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Fumo di satana?
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Spettabile redazione EFFEDIEFFE,

vorrei portare alla Vostra attenzione alcune riflessioni in merito alla recente lettera di Mario Palmaro ripresa da diversi siti cattolici. Rispondendo alla lettera del professor Palmaro, il direttore Riccardo Cascioli  apre ad altri contributi, su invito suppongo, e questo mio non invitato che nemmeno è un contributo rischia di essere importuno, ma spero almeno non inopportuno. In realtà Palmaro e Cascioli sono d’accordo su molti punti, e io sono d’accordo con loro, quindi non è in corso un  dibattito, ma solo una pluralità concorde.

La lettera di Palmaro non è lunghissima. Tutti i direttori qualificano così i contributi esterni alla loro redazione, sottacendo che una lettera una tantum non eguaglia mai la mole degli scritti interni che vengono pubblicati con regolare frequenza. Imputare alla lettera di Palmaro (certamente non alla persona di Palmaro) dubbi (o almeno reticenze) sul Capo della Chiesa che è Cristo, è un artifizio retorico tipico di chi anziché l’interlocutore reale ne preferisce uno costruito a propria misura.

Cristo (Gesù Cristo) non è la guida della Chiesa, egli ne è il Capo. Egli ne è Via, Verità, Vita. Ma appunto la Via, in sé perfetta e infallibile, richiede una guida sicura, senza sbandamenti e deviazioni e inversioni. Alla  guida della Chiesa Egli ha messo Pietro con il mandato di “confermare nella fede i fratelli”. Noi crediamo che il Papa successore di Pietro conferma indefettibilmente la Chiesa nella retta Via che è Cristo, mediante il suo magistero indefettibilmente aderente alla Verità.

Ma non tutto è magistero. Se “Il pensiero della Chiesa è quello del Magistero, è quello del Catechismo”, allora è perfettamente giusto non accodarsi agli scodinzolamenti telecomandati mediante una bolla gigantesca di sovraesposizione mediatica. Ditemi che senso ha, ascoltare dal proprio televisore un messaggio lasciato da un chiamante, per quanto autorevole, nella segreteria telefonica di un convento di clausura.  È sbagliato (non da adesso ma da sempre) parlare di “questo Papa”, con curiosità insaziabile per ogni minuzia, con frenetica ricerca di titoli a effetto. E intanto viene oscurato e silenziato “il Papa”, si scambia per magistero ogni starnuto, si scambia per catechismo ogni idea estemporanea.

E quindi gli starnuti e le idee estemporanee diventano le corsie di scorrimento a senso unico per troppi cattolici, di alta e di bassa condizione. Gli autentici cartelli indicatori (magistero e catechismo) della Via maestra, vengono imbrattati e resi illeggibili, sostituiti da indicazioni posticce e artefatte, verso strade senza sbocco o precipizi. È possibile che i cattolici finiscano nel precipizio? Sì, è possibile. Anni fa un aereo di linea precipitò (tutti morirono), perché il comandante aveva permesso che un ragazzino si sedesse al suo posto; egli confidava nel pilota automatico, ma non si accorse che il ragazzino toccando i comandi lo aveva disinserito: l’aereo rimase senza controllo e fu la catastrofe. Il pilota automatico, nella Chiesa, è il Magistero perenne che ci mantiene con sicurezza sulla Via, ma se il comandante permette che chiunque  giochi a fare il pilota, il Magistero perenne viene dimenticato e non ci sorregge più. Noi crediamo che il Papa è il Papa, e gli chiediamo di fare il Papa.  Non una parola di più, non tocca a noi di insegnargli come si fa (non ci chiamiamo Scalfari, e neanche Martini).

Su singole questioni, qualche parere si può esprimere. Do atto alla NBQ dell’assiduità e della chiarezza sui temi collegati alla persona e alla famiglia; e tuttavia lo sforzo maggiore è volto a respingere, sempre meno efficacemente, gli attacchi sempre più massicci e virulenti, che non solo demoliscono a uno a uno i bastioni del cattolicesimo, ma penetrano nelle coscienze stesse di molti fedeli e pastori, e le inquinano e infettano. La chiamata di Palmaro a gridare dai tetti per indignazione, è necessaria, ma Cascioli  chiede “E dopo ?” . Se il grido salirà da singoli testimoni, votati al martirio, impallinati a uno a uno, sempre più isolati, sempre più soli, alla fine nemmeno ci sarà, un dopo.

No, questo non è possibile, l’inferno non può averla vinta sulla Chiesa. Ma le promesse indefettibili di Cristo e del Cuore Immacolato di Maria, non siano comodo alibi per la nostra passività. Se l’argomentazione razionale non ha più presa su uomini che hanno rigettato la ragione, ricorriamo a gesti forti, eloquenti per sé stessi.

La Chiesa dunque smetta di celebrare matrimoni concordatari, in Italia e in tutti i Paesi in cui il matrimonio civile è stato trasformato in altra cosa, incompatibile col sacramento.  Quando fu introdotto il divorzio in Italia, la Chiesa denunziò il vulnus al Concordato, ma lo Stato rispose picche, e la cosa sembrò finire lì. Gli ingenui (tra cui io) pensarono che piovesse, non si aspettavano il diluvio: il divorzio e i matrimoni plurimi e le unioni e disunioni senza limiti non sono più l’eccezione ma la regola, i figli vengono ammazzati, vengono fabbricati, vengono ordinati e rifiutati, vengono scambiati e venduti, la sessualità disordinata viene non solo liberata, ma promossa, ma esaltata, ma sacralizzata. Che cosa ha più a che fare, tutto ciò, con il sacramento del matrimonio ? Quale spettacolo più patetico e ridicolo, del sacerdote che legge dall’altare i 3 articoli del codice civile che non contano più niente, sia nella legislazione sopravvenuta, sia nella percezione e nell’aspettazione comune?

Strappiamo questa finzione di sposarsi in chiesa, solo per avere  un momento più scenografico e più elegante all’interno di una vita che di religioso non ha nulla, tranne qualche residua superstizione. Si sposi in chiesa solamente chi ci crede davvero, e poi la coppia vada in municipio, per altri adempimenti che il codice civile chiama ancora matrimonio, ma che non hanno più niente a che vedere con il sacramento. Oltre alla portata educativa, missionaria, della scelta, un altro positivo effetto della rinunzia ecclesiastica alla funzione impropria di ufficiale di stato civile, sarà la difesa contro la legge civile, che  non potrà più costringere i sacerdoti a adempimenti incompatibili con la coscienza, come tipicamente “la celebrazione del matrimonio omosessuale”.


Giulio Giampietro





 
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