM con particolare riferimento ai lager nazisti, che visitai più volte e dove ho
trovato tracce di milioni di internati e probabilmente eliminati, ma per lo più russi e polacchi che d'ogni altra etnia, ebrei compresi ...?
Mi preme particolarmente il suo punto di vista, al di là degli scritti di alcuni negazionisti che in parte conosco, e che leggo proprio per il bene di una informazione equanime, pur non condividendo le loro tesi.
Quando ne trova il tempo, mi faccia sapere o via mail, o magari ripubblicando l’argomento che sicurament avrà trattato in passato, magari in giorni come questo.
Con gratitudine,
Roberto M.
Sì, probabilmente il più grande olocausto per numero di vittime è stato quello degli internati russi.
Ma gli olocausti degli altri sono fatti storici, o di cronaca.
Il solo vero unico olocausto è un fatto religioso, il fatto fondativo della sola religione pubblica e obbligatoria rimasta: l’adorazione degli ebrei come Vittima Eterna.
Questa religione esige atti pubblici: ci dobbiamo tutti riconoscere colpevoli della Shoah, anche gli arabi e gli iraniani che non c’entrano nulla con la Germania anni ‘30.
E l’agnosticismo non è ammesso, è bollato come “negazionismo”.
Su questo, in occasione della visita liturgica del Papa ad Auschwitz, ho scritto un articolo che si intitola, appunto, “La sola religione rimasta”.
Lo cerchi in Archivio.
Maurizio Blondet
01/02/2008
16.00
Introvigne il crociato
Gentile direttore,
le scrivo solo per aggiungere un tassello in più alle nefandezze cui
siamo costretti ad assistere. Due notti fa tornavo dal lavoro e per
ammazzare il tempo ho acceso la radio.
Di stazione in stazione mi
ritrovo all'ascolto di un monologo che parlava dell'importanza del
monachesimo e di come esso abbia contribuito a salvaguardare la cultura
occidentale-romana da una pericolosa caduta nel vuoto, favorendo la
presa di coscienza di quest'entità assolutamente non geografica ma
culturale chiamata Europa.
D'accordissimo con le parole del sapiente
fino a quando collega la situazione medievale con quella che
attualmente sta attraversando l'Europa, preda del terrorismo
fondamentalista dell'islam.
Non conoscevo le teorie di Massimo Introvigne, autore di questa
pericolosissima disinformazione e più volte citato nel programma in
questione, ma sapevo che apparteneva alla cerchia dei personaggi vuoti
che lavorano duramente per Israele.
Il messaggio è molto pericoloso
perchè si colloca, come sogliono fare costoro, all'ingresso del mondo
dell'informazione e della cultura.
In parole povere, chi è dotato di
poca cultura e vuole affacciarsi nel mondo per cercare di capire come
vanno le cose, si ritrova una pletora di personaggi che spacciano le
loro teorie come buone, quando invece sono veri e propri mezzi di
propaganda, difficilmente disinnescabili se non da parte di chi è
intenzionato a perdere molto tempo per approfondire e sentire le più
svariate campane. Non le ho ancora detto quale radio si permetteva di
spacciare queste cose: ebbene, mio malgrado, trattavasi di Radio
Maria!
Contrariamente a Introvigne io mi domando come sia possibile che i
principi tante volte sbandierati in Europa (ma forse quasi mai
applicati) vengano difesi proprio dall'islam?
Peggio, dai reietti
dell'islam. Non è infatti l'Iran, l'unico paese che si scaglia contro
la deriva fondamentalista del sionismo?
Rino A.
Introvigne lo conosciamo.
Mi spiace più per Radio Maria, che è diventata un "culto" messianico.
Maurizio Blondet
01/02/2008
14.30
"Sant'Antonio sono io"
Egregio Direttore,
ho letto il suo squisito articolo e devo
dire di essermi riconosciuto nella figura dell'anacoreta.
Mi occupo principalmente di informatica ed ho sempre lavorato con partita iva,
nel 2006 su poco più di 30 mila euro di fatturato, tra imposte sul reddito,
previdenza sociale, irap e gabelle varie, ho dovuto sborsare più di 19 mila
euro, nel 2007 stessa solfa, solo che nel frattempo ho lavorato di meno.
A
fronte di 18 mila euro di fatturato, gli studi di settore mi "accusavano" di
averne fatturati fra i 36 ed i 40 mila. Ora, in un settore come l'informatica
mi devono proprio spiegare come si fa a fare 18-22 mila euro di nero in un
anno...
In quel periodo di tosatura da parte della tassazione spoliatrice dello stato
italiota però, è successa una bella cosa, ho conosciuto una ragazza romena.
Aiutato dai suoi famigliari nelle formalità burocratiche, ho trasferito la
mia residenza fiscale (ed anagrafica) in quel paese, dove c'è una aliquota
fissa del 16% che mi permette di risparmiare anche qualche soldino,
evidentemente li lavorare e guadagnare non sono due reati da perseguire
fiscalmente.
La Romania sarà quel che sarà, però esporta i lavativi, attira imprenditori
che creano occupazione, capitali ed imprese estere.
L' Italia invece, in perfetta simbiosi, importa zingari, delinquenti,
fancazzisti di ogni risma, ed esporta cervelli, capitali e lavoro.
Chi starà meglio tra qualche anno?
Di queste cose non ne parla nessuno, sono ancora tutti convinti che in italia
si abbia diritto al benessere per decreto divino e che per fare andare bene
le cose basti essere convinti di essere bravi "a fare all' ammore".
Capirà se le chiedo di non riportare la mia firma, qualora desiderasse
pubblicarla fra le lettere dei lettori.
Cordialmente,
Stefano B.
Ma Visco lo fa apposta?
Questo mi chiedo.
Maurizio Blondet
01/02/2008
13.00
Giappone ed 11 settembre
Dottor Blondet,
per riprendere il suo articolo
“Bush e Olmert, ostinatissimi?” metterei nella lista di chi sta iniziando a rompersi le scatole di Israele e degli USA anche il Giappone (si legga anche questo:
www.ynetnews.com/articles/ dal titolo
“Japan fears growing Israeli crime”).
Effettivamente credo ahimè abbia ragionissima a ritenere che l’Europa (l’Italia ai primi posti) sia l’ultima , almeno a livello politico, ad essere rimasta ai tempi della guerra fredda e del piano Marshall ed ai militari USA distribuenti sigarette e cioccolata tra le folle festanti (e le macerie fumanti).
E così dobbiamo continuare a sorbirci TG come quelli del clone Gianni Idiotta: a proposito, lo ha visto quello di oggi su Nasrallah?
Si parlava che il leader di Hezbollah avrebbe minacciato Israele dicendo che
“Sapremo come rispondere se Israele continuerà a violare lo spazio aereo libanese e sequestrare contadini nel sud del Libano”.
E quanto alla situazione a Gaza,
“non accetteremo questa oppressione ai danni del popolo palestinese. Chiedo alla nazione araba di sostenere il loro movimento di resistenza militarmente e finanziariamente per contrastare il massacro di Bush del popolo di Gaza”.
Effettivamente è una grande minaccia: anche se a me pare la difesa da una minaccia (quella israeliana nei confronti del Libano).
L’ordine per i cloni è quello di fare l’equazione: terroristi=Hezbollah=Siria=Iran=Russia.
Buon lavoro
Giancarlo
01/02/2008
11.30
Padoa Schioppa e sovranità
Caro Blondet,
non sarei ottimista come lei riguardo la sovranità nazionale, visto che à vacante dal 1945, e
riguardo il Veneto fin dal 1797.
Come può dirsi nazione un’area geografica (altro non è, oramai) che non può battere moneta, che non possiede la Banca Centrale, che ha svenduto le industrie chiave, e che non può' imporre alcun intervento serio in economia senza avere il permesso dei padroni a Bruxelles?
E non solo, il governo fantoccio post-1945 scodinzola anche dinanzi ai diktat angloamericani che impongono norme morali e sociali come il divieto di fumo, aborto, divorzio, matrimoni gay, e un domani pedofilia legalizzata, controllo della nascite, divieto di ogni pratica religiosa, e di ogni azione anche vagamente nazionalista come esporre la bandiera o perfino di parlare nel proprio dialetto regionale.
Perchè dopo aver imposto l’euro, imporranno anche la loro lingua (inglese?) e le loro leggi (vedasi il mandato di cattura europeo).
Alla luce di questo, non vedo assolutamente differenze tra un odierno Mastella e un vecchio De Mita, un De Michelis, un Fanfani, un Pomicino: tutti frutto del medesimo tradimento badogliano, che è poi una perfetta sintesi dell’Italietta “Franza o Spagna purchè se magna” o del sempreverde “armiamoci e partite”.
Le profetizzo che quando il marciume arriverà anche a Milano, ed è solo questione di tempo,
vedrà con invidia persino la Cina come faro di civiltà e buon governo.
MS
01/02/2008
10.30
Richiesta Informazioni
Gentile Direttore Blondet,
la rngrazio per la sua tenacia nel voler dare un'informazione non schierata
e più aderente ai fatti.
Volevo chiederle un consiglio: premetto che
capisco poco o meglio nulla di economia.
Per me che ho una normale famiglia
di normali quattro persone, che arrivo benino a fine mese, ma giusto giusto,
che ho due centesimi da parte, cosa posso fare - viste le previsioni davvero
fosche del prossimo futuro - per prteggere quel poco che ho e per garantirmi
una zattera per traghettare la mia famiglia attraverso la crisi prossima
ventura?
Le sarei molto grato se volesse rispondermi sul sito e non
privatamente.
Distinti saluti,
Roberto
Io mi occupo di problemi generali, non sono in grado di dare consigli d'investimento.
Tanto più senza sapere a quanto ammontano i "due centesimi".
Direi, fino a 50 mila euro, li metta nel Conto arancio (liquido, con decente rendimento).
Se sono meno, li tenga in cassetta di sicurezza o in cassaforte.
Se sono di più, contatti Eugenio Benetazzo (trova il sito su Internet).
Maurizio Blondet
01/02/2008
09.00
Khazari
Gentile direttore,
invio uno studio genetico che avvalora le teoria sulla
discendenza non "pura" degli odierni usraeliani.
Advanced genetic testing, including Y-DNA and mtDNA haplotyping, of modern
Jewish communities around the world, has helped to determine which of the
communities are likely to descend from the Israelites and which are not, as
well as to establish the degrees of separation between the groups.
Important
studies archived here include the University College London study of 2002,
Ariella Oppenheim's study of 2001, Ariella Oppenheim's study of 2000,
Michael Hammer's study of 2000, and others.
Key findings:
The main ethnic element of Ashkenazim (German and Eastern European Jews),
Sephardim (Spanish and Portuguese Jews), Mizrakhim (Middle Eastern Jews),
Juhurim (Mountain Jews of the Caucasus), Italqim (Italian Jews), and most
other modern Jewish populations of the world is Israelite.
The Israelite
haplotypes fall into Y-DNA haplogroups J and E.
Ashkenazim also descend, in a smaller way, from European peoples such as
Slavs and Khazars. The non-Israelite Y-DNA haplogroups include Q (typically
Central Asian) and R1a1 (typically Eastern European).
Dutch Jews from the Netherlands also descend from northwestern Europeans.
Sephardim also descend, in a smaller way, from various non-Israelite
peoples.
Georgian Jews (Gruzinim) are a mix of Georgians and Israelites.
Yemenite Jews (Temanim) are a mix of Yemenite Arabs and Israelites.
Moroccan Jews, Algerian Jews, and Tunisian Jews are mainly Israelites.
Libyan Jews are mainly Berbers.
Ethiopian Jews are almost exclusively Ethiopian, with little or no Israelite
ancestry.
Palestinian Arabs are probably partly Israelite.
Per approfondimenti ilsito è questo:
www.khazaria.com/genetics.html
Un lettore
ARCHIVIO CONSULTABILE
Lettere archiviate GENNAIO 08
Lettere archiviate DICEMBRE 07
Lettere archiviate NOVEMBRE 07
Lettere archiviate OTTOBRE 07
Lettere archiviate SETTEMBRE 07
Lettere archiviate AGOSTO 07
Lettere archiviate LUGLIO 07
Lettere archiviate GIUGNO 07
Lettere archiviate MAGGIO 07
Lettere archiviate APRILE 07
Lettere archiviate MARZO 07